Lecco, 23 marzo 2019   |  

Sindaco Brivio: L’autonomia delle Regioni e un ruolo chiaro alle Province

Il primo cittadino e presidente dei Comuni lombardi: "C’è il dovere di una scelta decisiva e operativa".

Brivio anci

Virginio Brivio, sindaco di Lecco e presidente di Anci Lombardi, interviene sul tema della necessità di una riorganizzazione degli enti intermedi.

Un viaggio programmato nei piccoli comuni della Lombardia. Come Presidente dell’ANCI Regionale l’obiettivo di questi incontri è soprattutto quello di conoscere e fotografare lo status economico, sociale ed amministrativo di enti che restano un caposaldo istituzionale e democratico. Sono comuni gestiti con la passione ed il sacrificio degli amministratori e che vanno sostenuti nella loro politica di soddisfazione di bisogni crescenti e molteplici.

Ieri pomeriggio saremo a Bellano (programma) e se mi chiedete cosa ci azzecchi con Lecco posso rispondere che un comune capoluogo deve avere una visione del suo teatro urbano, anche nella prospettiva di quella sintesi gestionale di servizi fondamentali che è una delle vie maestre per ridurre i costi e aumentare l’efficienza.

L’occasione è utile anche per toccare due argomenti che sono il crocevia istituzionale per quella riforma che darebbe giovamento anche ai Comuni che sono, per ragioni intuibili, il mio “terreno” preferito.

Mi riferisco anche ad una maggiore autonomia delle Regioni che vivono una situazione di stallo e che con la Lega al Governo, forse, si pensava ad una forte accelerazione.

Sulla sorta di un referendum popolare il peso contrattuale (a proposito di… contratti!) non ha precedenti così favorevoli, anche in senso politico, se solo si pensa che alla Lombardia e al Veneto si è aggiunta l’Emilia Romagna e via via, con motivazioni diverse, si assiste alla corsa di altre Regioni.

Il secondo argomento riguarda il ruolo della Provincia che non può restare nel limbo istituzionale ma deve trovare una sua fisionomia, una sua autonomia finanziaria e ritrovare quel ruolo di coordinamento dell’attività dei Comuni (in particolare proprio i comuni piccoli), senza il quale i centri cosiddetti minori faticano, come si dice, a mettere insieme il pranzo con la cena.

Tra l’abolizione delle Province, venuta meno, e quella sorta di agonia nella quale provano a resistere, c’è il dovere di una scelta decisiva e operativa, altrimenti anche la nota politica delle strade e dell’edilizia scolastica, figlie ancora della legge del 1935, rischia di consegnarci una viabilità precaria e disagevole e istituti nei quali guardi in alto non per imparare a lanciare lo sguardo, ma per vedere… se cade il soffitto.

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