V ª DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI e San Vincenzo de' Paoli Sacerdote e fondatore

Deuteronomio 6, 4-12; Galati 5, 1-14; Matteo 22, 34-40

In questa quinta domenica dopo il Martirio del Precursore, risuona il comandamento dell’amore lasciato da Gesù ai discepoli quale regola suprema della comunità.

I Lettura. Primo momento: l’iniziativa è del Signore. La rivelazione si compie mediante la Parola, con cui il Signore comunica se stesso e promette la sua fedeltà al popolo. Secondo momento: all’azione del Dio che si rivela, corrisponde il riconoscimento o la resistenza dell’uomo. La vera risposta al Dio che parla è ascoltare, accogliere e vivere la Parola ascoltata. Terzo e ultimo momento consiste nell’incontro fra l’iniziativa di Dio che parla e l’ascolto dell’uomo.

In ciò si manifesta la piena efficacia della Parola. Dove l’ascolto si fa totalmente ospitale davanti al Signore che parla si compie il miracolo del nuovo inizio della salvezza. Vangelo. Nelle scuole teologiche del tempo ci si chiedeva quale fosse il comandamento da porre in testa all’elenco. Per Gesù il comandamento dell’amore di Dio e del prossimo è il centro da cui tutto deriva e che tutto informa e permea.

La novità è che per Gesù il prossimo è chiunque, anche lo straniero, anche lo sconosciuto. Paolo nella Lettera ai Galati parla della libertà. E’ libero chi ama, chi vive nella carità, in cui si riassumono e trovano compimento tutti i comandamenti. E’ come dire che libero è chi vive da figlio di Dio secondo lo Spirito, che è il principio dell’amore, della vita dell’uomo morto al peccato, alla «carne», all’egoismo. E’ lo Spirito di Cristo che ci dà la capacità di amare come Cristo ci ha amato, iscrivendo la legge nel nostro cuore.

Da Franco Cecchin, "A ciascun giorno la sua Parola - Anno A", pp. 291 e ss., Àncora, Milano 2013

 

 

San Vincenzo de' Paoli Sacerdote e fondatore   

 

Pouy, Guascogna, Francia, 1581 - Parigi, Francia, 27 settembre 1660

Nato a Pouy in Guascogna il 24 aprile 1581, fino a quindici anni fece il guardiano di porci per poter pagarsi gli studi. Ordinato sacerdote a 19 anni, nel 1605 mentre viaggiava da Marsiglia a Narbona fu fatto prigioniero dai pirati turchi e venduto come schiavo a Tunisi. Venne liberato dal suo stesso «padrone», che convertì. Da questa esperienza nacque in lui il desiderio di recare sollievo materiale e spirituale ai galeotti.

Nel 1612 diventò parroco nei pressi di Parigi. Alla sua scuola si formarono sacerdoti, religiosi e laici che furono gli animatori della Chiesa di Francia, e la sua voce si rese interprete dei diritti degli umili presso i potenti. Promosse una forma semplice e popolare di evangelizzazione. Fondò i Preti della Missione (Lazzaristi) e insieme a santa Luisa de Marillac, le Figlie della Carità (1633).

Diceva ai sacerdoti di S. Lazzaro: «Amiamo Dio, fratelli miei, ma amiamolo a nostre spese, con la fatica delle nostre braccia, col sudore del nostro volto». Per lui la regina di Francia inventò il Ministero della Carità. E da insolito «ministro» organizzò gli aiuti ai poveri su scala nazionale. Morì a Parigi il 27 settembre 1660 e fu canonizzato nel 1737.

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