Bulciago, 28 settembre 2020   |  

Voglia di Oratorio per riprendere esperienze, giochi e relazioni

di Italo Allegri

Domenica 27 settembre Festa dell’Oratorio per la Comunità Pastorale Maria Regina degli Apostoli, che comprende le parrocchie di Barzago, Bevera e Bulciago. Santa Messa solenne in mattinata nell’oratorio di Bulciago molto partecipata: ragazzi, famiglie, corali e catechisti che hanno ricevuto il mandato. Nel pomeriggio la festa con il gioco «A occhi aperti», slogan dell’Anno Oratoriano 2020-2021.

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È ricco di entusiasmo il colpo d’occhio che si estende sconfinato avvolgendo l’ampio cortile dell’oratorio di Bulciago, colmo di ragazzi, giovani e adulti, interi nuclei familiari, tutti rispettosi della debita distanza di un metro con il volto protetto dalla mascherina, domenica 27 settembre alle ore 11.00. Ma è anche un orizzonte di speranza perché dopo il rigoroso confinamento di alcuni mesi fa, ora c’è la possibilità di incontrarsi: anche se con qualche precauzione. Speranza che il peggio del periodo pandemico sia alle spalle e si possa guardare al futuro con maggior fiducia e serenità, anche se la battaglia non è ancora conclusa completamente. Speranza anche perché il cortile dell’oratorio di Bulciago contiene il cuore pulsante della Comunità Maria Regina degli Apostoli, che unisce nella comunione ecclesiale le comunità delle parrocchie di Barzago, Bulciago e Bevera: ragazzi, adolescenti, giovani, famiglie, corale interparrocchiale e il nutrito gruppo di catechisti.
Dopo tre domeniche nelle quali ciascuna parrocchia ha celebrato la propria Festa patronale, oggi al centro della festa ci sono loro: i ragazzi, perché la Messa solenne presieduta dal vicario parrocchiale padre Stephen e concelebrata dal parroco don Giovanni Colombo, è quella di apertura delle attività oratoriane, come rammenta il parroco nell’introdurre la celebrazione, ricordando che lo slogan che accompagnerà il cammino formativo dell’anno 2020-2021 è «A occhi aperti». Infatti, a ogni bambino all’ingresso dell’oratorio è consegnato un grazioso artefatto paio di occhiali: strumento che nella sua funzione migliora la qualità visiva di ciascuno.
Sul margine del cortile è posto, al centro, l’altare in corrispondenza del passaggio centrale, poi tante file ordinate a destra e a sinistra. Sul lato sinistro del celebrante i chierichetti, le corali unificate e, sul margine destro, i catechisti. Clima di raccoglimento, di preghiera e gioia manifestata nel canto e la predica diventa un dialogo tra il parroco e i bambini che occupano le prime file di sedie innanzi all’altare.
Il brano evangelico è quello dei discepoli di Emmaus che a tavola con Gesù aprono gli occhi e lo riconoscono. «Il motivo per cui anche noi questa mattina siamo qui a celebrare questa eucaristia, a iniziare questo anno di oratorio, di esperienze speriamo belle, vere, insieme, divertenti e impegnative con grandi e piccoli, adolescenti, famiglie e bambini; noi speriamo che sia davvero questa esperienza, l’essere qui oggi, perché i nostri occhi siano aperti». Mentre i discepoli discutono con l’estraneo che è con loro, costui «scalda i loro cuori, si ferma a casa loro a mangiare e, quando spezza il pane, riconoscono nell’estraneo Gesù».
«Io penso che tutta questa esperienza strana che ci ha tenuto in casa un po’ di tempo – continua don Giovanni – e le modalità odierne di stare insieme ci abbia insegnato qualcosa: ci faccia aprire gli occhi. Provate a sorridere! Se togliete la mascherina vedete che sorridete, però sono convinto che i vostri genitori riconoscono il vostro sorriso anche se il viso è coperto dalla mascherina: perché vi conoscono troppo bene, anche quando combinate qualcosa».
Ciò che conta allora, con o senza mascherina, è che impariamo a vedere gli altri e a conoscerli non solo per il volto o il vestito che indossano, ma a «conoscerli nel cuore, allora riusciamo a scoprire quello che vivono». «A occhi aperti» quindi Gesù ci insegna «ad andare oltre quelle che sono le apparenze». La mascherina «che nasconde qualche cosa, in realtà il bello dello stare insieme è quello di conoscersi in profondità, tutti: le cose belle, le capacità, le doti personali di ciascuno».
Don Giovanni auspica che l’oratorio diventi «un po’ una casa, dove partecipare e conoscersi gratuitamente, incontrarsi, stare insieme, giocare, parlare, entrare in una bella relazione gli uni con gli altri, togliendo non le mascherine che ci impediscono di ammalarci, ma le maschere che ci rendono tutti uguali e far emergere il più bello che c’è dentro ciascuno di noie e togliere tutti i pregiudizi che non ci fanno vedere bene le persone».
Il secondo pensiero riguarda la distanza di un metro, caratteristica di questo periodo, quasi dovessimo essere intoccabili. Però ogni tanti «ci viene voglia di darci la mano, di abbracciarci, ma il metro di distanza è utile e necessario, tuttavia ci aiuta a riscoprire lo stare insieme, a cercarci, a mostrarci affetto, amicizia e a rinsaldare i legami che viviamo». E se anche adesso non possiamo scambiarci il gesto della pace «dobbiamo inventare un po’ di modi per farci capire che ci vogliamo bene: ci si tocca il gomito; ma deve esserci il desiderio di stare insieme a giocare».
I bambini della Scuola materna sono contenti «perché sono tornati a stare insieme e penso che anche a voi delle elementari piaccia andare a scuola! Giusto». La risposta è un sommesso e languido «no… ». E riprende il don Giovanni «Magri non vi piace perché ci sono i compiti, le maestre, ma vi piace restare insieme tra di voi?». E questa volta la risposta è un «si…» convinto e totale!
La terza riscoperta di questo covid è che ci ha insegnato a provare la febbre: «quante volte la provate in un giorno?». Risposta: «centomila volte!». Ulteriore domanda: «e dobbiamo essere caldi o freddi?». In coro: «freddi, perché se no è un guaio; a 37,0 la mamma si spaventa». Il nostro cuore invece come deve essere: «freddo o caldo?». Unanime la risposta: «caldo». Il cuore di chi incontra Gesù come questi discepoli di Emmaus diventa ardente.
Terzo desiderio è che il nostro cuore incontrando Gesù diventi un cuore ardete che brucia per lui e per gli altri, così che possiamo sorriderci, stare insieme e iniziare questo anno «A occhi aperti», i desideri aperti per Gesù e per gli altri.
All’offertorio tutti i ragazzi hanno depositato ai piedi dell’altare i loro occhiali, quindi prima della benedizione i catechisti si sono disposti intorno all’altare a semicerchi e, davanti al parroco don Giovanni e il vicario padre Stephen, hanno ricevuto il Mandato; a seguire la recita della Preghiera dell’Educatore, benedizione solenne, canto finale e mega selfi dei celebranti con i chierichetti e tutta l’assemblea.
Nella impossibilità di pranzare insieme i ragazzi sono tornati in famiglia e ripreso la festa nel pomeriggio con divertenti giochi «Ad occhi aperti», condotti nelle vie di Bulciago insieme alle loro famiglie alle ore 14.30, quindi merenda, preghiera alle ore 16.30 e conclusione della giornata con il lancio dei palloncini.

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