V^ Domenica dopo Pentecoste e Sant' Antonio Maria Zaccaria Sacerdote

Genesi 11, 31. 32b-12, 5b Ebrei 11, 1-2. 8-16b Luca 9, 57-62

Stiamo ripercorrendo, in queste domeniche dopo Pentecoste, le grandi tappe della storia della salvezza. La prima lettura è una riflessione del popolo di Dio che prende coscienza che il suo essere popolo non nasce dalla propria iniziativa, ma da un intervento di Dio nella storia. Dio ha un piano ben preciso: scegliere un popolo per portare la sua salvezza a tutti i popoli della terra. Dopo una storia di peccato c’è uno spiraglio di luce.

All’universale maledizione (= disgrazia) viene ora contrapposta una altrettanto universale benedizione (= beneficio), che Dio concede a tutte le genti attraverso Abramo e la sua discendenza. La sua migrazione in Palestina fu certamente l’episodio di un movimento migratorio più vasto, verificatosi verso il 1850-1800 a. C..

In questo racconto viene sottolineato un nuovo modo di relazionarsi con Dio, legato all’ascolto della sua volontà. C’è un Dio che parla e c’è un uomo che risponde. L’epistola, tratta dalla lettera agli Ebrei, è approfondimento del contenuto della fede e viene esemplificato dalla vicenda di Abramo, il padre dei credenti. L’autore della lettera mette in evidenza tre momenti della vita di Abramo: la chiamata di Dio a lasciare la sua terra, il dono di una discendenza e la richiesta di sacrificare l’unico suo figlio. L’obbedienza è proprio dare ascolto a quanto viene richiesto.

E’ uscire dalle proprie sicurezze per dare credito alle promesse di Dio. Nel brano del Vangelo, Luca ci presenta tre scene tipiche che rivelano alcune condizioni essenziali per essere veri discepoli di Gesù. Seguire Gesù implica la rinuncia ad ogni forma di sicurezza umana. Il vero discepolo deve ricercare la vita nuova nel mondo nuovo. L’annuncio del Regno non tollera ritardi, rimandi e ripensamenti nostalgici. La rottura con il passato e l’impegno per il nuovo futuro non possono essere se non totali. Seguire Cristo comporta fermezza e costanza.

Da Franco Cecchin, “A ciascun giorno la sua Parola”, pagg. 229 e ss., Ed. Àncora, Milano

 

 

 

Sant' Antonio Maria Zaccaria Sacerdote 

 

Cremona, 1502 - Cremona, 5 luglio 1539

Nasce a Cremona nel 1502. Nel 1524 si laurea in medicina a Padova. Ma poi, tornato a Cremona, decide di spiegare Vangelo e dottrina a grandi e piccoli. Viene consacrato prete nel 1528.

Cappellano della contessa Ludovica Torelli, la segue a Milano nel 1530. Qui trova sostegno nello spirito d'iniziativa di questa signora e in due amici milanesi sui trent'anni come lui: Giacomo Morigia e Bartolomeo Ferrari.

Rapidamente nascono a Milano tre novità, tutte intitolate a san Paolo. Già nel 1530 egli fonda una comunità di preti soggetti a una regola comune, i Chierici regolari di San Paolo.

Milano li chiamerà Barnabiti, dalla chiesa di San Barnaba, loro prima sede. Poi vengono le Angeliche di San Paolo, primo esempio di suore fuori clausura.

San Carlo Borromeo ne sarà entusiasta, ma il Concilio di Trento prescriverà loro il monastero.

Terza fondazione: i Maritati di San Paolo, con l'impegno apostolico costante dei laici sposati. Denunciato come eretico e come ribelle Antonio va a Roma: verrà assolto. Durante un viaggio a Guastalla, il suo fisico cede. Lo portano a Cremona, dove muore a poco più di 36 anni.

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