VIª Domenica di Pasqua e Filippo Neri

Atti 21, 40b-22,22 - Ebrei 7, 17-26 -Giovanni 16, 12-22

Partiamo dal brano evangelico: i discepoli di Gesù non possono essere tristi per la sua partenza. Dopo che Gesù sarà ritornato al Padre, verrà lo Spirito Santo. Lo Spirito, oltre a svolgere la funzione di testimone, avrà il compito di essere guida alla verità. La sua azione sarà triplice: far capire ai discepoli ciò che Gesù stesso aveva detto loro; guidarli alla verità tutta intera e annunciare le cose future. Compito dello Spirito santo sarà quello di guidare i discepoli verso e dentro la pienezza della verità, che è la persona di Gesù nel suo mistero di morte e risurrezione. Lo Spirito Santo ci dà la grazia dell’esperienza del Gesù vivo. La “ verità” dello Spirito Santo è il mistero di Cristo nella sua globalità di morte e risurrezione, di ascensione e glorificazione, di vita nuova e di risurrezione dei discepoli. È opportuno insistere sulla realtà mistica della novità cristiana.

Dopo aver parlato del compito dello Spirito santo, Gesù cerca di consolare i discepoli: egli si allontana per poco, ma poi ritornerà. Il ritorno non è limitato alle apparizioni pasquali, ma avrà come risultato la presenza del Salvatore nel cuore dei credenti.

Passiamo al brano degli Atti degli Apostoli: abbiamo ascoltato il primo dei tre discorsi che Paolo ha pronunciato in sua difesa davanti al popolo in Gerusalemme. E’ per un fatto celeste che egli si è convertito alla fede nel Cristo risorto ed è per obbedire al comando di Dio che si è dato alla predicazione ai pagani: “Va’ perché io ti manderò lontano, nelle nazioni”.

E finalmente arriviamo all’altra connotazione essenziale e profonda del Signore Risorto con la lettera agli Ebrei. L’autore sacro dimostra l’insufficienza dell’antica Alleanza. Essa è provata dalla sostituzione del sacerdozio levitico antico con quello secondo l’ordine di Melchisedeck. Questo nuovo sacerdozio è diventato una realtà nella persona di Gesù che ha inaugurato la nuova Alleanza. Così il cristiano può avere nell’efficacia della mediazione di Cristo l’incontro liberante e tonificante con Dio Padre.
Questa funzione sacerdotale di Cristo non ha fine. Abbiamo un perenne accesso a Dio Padre per mezzo di Cristo che rimane sacerdote per sempre e in modo perfetto, in quanto Gesù, il Figlio di Dio diventato uomo, con la sua Pasqua è il ponte tra Dio e l’umanità.

Da Franco Cecchin, “A ciascun giorno la sua Parola - Anno C", pp.163 e ss., Àncora, Milano

 

FILIPPO NERI

Firenze, 1515 - Roma, 26 maggio 1595

Figlio di un notaio fiorentino di buona famiglia. Ricevette una buona istruzione e poi fece pratica dell'attività di suo padre; ma aveva subito l'influenza dei domenicani di san Marco, dove Savonarola era stato frate non molto tempo prima, e dei benedettini di Montecassino, e all'età di diciott'anni abbandonò gli affari e andò a Roma. Là visse come laico per diciassette anni e inizialmente si guadagnò da vivere facendo il precettore, scrisse poesie e studiò filosofia e teologia.

A quel tempo la città era in uno stato di grande corruzione, e nel 1538 Filippo Neri cominciò a lavorare fra i giovani della città e fondò una confraternita di laici che si incontravano per adorare Dio e per dare aiuto ai pellegrini e ai convalescenti, e che gradualmente diedero vita al grande ospizio della Trinità. Filippo passava molto tempo in preghiera, specialmente di notte e nella catacomba di san Sebastiano, dove nel 1544 sperimentò un'estasi di amore divino che si crede abbia lasciato un effetto fisico permanente sul suo cuore.

Nel 1551 Filippo Neri fu ordinato prete e andò a vivere nel convitto ecclesiastico di san Girolamo, dove presto si fece un nome come confessore; gli fu attribuito il dono di saper leggere nei cuori. Ma la sua occupazione principale era ancora il lavoro tra i giovani. San Filippo era assistito da altri giovani chierici, e nel 1575 li aveva organizzati nella Congregazione dell'Oratorio; per la sua società (i cui membri non emettono i voti che vincolano gli ordini religiosi e le congregazioni), costruì una nuova chiesa, la Chiesa Nuova, a santa Maria "in Vallicella". Diventò famoso in tutta la città e la sua influenza sui romani del tempo, a qualunque ceto appartenessero, fu incalcolabile.

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