Santissima Trinità e Giuditta e Quirico

Genesi 18, 1-10a-1 Corinzi 12, 2-6-Giovanni 14, 21-26

La solennità della Santissima Trinità si pone, nell’anno liturgico, come festa riassuntiva, come festa che manifesta il volto stesso di Dio che è entrato nella storia, ci ha liberato dal male, ci ha salvato e ci ha reso creature nuove.

Il libro che introduce alla scoperta del vero volto di Dio è Gesù Cristo. Egli è l’unica via al mistero di Dio: è il Figlio che rivela che Dio è Padre e dono di Amore, Vita, Spirito Santo. La prima lettura di questa solennità, tratta dal libro della Genesi, ce ne dà un anticipo, un’allusione.

Dio si fa ospite dell’uomo per rivelare il suo volto. Tre personaggi si presentano ad Abramo: egli li riceve con un unico atto di ossequio. “Ne vide tre, adorò l’Unico”, dicevano i Padri della Chiesa vedendo qui una prefigurazione della Trinità. È nella pienezza dei tempi con il Figlio di Dio diventato uomo che abbiamo lo svelamento del mistero di Dio.

Rientriamo, per questo, nella nostra fede nel Gesù di Nazareth: egli ci svela il vero volto di Dio. Dio Padre manda suo Figlio per donarci lo Spirito santo. “Chi vede me, vede il Padre”. “Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio non per giudicare il mondo, ma perché il mondo abbia la vita e l’abbia in abbondanza”.

Nel Vangelo, che abbiamo ascoltato, Gesù ce lo dice chiaramente: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Chi ama Gesù, osservando la sua parola, viene amato dal Padre, viene visitato da Gesù con il Padre e diventa dimora stabile del Padre e del Figlio. È interessante il termine “dimora” perché richiama nel suo significato profondo il contenuto di un permanere, di una reciprocità di amore e di condivisione.

Questa intuizione giovannea, presa dalla confidenza di Gesù nell’ultima Cena, si approfondisce nella riflessione paolina che abbiamo sentito da Paolo nella Lettera ai Romani: Dio Padre e Figlio e Spirito Santo stanno alla radice dei doni, delle capacità che abbiamo ricevuto per l’utilità comune, per il bene della comunità, di tutta la famiglia di Dio. Il volto di Dio, che Gesù ci ha rivelato, non è un Dio lontano, ma vicino. Dio Padre ha mandato suo Figlio per donarci lo Spirito santo. La Trinità abita dentro di noi per darci la possibilità di vivere la comunione di amore.

Da Franco Cecchin ”A ciascun giorno la sua Parola - Anno C”, pp. 187 e ss., Àncora, Milano

 

GIUDITTA E QUIRICO

Durante la persecuzione di Diocleziano ad Iconio, città della Licaonia (oggi in Turchia) si trovava Giulitta, donna ricca e nobile, la quale era rimasta vedova con un figlio in tenera età, Quirico. Lasciata la sua città e i suoi averi, per sfuggire alla persecuzione, scese con le sue ancelle verso la Seleucia. Ritenne però prudente proseguire per Tarso, nella Cilicia, dove fu raggiunta e fatta arrestare col suo bambino dal governatore romano Alessandro, con l'accusa di essere cristiana.

Sottoposta a lunghi interrogatori per farla abiurare, rifiutandosi di sacrificare agli dei, confessò la sua fede. Una leggenda narra che Alessandro teneva il fanciullo sulle sue ginocchia. Quirico, vista la madre sofferente e sentite le sue parole, si disse anch'egli cristiano e morì scaraventato a terra dal governatore. La madre, pur impietrita dal dolore, restò ferma nella fede. Poi, dopo strazianti torture, fu consegnata al boia per essere decapitata. un altro racconto, però, dice che i due furono arsi vivi ma che i loro corpi, miracolosamente si mantennero intatti.

Il martirio del più giovane martire cristiano con la madre si colloca intorno al 304.

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