Lecco, 25 gennaio 2018   |  
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Sulla Milano-Lecco in compagnia del salmodiare del muezzin

L'avventura di una signora che, con un altro gruppetto di passeggeri, s'è trovata, suo malgrado, ad ascoltare a lungo la nenia orante di uin fedele musulmano.

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controllo sui treni (foto Ansa)

Pubblichiamo la lettera di una signora che solidarizza con i pendolari della tratta ferroviaria Milano-Lecco testimoniando alcune inefficienze del servizio e soprattutto la mancanza di sicurezza. 

Egregio Direttore,

mi permetto di trasmetterle queste poche righe per esporle un insolito viaggio in treno sulla linea Milano-Lecco.

Mercoledì 24 Gennaio ho deciso concedermi una giornata di divertimento passeggiando per la bella cittadina manzoniana.
Mi sono recata alla stazione Garibaldi di Milano e alle 7,52 sono salita sul convoglio in partenza dal binario 17 (Milano-Lecco via Carnate-Usmate). Treno in orario, salgo sulla carrozza, purtroppo non una delle migliori; sedili non sporchi ma trasandati e la parete sottostante il finestrino tenuta con dello skotch.

La carrozza non è molto piena, qualche ragazza o ragazzo che scendono alla stazione Greco. Sulla carrozza, oltre a me, tre persone su sedili dietro di me. Le luci del vagone, superata la stazione di Greco, si spengono improvvisamente per non riaccendersi più. Il convoglio giunge alle stazioni di Carnate, Osnago, Olgiate con Carnate; attraversa anche lunghe gallerie e in quel frangente rimango completamente al buio.

In quegli istanti avverto la suoneria di un cellulare da cui escono parole di una lingua straniera e una nenia che ricorda molto quelle che si sentono dai muezzin quando dai minareti dei Paesi arabi chiamano alla preghiera. Il treno continua la sua corsa, sosta nelle diverse stazioni, ma la luce non torna e, in compenso, da un bocchettone dietro le mie spalle, quasi all'altezza della testa, esce aria completamente fredda. La luce che riusciva a filtrare nella carrozza era molto debole, probabilmente perché i finestrini erano coperti da una patina di sporco sia all'esterno che all'interno.
Per l'intero percorso, accompagnato dal salmodiare musulmano che usciva dal cellulare, non si è visto passare né un controllore né un poliziotto.

Un viaggio scomodo, al freddo e, non nascondo, con un forte senso di insicurezza.
Lei non crede che Trenord, invece, di pubblicizzare treni per raggiungere luoghi sciistici con abbonamenti a basso costo, a sentir loro, debba prodigarsi nel fornire ad un pubblico che paga un abbonamento – immagino i pendolari che tutti i giorni percorrono quella tratta a differenza della sottoscritta che usufruisce del servizio solo rare volte – abbia il diritto di poter sedere in una carrozza dove la luce non svanisca, il calore, in inverno, sia assicurato da condizionatori efficienti e la sua sicurezza garantita dal passaggio di qualche controllore o poliziotto che possa ogni tanto apparire magari come deterrente per qualche malintenzionato?

Vabbè che ho speso solo 4,80 euro, non una cifra spropositata, ma il servizio dovrebbe essere garantito al di là del costo, dato che comunque un biglietto si paga.
Lettera firmata

Non è la prima volta che ospitiamo lettere come la sua, gentile lettrice. Il disagio di tanti pendolari è noto. Volendo, una volta tanto, prendere le difese di Trenord possiamo dire, a loro attenuante, che gestire e far funzionare una rete ferroviaria non è semplice. Disguidi vanno messi in conto. Sulla mancanza di sicurezza, però, non ci sono giustificazioni.

Può essere che un bocchettone d'aria non funzioni, può anche essere che un finestrino non sia perfettamente pulito e ci sta pure che non si accenda una lampadina, ma non è per nulla tollerabile che un qualsiasi passeggero si possa permettere di tenere a lungo un cellulare a tutto volume, fosse anche per pregare, disturbando la quiete degli altri passeggeri.

Trenord può annunciare la propria soddisfazione nel dire che oltre il 90 per cento dei propri convogli arriva in orario, che sta investendo nell'acquisto di carrozze sempre più moderne e funzionali, che ha al suo attivo mirabolanti conquiste nel rendere il servizio sempre più efficiente (la pubblicità è l'anima del commercio), ma se non è in grado di garantire la sicurezza e la serenità ai propri passeggeri, che è il presupposto per tenere in vita una compagnia di trasporto, conferma di essere ben poco credibile e sostanzialmente inutile.

Che aggiungere di più? Se la quantità va a scapito della qualità, Trenord riduca il numero dei convogli, ma quelli che muove siano impeccabili. Il passeggero che disturba va fatto scendere con l'intervento di chi è preposto al controllo, che deve essere assicurato, tassativamente assicurato. (a.com.)

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Caleidoscopio

24 Febbraio 1990 a Roma muore Alessandro Pertini detto Sandro (era nato a San Giovanni di Stella il 25 Settembre 1896), settimo presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985.

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