Lecco, 06 novembre 2019   |  

Uscire allo scoperto

di Gabriella Stucchi

“Il libro intende renderci sensibili agli impulsi del nostro cuore che vogliono «uscir fuori»”. Così scrive l’autore Mauritius Wilde, teologo, monaco benedettino priore di S. Anselmo a Roma.

Uscire allo scoperto

“Mostrare la propria fede” è il primo punto di quello che l’autore definisce “viaggio”, per intraprendere il quale è bene essere accompagnati (Gesù invia i settantadue discepoli a due a due) per manifestare meglio il suo amore e portare la pace in ogni casa, con sobrietà (Gesù dice di non portare borsa, né sacca né sandali), rendendo grazie a Dio se la testimonianza ha buon esito. Non sempre però questo si verifica: nel cammino si possono verificare anche dubbi sui contenuti di fede o di morale di cui si parla. Questo però non deve scoraggiare, essendo consapevoli che dobbiamo essere i primi a convertirci e ad imparare: importante è che la testimonianza sia supportata dalla speranza e dall’amore.

L’autore prosegue sottolineando il valore del silenzio e della preghiera, ricorrendo all’immagine dei monasteri oggi meta di molti pellegrinaggi. Dal silenzio si impara ad ascoltare, che è la premessa per incontrare le persone con rispetto e amore, cercando di evidenziare gli aspetti più significativi per rapportarci con gli altri.
Da qui l’”evangelizzare”, cioè uscire da se stessi per andare verso le periferie (papa Francesco) non solo geografiche, ma anche esistenziali: quelle del dolore, dell’ingiustizia, dell’assenza di fede, di ogni forma di miseria. Questo comporta anche un’attenzione particolare per gli stranieri (come Gesù mostra più volte nel Vangelo)con cui, se ben vissuta, si realizza l’”inculturazione”, che è un arricchimento reciproco dal punto di vista spirituale e sociale.

Nel capitolo successivo si indicano gli atteggiamenti con cui la testimonianza di fede può essere trasmessa: stima reciproca, interesse gli uni per gli altri, pazienza, franchezza, consapevoli che lo Spirito Santo ispirerà le parole e i toni giusti al momento giusto. Può essere utile anche esprimere racconti della propria vita, come la storia della propria “conversione” o della “vocazione”. Se li presentiamo con sincera semplicità, magari collegati con un versetto o un brano evangelico, risultano esaltanti e stimolanti per chi li ascolta, soprattutto se sono espressi nella loro lingua.

L’autore dedica un intero capitolo al valore “missionario” che può avere un monastero. I monaci, pur con l’osservanza della loro regola di vita, sono aperti al dialogo con tutti, con tutte le confessioni cristiane. Con la liturgia e l’orante contemplazione della Sacra Scrittura esprimono una testimonianza silenziosa, ma efficace per chi li frequenta.

L’autore mette poi in guardia dal desiderio, da parte del missionario, di “salvare il mondo” mettendo in risalto la propria opera, dimenticando che la redenzione del mondo non dipende dai propri successi dell’annuncio, ma dall’intervento di Gesù Cristo. Nell’annuncio della Parola è comunque opportuno usare termini e immagini adeguati a coloro che ascoltano, rendendo accessibili i messaggi evangelici in modo serio, ma insieme vivace, così da tener viva l’attenzione. Dobbiamo inoltre ricordare che ciascuno è membro della Chiesa e quindi il lavoro missionario deve essere di “squadra ecclesiale”(cfr. papa Francesco nel Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale del 2013) e cooperare anche all’interno del movimento ecumenico, incoraggiandosi reciprocamente, condividendo la gioia e le delusioni.

La trasmissione della fede può anche portare pericoli: si può riscontare indifferenza, rifiuto, aggressività, ma anche persecuzione, che può sfociare nel martirio. Questo si rivela sia nei primi anni del Cristianesimo, sia ancora oggi in alcuni Stati (Corea del Nord, Iran, Afghanistan, Arabia saudita o persino le Maldive). L’autore, citando Giovanni (15,13) e un passo di un sacerdote del Burundi ucciso nel 1972 rileva che in questo annientamento si risponde al disegno del Padre, si esprime l’amore per lui e per l’intera umanità, realizzando in pienezza la “missione”.

L’autore infine cita i tratti fondamentali dell’attività missionaria: proporre la fede; impegnarsi per la liberazione degli esseri umani dall’oppressione; esercitare la compassione, prendendosi cura delle persone sofferenti; attendere con fiducia il compimento del Regno di Dio; essere collegati a livello internazionale, stabilendo un dialogo con le altre religioni; vivere la missione come “presenza” (oltre che come offerta) con gli altri, “cattolica” cioè universale.

Le indicazioni concrete per vivere la “missione” sono supportate dai numerosi riferimenti biblici, teologici e storici che valorizzano il testo, accessibile a tutti per la chiarezza dell’esposizione.

Mauritius Wilde “Uscire allo scoperto” – Queriniana – euro 25.00

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