Lecco, 02 novembre 2018   |  

Virginio Brivio: l'addio a Mauro Panzeri e Giovanni Fazzini

"La coincidenza delle loro morti e dei loro funerali sembra il segno di un cammino che si è concluso, scandito da un’età anagrafica molto prossima".

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Virginio Brivio, sindaco di Lecco, ricorda le figure di Mauro Panzeri e Giovanni Fazzini.

Nei giorni dedicati ai defunti, capita che due amici ci lascino. E non parlo solo del piano personale perché Mauro Panzeri e Giovanni Fazzini sono stati protagonisti della vita politica del nostro territorio in anni che ci sembrano lontani ma che hanno segnato lo sviluppo e il progresso di quella che poi è diventata la Provincia di Lecco.

Due esponenti della Democrazia Cristiana degli anni d’oro, il primo sindaco di Valmadrera e impegnato in diversi enti e realtà, il secondo sindaco della sua amata Premana, presidente della Comunità Montana della Valsassina, consigliere provinciale a Como e Lecco, dove ricoprì anche la carica di presidente del consiglio quando il sottoscritto era presidente, nonché presidente di Silea in anni di trasformazioni societarie importanti per coinvolgere tutti i comuni della provincia.

Il tempo ha sbiadito forse il loro ricordo, ma non l’impegno e l’azione. Due modi diversi di concepire la politica, l’uno più devoto, l’altro più laico, ma entrambi assai sensibili e operosi anche in campo sociale, favoriti da un clima nel quale il rispetto per l’avversario anche interno prevaleva sul rancore quando anche non sull’odio.

La coincidenza delle loro morti e dei loro funerali sembra il segno di un cammino che si è concluso, scandito da un’età anagrafica molto prossima.

Nel saluto alle figure pubbliche, non può mancare il cordoglio per le famiglie che lo piangono e per le quali erano stati insostituibili punti di riferimento. È questa una ragione in più per quella commemorazione dei defunti che ha una dimensione religiosa e una civile, nella concezione che proprio quando si è in vita occorre nutrire la cultura dei morti, evitando accuratamente che diventi un culto.

Ciascuno di noi ha la sua sfera privata di affetti, sentimenti, ricordi e le sue forme per commemorare e pregare i propri cari: una città non vive senza memoria e le tombe visitate in queste ore e i fiori depositati copiosi non devono fermarsi a un addobbo formale, bensì suggerire una riflessione che ci renda più attenti al valore della vita, passando anche dall’esperienza di chi ci ha lasciato.

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