Lecco, 07 settembre 2017   |  

Servizi sociali, Gabriele Marinoni risponde a Mauro Piazza

Il presidente di Confcooperative: "Consolida non è un’impresa monolitica che monopolizza il mercato grazie alla sua irruenza ma l’espressione di una capacità di fare rete di ben 24 cooperative locali".

marinoni gabriele

Egregio Direttore,
reagiamo a quanto pubblicato la scorsa settimana dalla vostra testata in riferimento al presunto dualismo tra l’Azienda Speciale Rete salute ed il nostro associato Consorzio Consolida in un’intervista al Consigliere Regionale Mauro Piazza.

Siamo rimasti molto colpiti dalle dichiarazioni del Consigliere non tanto quando esprime legittimamente il proprio punto di vista sull’auspicato bisogno di far convergere le scelte politiche delle amministrazioni comunali della nostra Provincia, alla luce della nuova riforma socio sanitaria, bensì per le modalità poco rispettose con cui ci pare svilisca il ruolo giocato dalla cooperazione sociale in questi anni per costruire bene pubblico.

Concordiamo con Piazza infatti quando auspica una maggiore convergenza interdistrettuale a livello programmatorio e che sia finito il tempo delle rivendicazioni campanilistiche che hanno caratterizzato il dibattito di questi anni, tra l’altro più nelle affermazioni di principio che nella realtà della gestione dei servizi. Ci pare infatti che al di là delle diverse scelte gestionali, da considerarsi tutte legittime, il nostro territorio abbia sempre saputo esprimere un’eccellente capacità di integrazione delle politiche di welfare. Ne sono esempio le scelte compiute in questi anni per governare il sistema dei servizi rivolti alle fasce di popolazione più fragili delle nostre comunità come le persone diversamente abili, gli adulti in difficoltà i minori con disagio e difficoltà nell’apprendimento.

Detto questo fatichiamo a ritrovarci con le semplificazioni proposte dal Consigliere Regionale quando riassume il dibattito sulle possibili forme gestionali del nostro territorio con un presunto dualismo tra Retesalute e Consolida.

In primis vorremmo ricordare che Consolida opera in co-progettazione con tutte e tre le forme di gestione (Bellano, Lecco e Merate) probabilmente a conferma della sua capacità di esprimere servizi di qualità e soprattutto di farsi carico con le amministrazioni comunali di una responsabilità sociale verso i bisogni del territorio. Risulta improprio per questo mettere sullo stesso piano l’azienda pubblica meratese con il consorzio della cooperazione sociale che si attiva in qualità di partner qualificato su bandi promossi da tutte le amministrazioni pubbliche singole o in forma associata della nostra provincia (Retesalute compresa!).

Ci permettiamo di aggiungere poi che Consolida non è un’impresa monolitica che monopolizza il mercato grazie alla sua irruenza ma l’espressione di una capacità di fare rete di ben 24 cooperative locali che compiono investimenti per le nostre comunità offrendo un lavoro stabile e dignitoso a quasi 2000 persone (1.934 nel 2016), l’ottanta per cento delle quali donne. La cooperazione sociale rappresentata da Consolida non ha ridotto i livelli occupazionali durante la crisi (+12,5% dal 2011 al 2016), non ha delocalizzato o ridimensionato le proprie imprese ma ha investito e portato nei diversi contesti risorse aggiuntive ai servizi del territorio per oltre 10.000.000 di euro negli ultimi dieci anni.

E’ l’espressione evidente di una buona sussidiarietà che ha saputo dare risposte alle fasce più deboli, realizzando centinaia di inserimenti lavorativi di persone svantaggiate (132 solo nel 2016) ed offrendo prospettive e possibilità a centinaia di famiglie.

Che l’espressione “sussidiarietà”, tanto sbandierata nel recente passato, sia passata di moda?
Cosa deve essere fatto ancora per ottenere il rispetto che qualunque sistema di imprese serio merita quando costruisce bene comune per le proprie comunità?

È proprio a partire dalla valorizzazione della ricchezza sociale ed imprenditoriale rappresentata da questo sistema che a nostro avviso debba essere guardato con ottimismo il futuro del nostro sistema di welfare.

La complessità dei bisogni sociali in costante evoluzione richiede nuove risorse e capacità di risposta che il sistema pubblico non sarà mai in grado di assicurare ai propri cittadini se non attraverso l’attivazione professionale e solidale di un privato sociale coinvolto e responsabile e più in generale della comunità tutta (imprese, scuole, associazionismo, cittadini).

È di questo che vorremmo si parlasse nel dibattito politico in corso per immaginare forme di gestione che sappiano integrare le diverse risposte, ottimizzare le risorse e coinvolgere in forma attiva e trasparente tutti gli attori pubblici e privati in gioco.

Qualunque siano le forme di gestione che si vorranno scegliere, l’esito della sfida che il tempo ci pone sarà determinato dalla capacità di tenere insieme queste dimensioni.

Il presidente di Confcooperative dell'Adda
Gabriele Marinoni

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