Lecco, 28 febbraio 2018   |  

Tutto il bello che c’è

di Gabriella Stucchi

La lettura del libro è toccante, da una parte per la fermezza con cui il giovane autore rivive il dolore straziante dell’evento del terremoto di Amatrice, con le sue penose conseguenze

Tutto il bello

“Un inno alla vita”: così si può definire il libro di Claudio Leonetti, nato nel 1995, superstite del terremoto del 24 agosto 2016 ad Amatrice, dove ancora vive, nonostante i lutti subiti.

La Prefazione di Dacia Maraini introduce nella lettura e ne rileva i valori. Claudio Giancola, insegnante di chitarra al Liceo musicale dell’Aquila, nella Presentazione ricorda i primi anni di studio di Claudio, che a 14 anni frequentava il Liceo. I suoi genitori Mauro e Sabrina, la sorella Gloria, lo accompagnavano nei viaggi da Amatrice a L’Aquila, sostenendolo in ogni sua scelta. Con Anna, pure alunna del Liceo, la partecipazione al coro del Conservatorio, i primi successi artistici, fino a quel 24 agosto...

Claudio descrive in prima persona la terribile esperienza subita, seguendo una duplice prospettiva: in ogni capitolo da una parte si legge la “nuova” vita, quella che si trova ad affrontare, solo, dopo la morte di tutti i suoi cari, tra cui anche Anna con cui aveva «scoperto l’amore»; dall’altra i momenti disperati del terremoto, con le paure, le incertezze, i traumi. «AIUTO!» è il grido che esce dal cuore che ancora non è ben consapevole della catastrofe che ha abbattuto tutto.

È interessante rilevare che ogni capitolo inizia con la parte che esprime la rinascita, ben puntualizzata dal titolo del II capitolo: “Dietro le ombre c’è sempre una luce”. Ed è questa che aiuta a vedere la bellezza della vita e il suo inevitabile carattere mutevole. Per Claudio c’è anche una “grande amica”, la musica, sentita come una “spiritualità” che rende lo spirito felice, avvicinando a quello che non c’è più.

Le riflessioni sull’amore sono toccanti: «l’amore è l’essenza della vita». Claudio riporta le varie forme in cui si manifesta: «quando si trova una persona con cui respirare insieme, mano nella mano»; poi «l’altruismo», cioè “donare amore”, consapevoli che ogni miglioramento parte in primo luogo da noi, con una mente positiva, piena di serenità.

Commoventi le pagine in cui viene descritta la figura di Anna, validissima flautista, sensibile, «ragazza meravigliosamente solare...grintosa, ambiziosa, coraggiosa...con la dolcezza di un angelo e l’eleganza di una farfalla».

Proprio di seguito a queste toccanti espressioni Claudio, quel 25 agosto, esprime lo sgomento da cui è preso fuori dal cimitero, mentre la terra trema ancora: il masso caduto sul baule della macchina disintegra il vetro, ma lui per la seconda volta miracolosamente si salva, pur essendo cosparso di sangue. Si dirige verso la casa di Anna, ma è informato dal padre che lei è sotto le macerie...prega che venga estratta viva...compare Sky, il meticcio regalato ad Anna nel giorno del suo diciottesimo compleanno....suo papà Carlo informa che Anna è morta. Dopo il ricovero in ospedale, Claudio assiste al funerale di Anna: «un momento drammaticamente unico».

Poi il ritorno ad Amatrice, i familiari dentro sacchi bianchi, l’alloggio nella tenda n. 7....

Il dolore cocente, lo sforzo di allontanarlo, l’aiuto della fede...Claudio ha il coraggio di continuare il suo cammino, determinando «gli obiettivi prossimi», con la consapevolezza che ogni fiore che sboccia lascia un insegnamento, che bisogna abbracciare il passato, metterlo nello scrigno prezioso della vita per rendere quello futuro ancora migliore.

Nell’ultimo capitolo Claudio espone le sue convinzioni, rese ancor più credibili dalle coincidenze verificatisi: l’assegnazione di una nuova casa, il portachiavi in forma di chitarra identico a quello posseduto prima del terremoto, ma nero anziché grigio. Ma ciò che più sorprende è il numero della nuova casetta: 8, al posto del 7 che sempre lo aveva accompagnato: segno chiarissimo che bisogna ricominciare daccapo, accogliere il cambiamento come segno di una rinascita, tenendo sempre nel cuore il passato come forza propulsiva di una nuova vita, fondata sull’amore.

La lettura del libro è toccante, da una parte per la fermezza con cui il giovane autore rivive il dolore straziante dell’evento del terremoto di Amatrice, con le sue penose conseguenze. Dall’altra suscita ammirazione l’audacia con cui Claudio reagisce, fornendo ai lettori profonde riflessioni sugli interrogativi che pone la vita e, alla fine, semplici, sagge, fraterne esortazioni sul come esprimere nella vita comune l’«amore
puro».

Claudio Leonetti “Tutto il bello che c’è” – Paoline- euro 10.00

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