Lecco, 15 marzo 2021   |  

Somme pattuite nell'accordo transattivo con rilevanza Iva

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

l problema verte, nello specifico, sulla determinazione della “funzione economica”, risarcitoria o corrispettiva, di tali somme.

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Con la risposta a interpello n. 145 del 3 marzo, l’Agenzia delle Entrate si è pronunciata su un tema particolarmente delicato, sul quale si registrano orientamenti non univoci in ambito giurisprudenziale, ossia il trattamento IVA delle somme pattuite in via transattiva per risolvere una controversia sorta a seguito di irregolarità nell’adempimento degli obblighi contrattuali.

Il problema verte, nello specifico, sulla determinazione della “funzione economica”, risarcitoria o corrispettiva, di tali somme. Infatti, se esse vengono corrisposte a titolo risarcitorio sono escluse dalla base imponibile IVA ai sensi dell’art. 15 comma 1 n. 1) e 2 del DPR 633/72, mentre devono considerarsi rilevanti ai fini dell’imposta nel caso in cui costituiscano il corrispettivo di una cessione di beni o di una prestazione di servizi.

Nel caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate, la società Alfa, avendo acquisito in locazione un impianto produttivo dalla società Beta, e avendo riscontrato, in un determinato periodo, una serie di malfunzionamenti nello stesso, aveva chiesto a quest’ultima il risarcimento dei conseguenti danni economici subiti (diretti e indiretti), compreso quello derivante dall’interruzione della produzione per alcuni mesi.

In seguito, però, con la sottoscrizione di due scritture private, le parti hanno risolto in via transattiva le contestazioni, convenendo l’impegno di Beta a corrispondere ad Alfa alcune somme “a saldo e stralcio di ogni e qualsiasi pretesa”.

Secondo quanto chiarito dall’Agenzia, le somme in parola devono ritenersi rilevanti ai fini IVA, in quanto costituiscono il corrispettivo di un obbligo di “non fare/permettere” assunto da Alfa.

Deve darsi rilievo, infatti, alla circostanza che Alfa, con l’accordo sottoscritto, si è impegnata a rinunciare all’esercizio di ogni ulteriore pretesa nei confronti della controparte, a fronte della percezione delle somme da parte di quest’ultima.

Il nesso sinallagmatico rinvenibile dagli impegni reciprocamente assunti dalle parti conferma, secondo l’Amministrazione finanziaria, il carattere novativo dell’accordo in esame, e perciò la rilevanza IVA delle somme pattuite.

L’Agenzia ricorda che, ai sensi dell’art. 3 comma 1 del DPR 633/72, devono considerarsi soggette a imposta non soltanto le prestazioni di servizi rese verso corrispettivo in dipendenza di un obbligo di “fare”, ma anche quelle che si risolvono in un obbligo di “non fare” o “permettere”, purché si collochino all’interno di un rapporto sinallagmatico, ossia un rapporto giuridico nell’ambito del quale il compenso ricevuto dal prestatore costituisce il controvalore effettivo del servizio prestato dall’utente (cfr. Corte di Giustizia Ue cause C-263/15 e C-463/14).

Tale principio è stato affermato anche dalla Corte di Cassazione (si veda, in particolare, Cass. n. 20233/2018). Deve però rilevarsi che la Corte di Giustizia Ue, con le sentenze relative alle cause C-215/94 (Mohr) e C-384/95 (Landboden-Agrardienste), sembrava aver adottato un’interpretazione differente. In tali occasioni, infatti, i giudici comunitari hanno affermato che l’impegno assunto da un imprenditore ad abbandonare o ridurre la propria attività produttiva, dietro corresponsione di un’indennità, non configura di per sé una prestazione di servizi ai fini IVA, posto che, in tal caso, non sussiste un “consumo” nell’accezione del sistema comunitario dell’IVA.

Richiamandosi alla giurisprudenza comunitaria citata, inoltre, la Cassazione aveva ritenuto che non potesse configurare di per sé una prestazione di servizi ai fini IVA l’obbligazione assunta da un soggetto, in sede di scrittura privata di transazione, consistente nella rinuncia alle azioni giudiziarie dietro pagamento di una somma di denaro (Cass. n. 18764/2014).

Successivamente, però, la stessa Suprema Corte si è espressamente discostata da tale indirizzo interpretativo (si veda Cass. n. 23668/2018), osservando che l’interpretazione contenuta nelle citate sentenze della Corte di Giustizia Ue era stata fornita su fattispecie del tutto particolari, “presidiate dal perseguimento dell’interesse generale della collettività”.
Pertanto, come evidenziato dall’Agenzia delle Entrate, anche i chiarimenti contenuti nella risposta a interpello, riguardanti la rilevanza IVA dell’impegno negativo assunto da Alfa dietro il versamento di una somma da parte di Beta, non risultano in contrasto con i principi espressi dalla giurisprudenza comunitaria.