Sirone, 11 maggio 2018   |  

Sirone: la Via Crucis della scultrice Robin Alice Beattie

Docente madrelingua dei corsi di inglese organizzati dalla Biblioteca Comunale di Garbagnate Monastero, ha commentato in inglese ai suoi alunni ed ai fedeli presenti

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Mercoledì 9 maggio alle ore 20.30 nella chiesa parrocchiale di Sirone si è celebrata la festività liturgica dell’Ascensione del Signore presieduta da Mons. Gianluigi Rusconi.

Il Vicario parrocchiale, nonché Preside Pontificio dell’Istituto di Musica sacra di Milano e Canonico ordinario del capitolo Maggiore della Basilica metropolitana ambrosiana, nella breve omelia ha ricordato che in questa solennità l’incontro con Gesù ci permette di vivere la stessa esperienza dei discepoli che passano dal dubbio alla fede, dalla chiusura alla missione, dall’incertezza alla decisione di dare tutta la vita per la testimonianza da rendere a Gesù.

Al termine della funzione l’affermata artista Robin Alice Beattie, anche docente madrelingua dei corsi di inglese organizzati dalla Biblioteca Comunale di Garbagnate Monastero, ha commentato in inglese ai suoi alunni ed ai fedeli presenti, le sue opere esposte nella chiesa: le 14 formelle della via Crucis e il pannello dell’ambone.

L’artista americana ed abitante a Sirone, ha conseguito negli USA la laurea in Storia dell’Arte a Swarthmore College in Pennsylvania e vincendo anche nel 1976 una borsa di studio per la ricerca in Italia, dove ha frequentato il corso di laurea alla Accademia della Bella Arti di Brera nella Facoltà di Scultura sotto la guida del Prof. Giancarlo Marchese.

Si tratta, per quanto riguarda questa emozionante Via Crucis, insieme tradizionale ma anche coraggiosamente innovativa, di 14 formelle in bassorilievo della misura di cm. 45x35, create dall’artista, in un impasto di gesso d’alabastro e resine varie di grande compattezza e incorniciate da una lamina d’oro zecchino.

L’eclettica artista Robin Alice Beattie si è avvalsa, di un vero e proprio lampo di genio. Forte della padronanza della tecnica a cera persa, ha utilizzato questa tecnica scultorea per esaltare i marcati lineamenti e le forti espressioni di dolore di Cristo e degli altri protagonisti della Via Crucis, per alcuni dei quali l’artista si è anche ispirata, alla maniera dei grandi pittori e scultori del passato (si vedano, per tutti, Leonardo e Michelangelo) a reali personaggi del paese.

La novità artistica di queste opere consiste nell’aver lasciato i bassorilievi, nel loro forte e naturale colore bianco, cosa che permette loro di esaltare tutte le sfumature, in particolar modo gli incarnati dei volti, in dirompenti contrasti di luci e ombre. Guardando sempre più attentamente le opere, notiamo con stupore come dai primi quadri in leggero bassorilievo, l’artista abbia continuato a creare le sue opere “in negativo”, cioè con le varie masse dei volti scavati, invece che emergenti dal fondo, a significare anche simbolicamente, nelle intenzioni dell’artista, il “vuoto materialistico dei nostri tempi”.

Un’esperienza diversa dal solito, sia per chi ha assistito, sia per l’autrice delle opere: ogni formella il cui tema era introdotto dall’artista, era seguito dagli interventi delle sue alunne, che coglievano il senso profondo di ogni quadro, sperimentando al tempo stesso nuovi ed appropriati vocaboli consoni a descrivere al meglio le sensazioni che traevano dalla visione.

Il risultato si può definire un’opera d’arte, in cui Robin Alice Beattie ha potuto esprimere una personale visione nata a partire da una riflessione comune sui racconti evangelici.
Attraverso le sue opere ognuno di noi ha così ripercorso la “Via Crucis” come “Via Lucis”, potendo meditare e contemplare l’opera dell’amore, contemplare nel volto del Signore tutte le donne e gli uomini della terra che soffrono e muoiono e scoprire come la pace vinca sulla violenza e l’amore vinca sulla morte.

Maurizio Enrico Villa

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