Lecco, 11 marzo 2019   |  

Soci qualificati al bivio della delibera di distribuzione

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

Le società che chiudono il bilancio al 31 dicembre 2018 in utile e che hanno pianificato la distribuzione di dividendi ai propri soci “qualificati” sono tenute a valutazioni del tutto nuove, derivanti dalla riforma della tassazione dei redditi di capitale operata dall’art. 1 commi 999 e seguenti della L. 205/2017.

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In termini generali, gli utili rivenienti da partecipazioni qualificate (così come, da sempre, quelli derivanti dal possesso di partecipazioni non qualificate) sono assoggettati alla ritenuta a titolo d’imposta del 26%. L’art. 1 comma 1006 della stessa L. 205/2017 conserva però, per gli utili maturati sino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2017, il previgente regime impositivo, facendoli concorrere parzialmente alla formazione del reddito imponibile del contribuente (nel limite del 40%, 49,72% o 58,14%, a seconda del periodo di formazione); ciò avviene sempre che la delibera di distribuzione degli stessi sia formalizzata entro il 31 dicembre 2022.

La disciplina transitoria non riguarda gli utili che si formano al 31 dicembre 2018, i quali scontano in via obbligatoria la ritenuta a titolo d’imposta del 26%.

In più situazioni si porranno, quindi, scelte sostanzialmente non dissimili (forse ad eccezione dell’entità dei numeri in gioco) da quelle che hanno caratterizzato nell’ultimo periodo l’accesso o meno al regime forfetario. Ricorrere a un regime fiscale che esclude i redditi dalla formazione del reddito complessivo (il regime forfetario, o la ritenuta a titolo d’imposta sui dividendi) può infatti portare a perdere un set di deduzioni o detrazioni che, in certi casi, può essere significativo, in particolar modo se il reddito non assoggettato a IRPEF costituisce la maggior parte (o al limite la totalità) del reddito prodotto dalla persona nel 2019.

Se la persona prevede di avere nel 2019 un elevato importo di deduzioni o detrazioni, la scelta di “scaricare” per primi gli utili ante 2018 sarebbe in prima battuta preferibile. In altri contesti potrebbe invece essere conveniente distribuire nel 2019 prima l’utile del 2018, assoggettato a ritenuta, e negli anni successivi gli utili pregressi, assoggettati a IRPEF in misura parziale, se è ragionevole prevedere che a partire dal 2020 vi siano deduzioni o detrazioni che consiglino di disporre di un reddito sufficiente ad assorbirle.

La libertà di scelta di attingere prima dalle riserve pregresse e poi dall’utile del 2018 (formalizzando, naturalmente, nella delibera l’“anzianità” della riserva posta in distribuzione), o viceversa, dovrebbe essere assicurata alla luce del fatto che le norme della L. 205/2017, a differenza del passato, non prevedono più alcun ordine di distribuzione tra gli utili prodotti nel 2018 (o in data successiva) e quelli prodotti in data anteriore.

L’ordine di distribuzione è, invece, presunto in via normativa se si sceglie di attingere dagli utili pregressi: in questo caso, infatti, si considerano distribuiti in via prioritaria gli utili ante 2008, poi gli utili formatisi dal 2008 al 2016 e da ultimo l’utile del 2017 (ciò, si ribadisce, sempre che questi utili siano distribuiti entro il 31 dicembre 2022 al fine di rientrare nel regime transitorio).

In questo caso (ma sempre all’interno del “canestro” degli utili ante 2018), si dovrebbe poi poter scegliere in modo libero quale “fascia” attribuire ai soci (con conseguente tassazione degli stessi nel limite del 40%, 49,72% o 58,14%), trattandosi di presunzione a favore del contribuente liberamente disponibile. Si deve, infatti, incidentalmente rilevare che l’Agenzia delle Entrate ha espressamente ammesso la deroga all’ordine di legge sopra indicato, ad esempio:
nella circolare n. 8 del 13 marzo 2009 (§ 1.2), in caso di utilizzo delle riserve a copertura delle perdite;
nella circolare n. 26 del 21 maggio 2009, in presenza di soci non residenti.

Tali documenti appaiono un chiaro indice della volontà di consentire al contribuente piena libertà nell’ordine di distribuzione secondo criteri di convenienza fiscale.

Riserve pregresse distribuite nel 2019 senza ritenuta
Si segnala, da ultimo, che se vengono distribuite riserve ante 2018, beneficiando del regime transitorio previsto dall’art. 1 comma 1006 della L. 205/2017, non sarebbe possibile per tali distribuzioni “optare” per la ritenuta a titolo d’imposta in luogo della tassazione parziale. La norma transitoria, infatti, non prevede un particolare meccanismo di salvaguardia basato sulla possibilità di scegliere quale regime applicare, avendo al contrario l’obiettivo di non penalizzare i contribuenti che hanno deciso di lasciare gli utili nella società quando vigeva una differente e più favorevole disciplina di tassazione (in particolar modo per gli utili di più remota formazione).

In sintesi, quindi:
l’utile del 2018 e gli utili degli esercizi precedenti rappresentano due masse distinte;
all’atto della distribuzione è possibile attingere liberamente dalla prima o dalla seconda massa;
se si attinge dagli utili ante 2018, non è in ogni caso possibile operare “volontariamente” la ritenuta a titolo d’imposta del 26%, se la distribuzione avviene entro la fine del 2022.

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