Lecco, 10 febbraio 2018   |  

Valmadrera: il decennale della morte di Peppino Dell'Oro

Il ricordo di Antonio Rusconi: la memoria rappresenta invece un impegno fattivo perché quel seme gettato porti frutto

peppino delloro

Il tempo inesorabile rischia di trascinare nei ricordi le vicende, le persone, le associazioni che hanno contribuito a costruire, realizzare un’iniziativa importante in una comunità e a dieci anni dalla scomparsa di Giuseppe “Peppino” Dell’Oro, mi sembra giusto “rendere conto”, restituire il valore di un’amicizia e soprattutto di un impegno fondamentale per il Centro di Formazione Professionale “Aldo Moro”, otto anni passati insieme con gli stessi obiettivi.

Il ricordo, significa riportare al cuore, ma talora rammenta soprattutto una nostalgia, il dolore di una perdita, segnala un rimpianto, la memoria rappresenta invece un impegno fattivo perché quel seme gettato porti frutto, perché il suo lavoro, la sua testimonianza parli ancora ai giovani di domani.

Peppino Dell’Oro arrivò alla Scuola Professionale di Valmadrera nel 1977 chiamato da don Enzo Locatelli per dare avvio ai corsi professionali per idraulici: era Presidente del settore termoidraulica dell’Unione Artigiani di Lecco di cui era anche Vicepresidente.

Nel 1978 vi fu il trasferimento nella nuova attuale sede, la costruzione del nuovo capannone, le difficoltà economiche della scuola sopravvenute all’improvvisa grave malattia del Parroco don Giulio Parmigiani.

Dal 1 ottobre io ero diventato un giovane e “spaventato” nuovo segretario economo del Centro di Formazione Professionale “Aldo Moro”: come responsabile, lui e tutti gli insegnanti teorici e pratici del gruppo idraulici riversavano nelle esauste casse della scuola i loro stipendi appena ottenuti (ricordo tra gli altri Severino Rusconi, Turla, Fumagalli, Maggi, Santolini, ecc.) perché servissero per acquistare nuove attrezzature per i ragazzi.

Per parecchi anni lui e altri del gruppo idraulici, con i contributi offerti alla scuola di fatto lavorarono gratuitamente.

Di quel tempo ricordo pure le visite delle classi alle ditte più prestigiose del settore per più giorni: per me fu un’esperienza straordinaria, una vera alternanza scuola/lavoro, un incontro effettivo con il mondo del lavoro.

Ho conosciuto Peppino anche da un punto di vista personale: aveva la passione della caccia in comune con mio papà, era un imprenditore di valore a Lecco e nel territorio ma di grande semplicità e umanità: generoso, disponibile ma senza mai esibirlo, quasi fosse un dovere, con valori essenziali, fondamentali e chiari: la famiglia e il lavoro.

E poi ho conosciuto Peppino nell’ultima parte della sua vita, quando a lui, così pieno di vita e di impegni è toccata la prova della sofferenza, il destino di Giobbe, la prova del dolore, pur circondato dall’affetto di tutti i suoi cari.

E neppure in quelle condizioni ha rinunciato a interessarsi della ditta, della sua comunità, lui che si sentiva orgogliosamente e profondamente valmadrerese.

Due anni fa la Scuola Professionale “Aldo Moro” lo ha giustamente ricordato, riconoscendo il suo contributo fondamentale per l’avvio dei corsi per idraulici.

Nell’occasione del decennale una Santa Messa sarà celebrata nella Chiesa dello Spirito Santo a Valmadrera, giovedi 22 febbraio p.v. alle ore 20.15. Durante la funzione suonerà il sax la nipote Irene con il Maestro Rocco Filippo.

Alla moglie Vanna, ai figli, ai nipoti, rimane il patrimonio di una vita intensa, con la consapevolezza di quel verso di Borges: “Nessun uomo muore veramente finché rimane una persona che continua a volergli bene”.

Grazie ancora Peppino.
Antonio Rusconi

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