Milano, 09 aprile 2017   |  

Si apre la Settimana Santa, Scola: regnare è servire

L’Arcivescovo riflette sulla liturgia odierna e sul gesto di Maddalena che lava con le sue lacrime i piedi di Gesù.

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Ogni anno la Chiesa, con la liturgia della Domenica delle Palme, ci introduce nei giorni santi della passione, morte e risurrezione dell’atteso Signore. La tradizione ambrosiana chiama “settimana autentica” quella che oggi ha inizio. Autentica, cioè vera, paradigmatica. È, infatti, la settimana più importante dell’anno, da cui, in un certo senso, derivano tutte le altre settimane, ritmate dalla domenica, giorno del Signore Risorto.

Riviviamo oggi la gioia di Gerusalemme per l’arrivo del Messia: «Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme» (Zc 9,9). «La grande folla... uscì incontro a lui gridando: “Osanna”» (Gv 12,12). È una gioia molto esplicita, vissuta nei cuori e manifestata apertamente dagli uomini e donne di quel tempo, compresi i bambini. I contemporanei di Gesù lo aspettavano come un re-liberatore.

Ma di quale regalità si tratta? Né la folla che gli va spontaneamente incontro al suo ingresso in città, né i suoi discepoli, lo capiscono. Nonostante la profezia di Zaccaria, che aveva parlato di un re «umile, che cavalca un asino, che annuncia la pace» (Zc 9,9b.10b), «non compresero» (Gv 12,16a). Sia la folla che i suoi sono vittima di un grande equivoco. Solo qualche giorno prima invece Maria, la peccatrice, aveva capito. Dopo aver “sciupato” un unguento preziosissimo per cospargere i piedi di Gesù, li aveva lavati con le sue lacrime. Aveva intuito che la regalità del Messia implicava la morte come dono totale di sé.

«La gioia - scrive genialmente Claudel nel suo dramma La scarpina di raso - è madre del sacrificio», cioè del dono commosso di sé per l’altro. Si potrebbe anche dire che solo la gioia che viene da questa offerta totale permette di generare, cioè di dare la vita, come fa Gesù sulla Croce per noi. Sono numerose le implicazioni contenute in questa costatazione per la nostra società così povera di figli e di autentica educazione. Regnavit a ligno Deus, canteremo tra qualche giorno, il Venerdì Santo. Il trono dal quale Dio regna è la Croce di suo Figlio.

La liturgia ambrosiana per la Domenica delle Palme propone inoltre il brano di Isaia dedicato al Servo sofferente. Regnare è servire. Ce lo ha ricordato anche papa Francesco nella sua recente visita a Milano: «Oggi sembra che tutto debba “servirci”, come se tutto fosse finalizzato all’individuo: la preghiera “mi serve”, la comunità “mi serve”, la carità “mi serve”. Questo è un dato della nostra cultura. […] la strada giusta va al contrario: nella preghiera servo, nella comunità servo, con la solidarietà servo Dio e il prossimo» (Incontro con i sacerdoti e i consacrati, Duomo di Milano, 25 marzo 2017).

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