DOMENICA DI PENTECOSTE e San Bernardino da Siena

Atti 2, 1-11; 1Corinzi 12, 1-11; Giovanni 14, 5-20

Pentecoste: festa dello Spirito Santo. E’ il dono di Gesù, è il dono per eccellenza del Risorto. Il brano degli Atti degli Apostoli della prima lettura con la frase: «Mentre stava compiendosi il giorno di Pentecoste» vuole indicarci che il dono dello Spirito Santo è il compimento della Pasqua di Cristo. Lo Spirito Santo discende sui discepoli e diventa principio di unità e di comunione nella Chiesa e nel mondo. La dispersione dei popoli - che la Scrittura vede come conseguenza dell’orgoglio degli uomini - con l’effusione dello Spirito Santo si ricompone. L’annuncio del Vangelo è compreso da ciascuno nella propria lingua. Le ”grandi opere di Dio” - avvenute nella morte e risurrezione del Signore - sono destinate a tutti i popoli, come inizio della nuova umanità, animata dall’amore. La Pentecoste è festa della nascita della Chiesa universale.Nel brano paolino odierno, che la Chiesa ambrosiana ci offre in questa solennità, ci viene presentato lo Spirito Santo come principio della fede e della carità nella Chiesa. Per la sua interiore illuminazione è possibile riconoscere Gesù come il Signore, glorificato alla destra del Padre. Come anche per la sua forza unificante e costruttiva i vari doni da lui ricevuti servono all’edificazione della Chiesa. Il principio è il medesimo Spirito di Cristo risorto, che in questa varietà di grazie si manifesta e diviene efficace. Pentecoste significa anche riconoscere questo nella Chiesa e fuori della Chiesa; significa scoprire il proprio carisma e promuovere quello degli altri. Tutti i carismi e tutti i ministeri, essendo per la loro diversità e molteplicità strettamente complementari, devono essere al servizio della Chiesa e del Regno di Dio.

Da Franco Cecchin, “A ciascun giorno la sua Parola – Anno B”, pagg. 174 e ss., Àncora, Milano

 

 San Bernardino da Siena

Massa Marittima, Grosseto, 8 Settembre  1380 - L'Aquila, 20 Maggio 1444

Canonizzato nel 1450, cioè a soli sei anni dalla morte, era nato nel 1380 a Massa Marittima, dalla nobile famiglia senese degli Albizzeschi. Rimasto orfano dei genitori in giovane età fu allevato a Siena da due zie. Frequentò lo Studio senese fino a ventidue anni, quando vestì l'abito francescano. In seno all'ordine divenne uno dei principali propugnatori della riforma dei francescani osservanti. Banditore della devozione al santo nome di Gesù, ne faceva incidere il monogramma «YHS» su tavolette di legno, che dava a baciare al pubblico al termine delle prediche.

Stenografati con un metodo di sua invenzione da un discepolo, i discorsi in volgare di Bernardino sono giunte fino a noi. Aveva parole durissime per quanti «rinnegano Iddio per un capo d'aglio» e per «le belve dalle zanne lunghe che rodono le ossa del povero». Anche dopo la sua morte, avvenuta alla città dell'Aquila, nel 1444, Bernardino continuò la sua opera di pacificazione. Era infatti giunto morente in questa città e non poté tenervi il corso di prediche che si era prefisso. Persistendo le lotte tra le opposte fazioni, il suo corpo dentro la bara cominciò a versare sangue e il flusso si arrestò soltanto quando i cittadini dell'Aquila si rappacificarono.

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