Roma, 18 giugno 2017   |  
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Il partigiano Teresio Olivelli verso la beatificazione

Manca solo la firma del Papa e la data della cerimonia

teresio olivelli

Teresio Olivelli, nato a Bellagio, sarà beato. Il giovane laico della diocesi di Vigevano, protagonista nella resistenza cattolica, morìil 17 gennaio 1945, nel campo di concentramento di Hersbruck a causa delle percosse di un carceriere dopo aver cercato di difendere un compagno. Dopo che il 7 marzo scorso il Congresso dei teologi, riunitosi presso la Congregazione delle Cause dei Santi, aveva dato il suo responso positivo, riconoscendo all’unanimità che la morte di Olivelli presenta tutti i requisiti necessari per essere dichiarata un autentico martirio cristiano, nei giorni scorsi si è pronunciata favorevolmente anche la Commissione di cardinali e vescovi. Nessun bisogno del miracolo. Manca solo la firma del Papa e la data della cerimonia

Giunge dunque a conclusione un cammino trentennale, sostenuto dalla diocesi di Vigevano, a favore di questo giovane “difensore dei deboli” e “autentico modello di vita cristiana”, noto soprattutto per la «preghiera del ribelle» e per aver fondato con altri il giornale clandestino “Il Ribelle” sul quale disegnò le linee portanti della futura Ricostruzione, sognando un’Italia «più libera, più giusta, più solidale, più cristiana». Un giovane che è stato capace di lottare per i valori della libertà e della giustizia con coerenza evangelica, lungo la sua breve vita.

Olivelli era nato il 7 gennaio 1916, a Bellagio. Da qui, ben presto la famiglia ritornò nei luoghi di origine, in provincia di Pavia (ma diocesi di Vigevano) e Teresio si inserì nella sua parrocchia, a Mortara, dove fece il ginnasio, poi a Vigevano dove frequentò il liceo, infine a Pavia dove studiò all’Università, come alunno del Collegio Ghislieri. Pronto ad affrontare le sue scelte di giovane cristiano su più fronti, dall’Azione Cattolica alla San Vincenzo «per farsi tutto a tutti». Dopo l’arruolamento come volontario tra gli alpini in Russia, si prodigò nell’assistenza spirituale ai soldati sulle rive del Don e successivamente ai moribondi decimati dalle tormente di neve nella steppa, quindi al rientro a casa, nel 1943, ecco il dinamismo del «ribelle per amore» nelle formazioni partigiane cattoliche dopo il definitivo distacco dall’ideologia del regime.

Tutto questo sino alla consumazione nella carità. Punto di riferimento delle “Fiamme Verdi” (organizzazione resistenziale particolarmente attiva a Brescia, Cremona, Mantova, Lecco), Olivelli venne arrestato a Milano il 27 aprile 1944 e imprigionato a San Vittore dove fu torturato essendogli stati trovati addosso documenti compromettenti. La sua fucilazione fu evitata solo per l’intervento immediato dell'arcivescovo di Milano, il cardinale Schuster. Trasferito nel campo di Fossoli, presso Carpi, nell’agosto del ’44 passò a Bolzano-Gries e all’inizio di settembre partì per il lager di Flossemburg.

Lì, nonostante le privazioni e ripetute punizioni, animò pratiche quotidiane di preghiera tra i compagni, che pure cercava di difendere nelle loro condizioni disumane, intervenendo per farne rispettare il diritto al cibo e distribuendo la razione supplementare che riceveva per il suo servizio di interprete. In settembre, già destinato al servizio burocratico, preferì seguire gli italiani al campo di Hersbruck dove trovò la morte alla vigilia della fine della guerra. Quel 17 gennaio '45 si spezzava la vita di un santo, come subito capì don Primo Mazzolari: «Il nome di Santo è quello che più conviene a Teresio Olivelli, e io mi auguro che tutti i ribelli cristiani, i fuorilegge cristiani ne facciano presto domanda a quella Chiesa ch’egli ha amato e servito sine modo».

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