I^ Domenica di Quaresima e Giovanni da Fiesole detto Beato Angelico

Isaia 57,21-58,4a; 2 Corinzi 4,16b-5,9; Matteo 4,1-11

Con questa prima domenica di Quaresima iniziamo il nostro cammino di preparazione alla Pasqua di Gesù. Sull'esempio di Gesù siamo chiamati a vivere l'esperienza del deserto, che purifica e guarisce il cuore, lo sostiene di fronte alla tentazione e lo orienta verso la sua Pasqua. La chiesa nella prima domenica di Quaresima ci ripresenta il fatto che “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo”.

Anche noi, in questo periodo, siamo sollecitati ad andare al di là del Giordano, nel nostro deserto, nella terra di confine tra l’essenziale e il superfluo. E il diavolo non è solo un essere spirituale negativo, ma è tutto ciò che porta al male, alla divisione, all’idolatria. La forza del male entra nelle pieghe del nostro io e soprattutto nelle nostre debolezze. Davanti alla tentazione dell’onnipotenza e di bastare a se stessi, Gesù ha proclamato il suo essere figlio di Dio.

Allora ci nasce dentro un’esigenza profonda, che diventa appello: trasformiamo le nostre debolezze, le nostre tentazioni come occasioni di crescita e di maturazione. Questo ci interessa, perché oggi c’è una logica diversa; invece la logica della salvezza è quella che chi vuole salvare la propria vita la deve perdere.

Anche noi siamo invitati a passare dal disagio, che proviamo per i nostri limiti e difetti, alla scoperta che essi possono diventare opportunità per essere migliori. San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi ci suggerisce il fondamento: c’è un “uomo interiore” che non può venire meno, perché è contrassegnato dallo Spirito di Cristo. “ Se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno”.

Trasformiamo le nostre tentazioni come un’opportunità per conoscere noi stessi, per vivere un cammino di ascesi, di dominio di noi stessi: questo non è repressione, ma capacità di orientare i doni che il Signore ci ha dato per realizzare la civiltà dell’amore, per aprirci con docilità al Signore che ancora una volta passa con la sua Pasqua: egli ci libera dal male e ci rende creature nuove.

Da Franco Cecchin, “A ciascun giorno la sua Parola – Anno B”, pp. 105 e ss., Àncora, Milano

 

 

Giovanni da Fiesole detto Beato Angelico 

 

Vicchio di Mugello, Firenze, 1387 - Roma, 18 febbraio 1455

Il beato domenicano Giovanni di Fiesole è meglio conosciuto come Beato Angelico. Esercitò l'arte predicatoria con il pennello, dipingendo moltissimi capolavori tra i quali la celeberrima Annunciazione. Nato alla fine del Trecento - con il nome di Guido - a Vicchio di Mugello, entrò con il fratello Benedetto nel convento di Fiesole. Operò a Firenze, in tutta la Toscana, a San Pietro e nei palazzi vaticani, su invito di Eugenio IV. Morì a Roma nel 1455 nel convento di Santa Maria sopra Minerva, dove tuttora sono conservate le sue spoglie. Giovanni Paolo II l'ha proclamato nel 1984 patrono universale degli artisti.

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