Lecco, 14 gennaio 2019   |  

Sempre da indicare l’ammontare del plafond nella dichiarazione d’intento

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

È comunque ammessa la successiva rettifica in aumento o in diminuzione

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Gli esportatori abituali devono programmare la tempestiva predisposizione delle dichiarazioni d’intento, qualora intendano avvalersi nel 2019 della facoltà di acquistare beni e servizi o importare beni senza pagamento dell’IVA ex art. 8 comma 1 lett. c) del DPR 633/72.

Nella compilazione delle stesse è opportuno porre particolare attenzione all’importo del plafond che si intende utilizzare.

Ai sensi dell’art. 1 comma 1 lett. c) del DL 746/83, l’esportatore abituale che vuole esercitare la predetta facoltà è tenuto a redigere la dichiarazione d’intento e a:
trasmetterla telematicamente all’Agenzia delle Entrate che rilascia apposita ricevuta;
consegnarla o inviarla unitamente alla ricevuta al proprio fornitore, il quale ha l’obbligo di verificare l’avvenuta trasmissione della dichiarazione d’intento all’Agenzia delle Entrate prima di effettuare l’operazione in regime di non imponibilità IVA (circ. Agenzia delle Entrate n. 31/2014).

Per la predisposizione della dichiarazione d’intento si deve utilizzare il modello approvato con il provv. Agenzia delle Entrate n. 213221/2016. In un’apposita sezione del sito dell’Agenzia delle Entrate sono disponibili il software di compilazione denominato “Dichiarazione di Intento (IVI15)” e il relativo software di controllo. La trasmissione telematica della dichiarazione d’intento all’Agenzia delle Entrate può avvenire direttamente, se il soggetto è abilitato ai servizi Entratel o Fisconline, oppure avvalendosi di un intermediario abilitato (art. 3 commi 2 e 3-bis del DPR 322/98).

Nella compilazione del citato modello è richiesto, fra l’altro, di indicare se la dichiarazione d’intento si riferisce:
a una sola operazione specificandone l’importo;
a una o più operazioni fino a concorrenza dell’ammontare indicato, il quale può essere un valore presunto pari alla quota parte del plafond che si stima venga utilizzato nel corso dell’anno verso quel fornitore o all’importazione (circ. Assonime n. 20/2017 e interrogazione parlamentare n. 5-10391/2017).

All’esportatore abituale è sempre richiesto, dunque, di indicare l’importo del plafond utilizzabile. A differenza di quanto era previsto nel precedente modello per le operazioni effettuate sino al 28 febbraio 2017 (provv. Agenzia delle Entrate n. 159674/2014), non è più possibile riferire la dichiarazione d’intento a un determinato periodo senza precisare il relativo plafond.

La prassi amministrativa ha ammesso, comunque, l’emissione di dichiarazioni d’intento nei confronti di più fornitori anche per un importo complessivo superiore al plafond disponibile, considerato che quest’ultimo si esaurisce in base agli acquisti effettivi (risposte Agenzia delle Entrate n. 27195/2017). Una volta consegnata la dichiarazione d’intento al fornitore, è consentita, inoltre, la rettifica in aumento o in diminuzione dell’importo del plafond indicato oppure la revoca del documento.

Qualora, nello stesso periodo di riferimento, l’esportatore abituale intenda acquistare beni e servizi senza applicazione dell’IVA da un fornitore per un importo superiore a quello indicato nella dichiarazione d’intento presentata, è necessario produrne una nuova ove indicare l’ulteriore ammontare sino al quale si intende acquistare senza versamento dell’imposta (es. ris. Agenzia delle Entrate n. 120/2016).

Al contrario, nel caso l’esportatore abituale sia intenzionato a rettificare in diminuzione l’importo del plafond indicato nella dichiarazione d’intento o revocare la stessa non sono previste formalità particolari (es. circ. Agenzia delle Entrate n. 41/2005). Appare prudente, però, rendere nota al fornitore la volontà di revocare il citato documento utilizzando strumenti che consentano di provare l’avvenuta comunicazione (es. PEC). La revoca produce effetti immediati o, quanto meno, dal momento in cui è portata a conoscenza del fornitore (Cass. n. 5174/2017).

Nell’interpello n. 954-6/2018, l’Agenzia delle Entrate ha precisato, altresì, che l’esportatore abituale può manifestare al fornitore, anche attraverso comportamento concludente, la volontà di non utilizzare il plafond per alcune operazioni senza revocare del tutto la dichiarazione d’intento presentata. Al di fuori di un contesto di frode, in tale ipotesi il comportamento dei predetti soggetti non costituisce una violazione sanzionabile.

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20 Febbraio 1830  Antonio Rosmini, sacerdote e filosofo, fonda l'Istituto della Carità al Sacro Monte di Domodossola.

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