Lecco, 23 febbraio 2019   |  

A 50 anni dalla tragedia, Brivio: "Grande attenzione per il San Martino"

Il commento del Sindaco: interventi da poco conclusi a Rancio e in località Pradello, dove sono state realizzare le opere di manutenzione straordinaria delle reti paramassi

virginio brivio settembre 2017

Virginio Brivio, sindaco di Lecco, interviene ricordando i 50 dalla tragedia del San Martino.

Un anniversario tragico, quello che cade nella giornata di domani e che riporta Lecco a quella notte di 50 anni fa, a quel maledetto sabato grasso del 1969 in cui una frana si staccò dal monte San Martino, causando la morte di ben 7 persone. Quel tragico evento accentuò la paura che la montagna, richiamata dall’Abate Stoppani ne “Il bel Paese” e dallo stesso Alessandro Manzoni, potesse per davvero segnare il destino della fascia urbana sorta ai suoi piedi.

Da allora infatti abbiamo guardato al San Martino con ancor più attenzione, la “missione” amministrativa divenne quella di ingabbiare il monte marcio e di costruire un vallo che, letteralmente, “parasse” i massi che incombevano minacciosi.

In questo trovo doveroso riconoscere il ruolo e l’impegno del compianto onorevole Vittorio Calvetti, relatore della legge per il San Martino e, insieme, della salvaguardia dei Sassi di Matera. Inoltre chi governò il Comune dopo quegli anni (il Sindaco di allora era Alessandro Rusconi) si trovò ad affrontare le varie fasi di un’opera e di un cantiere sempre aperto.

Un’attenzione, quella per il San Martino, che in questi anni è tutt’altro che venuta a mancare e che ha portato, fra le altre cose, agli interventi da poco conclusi a Rancio e in località Pradello, dove sono state realizzare le opere di manutenzione straordinaria delle reti paramassi presenti e sono state posizionate nuove installazioni a protezione della caduta massi. 1,2 milioni di euro stanziati, la proficua collaborazione di Comune e Regione che ha finanziato i lavori, e la determinazione di chi sa che la prevenzione, in questo ambito, è tutto.

I lavori, iniziati il 7 giugno 2018, sono proseguiti ininterrottamente per tutta l'estate e sono terminati a gennaio. Toccherà ai prossimi amministratori ricordarsi sempre (e non ho il minimo dubbio che lo faranno) che il monte è geologicamente fragile e che la vigilanza deve essere sempre attenta e lungimirante.

Oggi possiamo dire che ogni respiro del San Martino è monitorato - in collaborazione con il Politecnico di Milano Polo di Lecco - e che non è più un pericolo per i lecchesi che, anzi, lo frequentano con cadenze persino quotidiane. Va inoltre da sé che il San Martino per la sua natura, l’effetto simbolo che ha non solo per i lecchesi e anche per quella tragedia umana, non è mai stato terreno di scontro politico.

Un monte tenuto bene, salvaguardato e assistito sul piano ambientale, anche grazie all’azione instancabile di gruppi di volontari che, con un occhio ai boschi e un altro alla Cappelletta che guarda Lecco dall’alto, permettono di considerare il San Martino come una bellezza ed una risorsa della nostra terra.

Ma, sul fronte della prevenzione, gli ambiti di intervento non mancano e non si limitano al rischio di cedimenti a cui la montagna ci ha purtroppo abituato. La prevenzione dei fenomeni di dissesto idrogeologico è materia complessa, alla quale ci dedichiamo da tempo anche in partnership con una realtà presente sul nostro territorio, in grado di distinguersi per innovazione a livello nazionale e oltre i confini italiani.

Parlo del Politecnico di Milano e colgo questa nefasta occasione per ricordare anche un altro progetto di monitoraggio condiviso con la Provincia di Lecco, finanziato da Fondazione Cariplo e dedicato ai torrenti di Lecco.

Mi riferisco all’ormai nota sperimentazione dei cosiddetti “sassi gialli”, pietre prelevate dal torrente Caldone, implementate con dei transponder RFID e ricollocati negli alvei per studiarne i movimenti e raccogliere preziose informazioni sulle dinamiche collegate con il trasporto dei solidi. Questo permette di ricostruire dei modelli di comportamento applicabili nella prevenzione delle esondazioni che si verificano in città in concomitanza di eventi meteorologici intensi.

Un lavoro costante, continuo, silenzioso e dietro le quinte, quello collegato con la prevenzione dei fenomeni naturali potenzialmente pericolosi per l’incolumità della nostra comunità. Un lavoro che non ci stancheremo mai di promuovere e sostenere, perché eventi come quello del febbraio 1969, non abbiano a ripetersi.

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