Lecco, 25 luglio 2019   |  

Teleriscaldamento, Legambiente Lecco chiede chiarimenti

Dubbi espressi in merito al bando di gara già aperti.

laura todde legambiente

La presidente del circolo di Lecco, Laura Todde

Il Coordinamento Provinciale Lecchese dei Circoli di Legambiente interviene in merito alla questione del forno inceneritore di Valmadrera e al bando di gara circa la costruzione di una rete di teleriscaldamento.

Il coordinamento provinciale lecchese dei circoli di Legambiente riporta l’attenzione sulla questione del forno inceneritore di Valmadrera e sul bando di gara per la costruzione di una rete di teleriscaldamento. Quest’ultima, come espresso chiaramente dalla convenzione approvata dai Comuni di Lecco, Valmadrera e Malgrate, e rimarcata nell’atto d’indirizzo dei soci di Silea ad inizio anno, deve essere progettata affinché possa essere alimentata al 100% da fonti rinnovabili a partire dal termine ultimo, ossia alla chiusura del forno inceneritore e comunque non più tardi del 2032, data di scadenza dell’attuale A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale) del forno di Valmadrera (che ci auspichiamo davvero non venga prolungata).

Le ultime notizie riguardano l’ammissione al concorso di tre grosse aziende: saranno in grado di offrire una proposta tecnico-economica al passo con i tempi, che escluda completamente come fonti di alimentazione il gas e altre fonti fossili, nonché al più presto i rifiuti (da usarsi solamente fino al termine ultimo)?
Pur consapevoli che un progetto davvero sostenibile e innovativo rappresenti una sfida tecnologica, ribadiamo che non potrà essere ammesso alcun tipo di progetto che non risponda esattamente alle caratteristiche di sostenibilità richieste nel momento della firma dell’atto di indirizzo.

Riportiamo le poche informazioni pubblicate sul sito di SILEA tra le F.A.Q. (domande frequenti, disponibili in fase di apertura bando e quindi non più presenti). In particolare la decima recitava:
“Domanda: Fonti non rinnovabili
Fermo restando il pregevole obiettivo di massimizzare la produzione di energia attraverso fonti di origine non fossile, considerata l’impossibilità gestionale/operativa alla copertura dell’intero fabbisogno energetico in assenza del termovalorizzatore con fonti rinnovabili, si chiede in che percentuale sia ammissibile una produzione da fonte non rinnovabile.

Risposta:
Il ricorso a sistemi alternativi per produrre l’energia termica necessaria ad alimentare la rete, da attivarsi progressivamente entro la data di scadenza dell’attuale A.I.A., rientra nella progettazione migliorativa posta a carico dei concorrenti ed oggetto di valutazione in sede di gara sulla base di criteri e sottocriteri che verranno indicati nella lettera di invito.”

A nostro avviso tale risposta risulta troppo vaga, poiché non esplicita la percentuale ammissibile che deve essere dello 0% (ammettendo l’eventuale uso di un backup in sole situazioni straordinarie). Ribadiamo che non si tratta solo di dare punteggi più o meno alti, ma di avere criteri che siano nettamente escludenti in assenza del compimento dei requisiti basilari.

Da questo punto di vista, ribadiamo con forza che le opzioni davvero sostenibili ambientalmente riguardano l’uso diffuso di pompe di calore (alimentate da elettricità proveniente da fonti di energia rinnovabili) e di solare termico. Ci auguriamo che venga proposta una soluzione altamente innovativa a livello tecnico e che includa tali opzioni, preferibili innanzitutto perché non prevedono alcuna combustione.

Ci teniamo a fare una puntualizzazione importante per quanto riguarda il possibile uso di biomasse. Incoraggiamo l’utilizzo di scarti di produzione, sfalci e altri rifiuti organici che vengono attualmente sprecati o conferiti fuori regione. Diverso è il caso della legna (cippato), che può essere considerata rinnovabile unicamente nel caso in cui il consumo non ecceda i ritmi di ricrescita naturale del bosco e che non crei impatti devastanti sul territorio per la tracciatura di piste forestali.

Importante sottolineare che, affinché sia sostenibile, la biomassa deve provenire da filiere locali. È diverso rispondere a un bisogno del territorio, piuttosto che dover garantire, per disegno progettuale sorpassato, una capacità termica attraverso biomasse dedicate, spesso importate dall'estero.

Sulla valutazione di questi aspetti non risultano attualmente disponibili chiare informazioni da parte di SILEA. Chiediamo dunque urgentemente un chiarimento preciso e trasparente circa le modalità di valutazione dei progetti, ribadendo la necessità di escludere in toto quelli che prevedano l’uso di fonti fossili (oltre che ovviamente di rifiuti a partire dal termine ultimo), anche in piccola parte.

 

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