Lecco, 20 aprile 2018   |  

Volontariato sociale in Germania con Caritas, l'esperienza di Irene

Anche quest'anno Caritas Ambrosiana propone a due giovani di età tra i 18 e i 26 anni un'esperienza di incontro e servizio nella Regione di Baden -Württemberg.

irene bettega

Caritas Ambrosiana in collaborazione con Caritas Rottenburg -Stuttgart propone a due giovani di età tra i 18 e i 26 anni un'esperienza di incontro e servizio nella Regione di Baden -Württemberg.

Nella graziosa cittadina di Schramberg, in un complesso che ospita una scuola per bambini/e con disabilità, i giovani saranno impegnati in attività di sostegno e assistenza a bambini disabili, partecipando anche alle attività sportive e extra curriculari, come gite ed escursioni.

Lavoro full time (36-38 ore settimanali), partecipazione alle attività formative, un livello di conoscenza del tedesco almeno B1. Viene offerto alloggio gratuito, 360€ per spese varie, assicurazione, corso di lingua tedesca durante il soggiorno.

La proposta è rivolta a cittadini dell'Unione Europea, 11 mesi a partire dal 15 settembre 2018. Per ricevere maggiori informazioni tel. 02 76037 231 - e-mail volontariato@caritasambrosiana.it

Le candidature dovranno essere inviate entro e non oltre il 31 maggio 2018.

Attualmente sta vivendo questa esperienza Irene Bettega, giovane della parrocchia di Castello (Lecco). Questa la sua testimonianza per il sito di Caritas Ambrosiana:


Dare, ricevere. Imparare, conoscere. È da settembre che mi trovo ad Heiligenbronn e non posso fare a meno di sorridere ripensando a tutto ciò che ho vissuto in questi mesi. Ormai qui mi conoscono tutti, sono Irene “la ragazza italiana che lavora a scuola”. Io amo stare con i bambini e adoro la lingua tedesca. Perfetto. I bambini di cui mi prendo cura, con cui gioco, scherzo, rido e apprendo sono ormai diventati parte della mia quotidianità e posso considerarli come fratelli o sorelle più piccoli.

È sorprendente la rapidità con cui, sin dal primo giorno in cui sono entrata a scuola alla Stiftung St. Franziskus e mi sono presentata, si sia creato un legame di sincerità e complicità. Io italiana, loro tedeschi. Io posso vedere, ascoltare voci, rumori e suoni, parlare e dialogare, loro per qualche “strana” malattia o disabilità - il cui nome pronunciato in tedesco incute quasi timore - non ne hanno completamente la facoltà. Non avendo mai avuto direttamente a che fare con il mondo delle disabilità all’inizio ero estremamente curiosa di venirne a conoscenza, ma ammetto anche di essere stata piuttosto spaventata. Non avevo assolutamente idea di cosa mi attendesse e mi chiedevo se sarei stata all’altezza di svolgere e di entrare nel mio ruolo. E inoltre si poneva anche la difficoltà linguistica del tedesco.

Preoccupazioni lecite, ma superflue: ho scoperto e sto scoprendo, giorno dopo giorno, quanto in realtà sia semplice comunicare e interagire con dei bambini che parlano in una lingua diversa dalla mia e che hanno delle difficoltà dovute, purtroppo, alla loro disabilità. Qui ad Heiligenbronn ognuno può essere “ciò che desidera” e “come desidera”. Lezioni di tedesco, inglese, matematica, sport, nuoto, cucina, tecnica… Tutti possono imparare qualcosa, nessuno viene escluso o lasciato in disparte, qualunque sia la disabilità. Essa infatti non è un ostacolo, ma un punto di partenza per costruire qualcosa.

Qui ad Heiligenbronn ogni bambino è importante. Maestri, educatori, collaboratori e volontari cercano di strutturare un percorso scolastico ed educativo ad hoc, conoscendo i limiti, le debolezze e le capacità del bambino. Tutto ciò è reso possibile grazie alla fiducia riposta in ogni persona che collabora presso la Stiftung. La struttura è all’avanguardia e ogni persona che lavora impiega mente e cuore al massimo per permettere al bambino di vivere la scuola e l’apprendimento con serenità. Qui ad Heiligenbronn tutti sono all’altezza, nessuno viene escluso. Ad ogni bambino a scuola si forniscono le basi per poter affrontare un mondo che cambia e che spesso e purtroppo tende a lasciare indietro chi non è capace o chi non è al 100% delle proprie possibilità. Cieco, sordo, muto… non importa. C’è sempre un modo per imparare le tabelline, per conoscere e memorizzare i verbi in tedesco, per imparare a lanciare la palla in aria e riprenderla al volo.

Era un venerdì pomeriggio autunnale, stava per incominciare la lezione di “Natura e Cultura”. La maestra a cui dovevo fare da tutor durante la lezione mi chiese di trovare un modo per spiegare ai due bambini ciechi della classe il cambiamento dei colori delle foglie in autunno. Io rimasi interdetta… come si poteva spiegare ciò a qualcuno che non può vedere i colori? Forse i bambini ciechi un’idea di cosa potesse essere un colore se la erano creata con il tempo… ma quale idea? Forse avrei potuto provare con i sentimenti. Ogni sentimento associato ad un colore. È strano, di solito accade il contrario. Chi riesce a vedere associa ad ogni colore un sentimento. Ma anche il procedimento inverso con i bambini ciechi ha funzionato. Loro imparano attraverso i racconti, attraverso la voce e le parole. Si fidano di quello che gli viene spiegato. Da loro che non vedono, a mia volta, io stessa imparo a “guardare oltre” ciò che riesco a vedere alla ricerca di una diversa prospettiva.
 
Irene Bettega
Heiligenbron, aprile 2018

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