DOMENICA DI PASQUA e San Fedele da Sigmaringen

Atti 1, 1-8a - 1 Corinzi 15, 3-10a- Giovanni 20, 11-18

Cristo è risorto! Ecco la notizia, l’unica e buona notizia! Quella che segna per sempre la storia ed entra nel cuore di ogni esistenza umana. E’ dall’incontro con Cristo davvero risorto che la nostra vita cambia. Se un uomo, che è Dio, è risorto, allora tutto risorge nel nostro cuore, nella nostra mente, nella nostra persona; allora tutto ritorna alla pienezza della vita. La voglia di vivere, che è nel nostro animo, non dipende dalla primavera o da altri fattori contingenti, ma da Gesù Cristo che è davvero risorto. Il Cristianesimo, quindi, si fonda su un fatto inaspettato, ma certo: quel Gesù di Nazareth, che è morto, il terzo giorno è risuscitato. In lui abbiamo la vita nuova e in lui anche noi un giorno risorgeremo. La risurrezione di Gesù è l’evento fondamentale da cui scaturisce tutto il resto: è il cuore che fa sgorgare il senso del nostro credere e del nostro impegnarci in questo mondo bello ma contraddittorio. Nel Risorto crocifisso tutto l’essere umano viene accolto: dolore e gioia, morte e vita, l’esperienza del limite e il desiderio dell’infinito, il tempo e l’eternità. Diamo spazio a Gesù Cristo davvero risorto perché la nostra esistenza sia rinnovata profondamente. Lasciamolo vivere dentro di noi. Cristo risorto ci dà la capacità di amare in un modo gratuito ponendo gesti nuovi e di trasformare ogni nostra situazione come ambito di una vita che va verso la pienezza.
 

Franco Cecchin, “A ciascun giorno la sua Parola - Anno B", pp. 141 e ss., Àncora, Milano

 

 

 San Fedele da Sigmaringen

Sigmaringen, Germania, 1577/8 - Seewis, Svizzera, 24 aprile 1622

 

Lo chiamavano "l'avvocato dei poveri" perché difendeva gratuitamente coloro che non avevano denaro a sufficienza per pagarsi un avvocato. Marco Reyd - il futuro cappuccino fra Fedele - nato a Sigmaringen, in Germania, nel 1578, si era laureato brillantemente in filosofia e in diritto all'università di Friburgo in Svizzera, e aveva intrapreso la carriera forense a Colmar in Alsazia. Più portato ai severi studi filosofici che alle arringhe in tribunale, Marco Reyd accolse con entusiasmo l'invito del conte di Stotzingen, che gli affidava i figli e un gruppo di giovani promettenti perché li avviasse agli studi e alla conoscenza dei problemi del mondo contemporaneo.
Soggiornando per ben sei anni nelle diverse città dell'Italia, della Spagna e della Francia, impartì ai giovani e nobili allievi anche utili ammaestramenti che lo fecero ribattezzare col nome di "filosofo cristiano". Poi all'età di 34 anni, abbandonò ogni cosa e tornò a Friburgo, stavolta al convento dei cappuccini e indossò l'umile saio di S. Francesco. Preposto per la sua saggezza alla guida di vari conventi, mentre copriva l'incarico di guardiano al convento di Weltkirchen gli abitanti della regione ebbero modo di ammirare la sua straordinaria carità e coraggio nell'assistenza ai colpiti dalla peste.
Dalla Congregazione di Propaganda Fide ebbe l'incarico di recarsi nella Rezia, in piena crisi protestante. Le conversioni furono numerose, ma l'intolleranza di molti finì per creare attorno al santo predicatore una vera ondata di ostilità, soprattutto da parte dei contadini calvinisti del cantone svizzero dei Grigioni, scesi in guerra contro l'imperatore d'Austria. Più che scontata quindi l'accusa mossa a fra Fedele d'essere un agente al servizio dell'imperatore cattolico.
Il santo frate continuava impavido la sua missione, recandosi di città in città a tenere corsi di predicazione. "Se mi uccidono - disse ai confratelli, partendo per Séwis - accetterò con gioia la morte per amore di Nostro Signore. La riterrò una grande grazia". Era poco meno d'una profezia. A Séwis, durante la predica, si udì qualche sparo. Fra Fedele portò ugualmente a termine la predica e poi si riavviò verso casa. All'improvviso gli si fecero attorno una ventina di soldati, capeggiati da un ministro, che in seguito si sarebbe convertito. Gli intimarono di rinnegare quanto aveva predicato poco prima. "Non posso, è la fede dei vostri avi. Darei volentieri la mia vita perché voi tornaste a questa fede". Colpito pesantemente al capo, ebbe appena il tempo di pronunciare parole di perdono, prima di essere abbattuto a colpi di spada. Era il 24 aprile 1622. Fu canonizzato nel 1746 da Benedetto XIV.

 

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

26 Luglio 1875, a Kesswil (Svizzera), nasce Carl Gustav Jung, psichiatra, psicoanalista e antropologo. Morirà a Küsnacht (Svizzera), il 6 giugno 1961

Social

newTwitter newYouTube newFB