Como, 08 luglio 2020   |  

Vite digitali. Comportamenti umani e sfide della rete

di Gabriella Stucchi

“Aperti alla speranza per affrontare con creatività e audacia i processi del nuovo mondo digitale”.

Vite digitali

Nell’Introduzione l’autore Giovanni Del Missier, teologo moralista, docente all’Accademia Alfonsiana di Roma e professore invitato nelle Pontificie Università Lateranense, Gregoriana e Urbaniana, spiega lo scopo del libro. Esso consiste nell’aiutare l’uomo moderno, coinvolto nell’era digitale, a vivere con consapevolezza la sfida epocale per l’etica, chiamata a interrogarsi sulle condizioni di possibilità attraverso cui l’umanità si possa realizzare o vada perduta.

L’autore parte dalla constatazione che l’evoluzione verificatasi con l’avvento del web 2.0 ha reso possibile una condivisione di esperienze e conoscenze, sia a livello di comunità, sia dell’intera umanità. Questa relazione mediatica ci permette di scambiare esperienze personali e di elaborare nuove forme di conoscenza cooperativa, con un profondo significato teologico, in quanto permette di rispondere alla chiamata di Dio di porci “esseri in relazione” (siamo creati a immagine e somiglianza di Dio, il Dio della comunicazione e della comunione).

A questo punto l’autore volge l’attenzione verso coloro che, nel mondo intero, non possono accedere alla rete a causa del basso reddito familiare e delle situazioni socio-politiche sfavorevoli. L’impegno prioritario è quindi eliminare le condizioni che impediscono l’uguaglianza effettiva in campo tecnologico e mediatico, anche per favorire una convivenza pacifica e solidale tra Nord e Sud del mondo.

Sono poi da considerare le modalità con cui si realizzano le relazioni umane in rete, ad esempio sul piano del linguaggio, che incide sul modo di pensare e valutare.

Inoltre la mancanza della voce può generare diversi sentimenti: emozioni, divertimento, ma anche aggiunta di immagini personali, di inclinazioni che spesso superano la prudenza e la riservatezza. Da qui la frequente perdita di consapevolezza nell’uso del digitale, che propone una rappresentazione dell’incontro interpersonale e mai l’evento in sé e non è in grado di riprodurre la presenza di un’altra persona in tutto il suo spessore esistenziale. L’essere umano non è mai riducibile all’informazione, per quanto dettagliata. Per una rinnovata comprensione della comunicazione, intesa come prossimità e reciprocità che ci accomuna tutti, l’autore auspica che si promuova, nella rete e fuori di essa, una cultura dell’incontro, dell’accoglienza dell’altro e dell’integrazione delle differenze.

Nel II Capitolo l’autore mostra che al profilo personale che si crea sui social network per interagire con gli altri, mancano il contorno socio-culturale e le istituzioni tradizionali. I confini personali diventano liquidi, confondendo realtà e apparenza, presenza e assenza, interiorità ed esteriorità. Le personalità plasmate da questo contesto risultano superficiali e omologate, sensibili alle logiche del mercato. Questo è presente soprattutto nei giovani. I media digitali ci rivelano che viviamo in un universo “caotico”, in cui ci sentiamo disorientati. Occorre perciò cercare riferimenti trascendenti rispetto allo scenario mondano, rileggendo in una prospettiva rinnovata il nostro rapporto con il mondo e la vita, uscendo dall’illusione dell’autosufficienza per aprirsi all’esperienza della fede. E’ indispensabile educare al pensiero critico e proporre percorsi di autoformazione ai valori, al fine di equilibrare l’ecosistema della comunicazione, donando spessore all’ascolto e autenticità al dialogo tra le persone.
Si realizza così un costante e attento discernimento riguardo alle scelte operate sul web che, opportunamente gestite, possono condurre al benessere autentico e duraturo.

L’autore mette poi in guardia dai “cookies” che scarichiamo più o meno inconsapevolmente e da tutti i dati che riveliamo interagendo con gli altri utenti. La rete così ci consegna una distorsione della realtà e ostacola l’assunzione di atteggiamenti critici, obiettivi e pluralisti. Le informazioni vengono poi diffuse e possono sfociare nella violenza.
Un altro fenomeno è la “disintermediazione”, cioè l’accesso diretto alle informazioni disponibili in rete senza il filtro di testate o agenzie di stampa. Così è difficile stabilire ciò che è vero e ciò che è falso; le “fake news” attirano l’attenzione e suscitano reazioni violente, quali ansia, disprezzo, rabbia, frustrazione, con manipolazione dell’opinione pubblica.

Da qui l’urgenza di contrastare il fenomeno delle “fake news” attraverso l’elaborazione di regolamentazioni giuridiche e da parte degli utenti il costante discernimento del modo con cui si usano i media. E’ quindi essenziale educare all’amore per la verità.

L’autore prosegue evidenziando che è indispensabile “ricostruire un rapporto di fiducia tra politici e cittadini comuni”, recuperando i legami di appartenenza alla comunità, suscitando un confronto pubblico e un coinvolgimento reale, diffondendo informazioni equilibrate ed elaborando soluzioni condivise e realizzabili. Si tratta di riproporre la politica come “civismo autentico, impegno concreto”, attraverso le dinamiche della rete per promuovere una visione condivisa del bene comune. Con lo sviluppo di reti interattive tra presenza reale e contatto virtuale si può recuperare il contatto con i territori, mettendosi in ascolto, cercando risposte per i cittadini in tempo reale. Ciò richiede di coinvolgere le “frange estreme” e un ripensamento delle strutture dei partiti perché possano gestire le sfide complesse del mondo contemporaneo, rendendo il cittadino da utente passivo ad agente di cambiamento.

Questo si può raggiungere con il dialogo e la comunicazione costruttiva, con la “cultura dell’incontro”, in cui sono inseriti quanti intendono edificare una casa comune umanamente abitabile, fisico e digitale insieme.

Nell’ultimo capitolo l’autore, citando numerosi passi di Ratzinger, conclude che rendendo potenzialmente possibile la connessione di tutti i soggetti pensanti, resi consapevoli, si può giungere al compimento di quella convivialità di differenze annunciata a Pentecoste che si compie nel reciproco dono di sé.

Nel libro l’autore in forma chiara sottolinea la necessità di un uso responsabile e libero del digitale, ed indica le modalità con cui ogni singolo deve essere formato per ciò che le nuove tecnologie comportano.

Giovanni Del Missier “Vite digitali” – EDB – euro 9.50

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