Lecco, 26 ottobre 2018   |  

Un lecchese al Cern, Nadim Conti si racconta ai ragazzi del Badoni

di Maria Francesca Magni

"Il mio obiettivo è progettare tecnologie innovative da utilizzare in medicina per aiutare le persone a combattere le malattie".

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Nadim Conti ha 22 anni, è un bel ragazzo simpatico con un pizzico di consapevolezza di essere bravo, ex badoniano, oggi è ricercatore al CERN di Ginevra.

Nadim è considerato uno dei migliori scienziati del mondo. Il 'cervello' lecchese questa mattina ha parlato alle classi dell'indirizzo Informatica e Telecomunicazioni nell'Aula gialla dell'Istituto Badoni di Lecco.

Mi saluta con un sorriso, interrompendo la seduta. “E' stata la mia prof” dice...

Il mondo scientifico lo ha lodato e riconosciuto come una delle menti più geniali a partire dall'esame di Stato del 2015, quando Nadim ha discusso la sua tesina titolata 'LaCattedrale'. I dati del suo studio vertevano su un sistema di controllo ambientale a rilevazione di schemi ricorrenti con la possibilità di imparare le abitudini dell'utente per poi facilitarlo nella vita quotidiana agendo prima dell'interlocutore.

“Al Badoni ho sviluppato un particolare interesse nel design delle reti, soluzioni elettroniche a basso consumo e circuiti stampati” afferma.

Collabora in numerosi progetti dell'INFN, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e del Politecnico di Milano. Studia ingegneria, consistenza del materiali, e... psicologia “perchè ritengo sia importante affrontare il lavoro e la ricerca in sintonia con gli altri” precisa.

Al CERN, oggi, partecipa alla coordinazione e sviluppo del design e test della catena di trasmissione che compone il rilevatore LHCb UT. “Devo studiare e assicurarmi che i segnali rilevati dai sensori siano correttamente propagati all'esterno dell'area esposta al fascio LHC” puntualizza.

“La mia massima aspirazione è quella di aiutare le persone. Lavoro ogni giorno 12-15 ore e sono contento. Dedico anche il mio tempo libero a studiare, fare calcoli, formulare teorie, perchè voglio realizzare il mio obiettivo: quello di progettare tecnologie innovative da utilizzare in medicina per aiutare le persone a combattere le malattie. E' da quando stavo seduto nelle aule grigie del Badoni, dietro a un minuscolo banchetto che non mi permetteva di infilarci le gambe sotto, che ho maturato questa convinzione sul mio futuro”.

 

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