Lecco, 05 maggio 2018   |  

Risposta a Emanuele Manzoni. "Usare gli strumenti giusti al momento giusto"

Paolo Trezzi: "Se serve un cacciavite per risolvere un problema non vado in giro solo col martello"

paolo trezzi

Gentile Redazione
Posso essere impopolare?

Devo essere ancor più vecchio di quanto l'anagrafe già dica. Devo essere vecchio dentro, evidentemente.
Perché a me la lettera di Emanuele Manzoni, il giovane politico e lavoratore precario, che bonariamente chiede al Sindaco di Lecco di fare, per una settimana, cambio di lavoro con lui, non mi è piaciuta.

A me è sembrata quello che è, già dal titolo, una lettera facile, retorica, un po' ruffiana verso il popolo e altrettanto demagogica.

Una lettera, sul lavoro, sul 1 maggio, condivisibile al più in un mondo ideale ma non reale.

Una lettera che oltre a un’astigmatica critica al Sindaco, soprattutto non avvicina il reale all'ideale e ancor peggio non ci prova neppure, non né ha interesse.

L'obiettivo per nulla celato è un retorico attacco paragenerazionale e politico, in bello stile e grafia.

Mi aspettavo che la critica sulla “diversa” visione del lavoro più che verso il Sindaco, o almeno assieme, la rivolgesse (anche) all'Assessore al welfare, ossia all'operativo del fare e nel non fare, poi mi sono ricordato che l’assessore e Riccardo Mariani è compagno del suo stesso partito. E un po’ ho capito. Purtroppo.

Un ulteriore errore, il focus, è che mi pare non abbia capito bene le parole del Sindaco. Succede se si fa un pre-giudizio.

Confonde una costatazione, una fotografia di un quadro reale del mondo del lavoro, con un giudizio di appoggio. Eppure erano chiare le parole usate: “In altri Paesi, mediamente un individuo cambia mestiere anche quattro volte nella vita: è un modello a noi lontano e non è detto che sia un valore aggiunto, ma di sicuro ci si deve muovere in ottica di duttilità che vada di pari passo con le profonde metamorfosi del nostro tempo e la necessità di nuovi strumenti di tutela”.

Ovvero: Cambiare lavoro quattro volte nella vita come avviene in Europa, per il Sindaco non è detto che sia un valore aggiunto, ma così stanno le cose, comprenderlo permette di non prendere sberle alla cieca perché si è distratti e saperlo aiuta a costruire nuovi elementi di tutela. Conviene essere preparati e andare armati alla guerra, non per raccogliere gigli.

Mi sembra da sottoscrivere.

Pensare che il giovane debba tornare ad avere solo il posto fisso a me pare, purtroppo, utopia, si può anche lottare perché sia così, ma nel frattempo va governata la realtà.

Credo che si possano cambiare anche 100 posti di lavoro, ma che bisogna avere sempre un lavoro. E un reddito tra un lavoro e l’altro. Oggi la priorità della lotta deve essere sul lavoro fisso non sul posto fisso.

Restare fermi a rivendicare il solo posto fisso indebolisce i lavoratori e chi lo cerca un lavoro.

Emanuele poi ha fatto finta di non capire il significato di “Duttilità” usato dal Sindaco Brivio, quando ha detto che i giovani devono muoversi in quest’ottica.

Emanuele per comodità ha ritenuto significasse “arrendevolezza”, io la leggo più come adattabilità, come la capacità di un comportamento modificabile in base alle circostanze.

Che non vuol dire accettare tutto, vuol dire essere in grado, essere capaci, di leggere la realtà, essere capaci di usare gli strumenti giusti al momento giusto. Se serve un cacciavite per risolvere un problema non posso andare in giro solo col martello.

Infine, qui sì solo coma battuta, l’invito a invertire i ruoli tra lui e il sindaco Brivio, potrebbe essere rimandato e prima proporlo al suo sindaco di Garlate, Beppe Conti. Ha già il vantaggio di essere un conigliere delegato di maggioranza.

E’ un lavoro pure quello. Lo misureremo sui risultati.

Paolo Trezzi

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