Lecco, 16 agosto 2017   |  

Sulle orme delle migrazioni. Dalla paura all’incontro

di Gabriella Stucchi

Gli interventi dei vari membri dei Gesuiti sottolineano la delicatezza del problema, la complessità, la diversità di posizioni e insieme le tensioni

Sulle onde delle migrazioni

Padre Giancarlo Pani, Gesuita, Vicedirettore de La civiltà cattolica, nell’Introduzione espone un quadro generale delle migrazioni, sottolineando come l’Europa nel corso dei secoli sia stata ininterrottamente terra di migrazioni, ma oggi ciò è drammaticamente più vero che in passato. I profughi e i migranti provenienti dall’Africa aumentano; ad essi si aggiungono quelli provenienti dalla Siria e dall’Afghanistan che si sono riversati in Libia o in Egitto.

Pani cita una frase di papa Francesco: «Il Mediterraneo è diventato il cimitero dei disperati in fuga». Il dato preoccupante è il numero dei minori, soprattutto non accompagnati: il Papa ha esortato la comunità internazionale a prendersi cura di loro, ma il primo passo è l’impegno dell’intera Comunità internazionale ad estinguere i conflitti e le violenze che costringono le persone alla fuga, aggiungendo poi che accogliere non è una scelta, ma un dovere umano. Occorre impegnarsi a costruire corridoi umanitari e stabilire vie legali d’ingresso, consapevoli che i flussi migratori, pur con drammi, problemi e difficoltà, «sono funzionali al raggiungimento di un minimo equilibrio demografico».

Nei capitoli sono riportati interventi di vari autori. Francesco Occhetta, gesuita, dopo aver citato dati sull’immigrazione in Italia, si sofferma sul tema lavoro, in cui spessi gli immigrati non sono rispettati nei loro diritti, addirittura definiti «schiavi moderni». Anche il capitolo della scuola sta riformando il volto della società italiana, che sarà sempre di più multietnica. Problematico diventa anche il tema delle carceri, dove culture diverse si scontrano. Dopo aver elencato le varie misure politiche adottate nei confronti dei migranti, l’autore dichiara che il fondamento delle politiche sull’immigrazione dell’Europa «dovrebbe essere di natura antropologica...». «Integrare, dialogare e generare» sono le basi per costruire la società civile del domani.

Dopo l’intervento del gesuita Luciano Larivera sulla “Governance” globale delle migrazioni, in cui si indicano i pilastri e i diritti umani con i relativi documenti, padre Giovanni Sale si sofferma su quella che definisce ”via crucis” dell’accoglienza in Europa. Mentre secondo il diritto internazionale e comunitario, i Paesi dell’Unione europea sono obbligati per legge a concedere asilo a tutti coloro che fuggono dalla guerra, molti hanno chiuso le frontiere, aumentando le difficoltà di assimilazione con la diffidenza, creando tensioni anche tra i partiti. L’autore conclude che occorre «ripensare insieme una politica ispirata ai principi di solidarietà e capace, come ha detto il Papa, di distribuire equamente i pesi dell’accoglienza».

Un capitolo è dedicato ai “piccoli schiavi invisibili”, i bambini migranti, molti dei quali “ingoiati dal nulla”, finiti nelle maglie del lavoro nero o dello sfruttamento. Le ragazze minori spesso sono avviate alla prostituzione.

L’attenzione della Chiesa è costante: papa Francesco con il suo viaggio prima a Lampedusa (2013), poi al centro Astalli di Roma, gestito dai Gesuiti, ha scandito tre verbi che devono costituire il programma di lavoro con i rifugiati: “servire, accompagnare, difendere”.

Padre Camillo Ripamonti esorta a “recuperare il senso dell’umano che stiamo perdendo”, per patire –con (compassione), aprendosi alla solidarietà e all’accoglienza, per costruire insieme una “casa comune”, con giustizia, rispetto, alleati in una “trasformazione culturale”. Giovanni Sale descrive due modelli: quello assimilazionista (applicato in Francia, sia pure con elementi di debolezza), e quello di integrazione multiculturalista, che a sua volta può essere “inclusivo” (cfr. Gran Bretagna, Olanda e Paesi scandinavi): il modello però è entrato in crisi a partire dai primi anni del nuovo secolo.

Il modello multiculturale esclusivo che incoraggia gli immigrati a seguire le tradizioni dei paesi ospitanti (cfr. Germania) funzionò solo negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale e la normativa è stata riformulata. La Merkel ha specificato che la Germania è pronta ad accogliere la quota di profughi che le spetta sulla base degli accordi comunitari di ripartizione.

L'Italia, considerata fino al 2015 Paese di transito verso le mete nordiche, è oggi diventato un “Paese obiettivo”, con tutte le conseguenze che ne derivano. Sale conclude che ci si aspetta dall’Europa un impegno maggiore nel dare esecuzione agli accordi presi dai governi in sede comunitaria sulla ripartizione delle quote degli immigrati.

Dopo la riflessione del Superiore generale della Compagnia di Gesù, p. Adolfo Nicolás che invita a pensare a un’umanità che ha bisogno di Dio, di un tipo di profondità che può venire solo dall’unione di tutti, chiude p. Camillo Ripamonti che ricorda come «la fraternità ci rende responsabili gli uni degli altri e maggiormente disposti a prenderci cura delle situazioni più difficili».

Gli interventi dei vari membri dei Gesuiti sottolineano la delicatezza del problema, la complessità, la diversità di posizioni e insieme le tensioni, molto forti spesso negli ultimi tempi, che coinvolgono gli Stati ma che insieme toccano la coscienza di ogni cittadino.

Giancarlo Pani: SULLE ONDE DELLE MIGRAZIONI Dalla paura all’incontro – Àncora –La Civiltà Cattolica – euro 14.00

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24 Settembre 2008 Taro Aso, 68 anni, è il primo cristiano ad essere eletto primo ministro in Giappone.

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