Lecco, 22 maggio 2018   |  

Santa Veronica Giuliani: santa di ieri per l’uomo contemporaneo

di Ugo Baglivo

Incontro di approfondimento e visione del film documentario

C’è una santa dei Cappuccini la cui vita mistica è forse ancora più straordinaria di quella di padre Pio da Pietrelcina, anch’egli cappuccino: padre Pio è il santo “gigante” del XX secolo, come la Santa Veronica Giuliani è “gigante” nel secolo XVII. La sua spiritualità è tornata di attualità – dopo lungo oblio - quando , anche per impulso dell’Ordine, ma con riconoscimenti di papi e cardinali di S.R.Chiesa, si chiede che la santa mistica venga proclamata “dottore della Chiesa universale”. Dottore della Chiesa? Una santa monaca chiusa per cinquant’anni nel chiostro? Una santa la cui dottrina viene solo da visioni mistiche, che punteggiano tutta la sua vita, e non da cattedre accademiche, che rimangono sempre comunque di spessore umano!

Per la presentazione a Lecco del messaggio di S. Veronica Giuliani, i Cappuccini di Viale Turati hanno consentito l’operazione ospitando al Cenacolo Francescano l’iniziativa; ma l’input è venuto dalla Chiesetta di S. Padre Pio al Caleotto, dove opera un sacerdote esorcista per la zona di Lecco, don Enrico Panzeri, e dove fanno capo i fedeli del gruppo di “Evangelizzazione e Testimonianza”. Il Centro Culturale S. Nicolò ha aderito all’iniziativa, per la divulgazione della “via santa” come alternativa valida nell’attualità di un mondo senza certezze, se non quelle del razionalismo, anch’esso caduto in disuso, e dell’edonismo sempre imperante.

Al Cenacolo Francescano c’è stato prima un approfondimento dottrinale, lunedì 14 maggio u.s., tenuto dallo stesso don Panzeri; poi lunedì 21 maggio (cioè ieri) si è avuta la proiezione del film-documentario, intitolato “Il risveglio di un gigante”, del regista di Vimercate Giovanni Ziberna, coadiuvato dalla moglie Valeria Baldan. Essi hanno fondato da qualche anno a Gorizia la “Sine Sole Cinema”, casa di produzione cinematografica, per realizzare gli insegnamenti ricevuti dal loro maestro di regia Ermanno Olmi. Proprio durante le riprese del docu-film, Ziberna, che era ateo e non battezzato, si è convertito al Cattolicesimo osservante e militante. S. Veronica Giuliani, di cui il film tratta, ha ancora operato qualcosa di straordinario su di lui; non diciamo propriamente un miracolo!

Doveva esserci proprio il regista Ziberna a Lecco, ieri sera, a introdurre l’argomento e a presentare anche gli aspetti tecnici del film-documentario sulla santa mistica; ma un contrattempo (non si è saputo di che genere) lo ha tenuto lontano. E’ stato sostituito egregiamente da quel don Panzeri della Chiesetta del Caleotto, che aveva preparato l’uditorio la settimana precedente.

Ma chi è questa Santa Veronica Giuliani? Chi scrive ha sempre pensato che la santità si acquisisce con fatica (cioè con merito umano) e che “non si nasce santi ma si diventa”. Invece alcuni santi, come Padre Pio e ancor più Santa Veronica, sono santi per “grazia” operante su di loro fin da bambini: Padre Pio comincia ad avere visioni mistiche a otto anni, S. Veronica è colta da particolare grazia fin dai suoi tre anni, quando scherza con Gesù Bambino che è in compagnia della Madonna, ed ella chiede a Maria di lasciarglieLo tenere in braccio per darGli da mangiare e trastullarLo teneramente. La santità è sì merito e fatica umana; ma è soprattutto “grazia”, cioè dono gratuito dato da Dio; come la fede: non è merito nostro credere, quanto dono dello Spirito Santo.

La santa mistica, in tutta la sua vita, unisce le visioni di realtà superiori con le sofferenze e le mortificazioni umane che ella si impone continuamente: fin da giovane si bruciava volutamente parti del corpo, per soffrire come Gesù; camminava spesso sulle ginocchia, disegnava in terra croci con la lingua, si pungeva con gli spini, aspettando che – nella Settimana Santa – il Signore le apparisse coperto di piaghe.

La sua fede era anche basata sulla carità: figlia di un funzionario di stato che divenne perfino “sopraintendente” del Ducato di Parma, ella mostrava da sempre compassione per i “poverelli” e donava loro quanto aveva e poteva. La sua fede (e grazia) non la lasciava indenne dalle tentazioni umane: non solo da giovane, quando il padre la voleva sposa e non monaca, e permetteva che alcuni giovani maschi di buona famiglia la corteggiassero con insistenza; ma soprattutto da monaca (monaca della più stretta clausura) fu minacciata in tanti modi dal demonio, che le appariva per spaventarla e indurla al Male.

Nata nel 1660 a Mercatello sul Metauro (diocesi di Urbania, nei dintorni di Pesaro) nel 1677, a diciassette anni finalmente riuscì ad entrare in convento: nel monastero delle Cappuccine di Città di Castello (Perugia); e lì vi rimase – monaca e poi badessa – per cinquant’anni fino alla morte, avvenuta nel 1727. Ella conobbe tutti i sacrifici dell’essere serva delle sue consorelle, cuoca, inserviente per le pulizie, prima di essere riconosciuta come maestra delle novizie e poi votata come superiora. E anche da badessa, si ricorda di lei la bontà e misericordia, e mai l’austerità per gli altri ma sempre quella verso se stessa.

Non sono le sue visioni frutto di fantasia, fantasticherie di una esaltata, come potrebbe sembrare ad un occhio superficiale, o a questo nostro secolo tanto legato al concreto e solo al concreto. Come Padre Pio, ella ebbe ai suoi tempi tutte le verifiche, da parte del suo vescovo primo tra tutti, che fu severo con lei anche per ordine del Santo Uffizio di Roma, a cui il vescovo si era rivolto per poter “trattare” questo caso straordinario, noto anche fuori dal convento.

Ma non solo visioni! La santa fu onorata dal Signore delle “sacre stimmate” (visibili e dolorose) impresse sulle sue mani e sui suoi piedi e nel suo petto; i medici curavano le ferite e ponevano sigilli con guanti alle mani e speciali calzari ai piedi, ma quelle ferite invece che guarire si ingrandivano di più. La santa fu onorata anche delle ferite al capo, come quelle di Gesù con la corona di spine. Fu provata inoltre dai superiori nella pazienza, oltre che nella sofferenza che Gesù le aveva donato concedendole le sue piaghe: le fu tolto l’ufficio di maestra delle novizie, fu segregata in cella a pane e acqua per giorni e mesi, fu perfino dichiarata scaduta dal diritto di voto attivo e passivo; fu trattata come una folle, o peggio come simulatrice e bugiarda.

Quando morì, dopo essere stata badessa per 11 anni, le furono trovati sul cuore (fisicamente) scolpiti i segni della passione di Cristo, come ella aveva raccontato nel suo “Diario” scritto per ordine della Madonna. Il suo “Diario”: 22000 pagine di scritti, in cui la santa si rivela nel suo misticismo, quanto nella sua dottrina, nata non da scuola o da cultura impartita, ma da grazia e rivelazione divina. Fin da giovanissima leggeva testi in latino senza averlo mai studiato! Il “Diario” racconta ben 34 anni di vita monacale; negli ultimi sette anni fu dettato direttamente dalla Madonna, che usa i pronomi di seconda persona e non quelli di prima: la Madonna dialoga con la monaca e le comunica le Sue verità.

Papa Leone XIII, quello della Enciclica Rerum Novarum, disse di Santa Veronica Giuliani: “nessuna creatura umana, tranne la Madre di Dio, fu ornata più di lei di doni soprannaturali”.

Ultima annotazione, forse la più importante: negli scritti di S. Veronica, Maria la Tutta Santa si presenta all’umanità come “Corredentrice” e “Mediatrice” di tutte le grazie. Forse è qui un segno ulteriore dell’attualità della riscoperta di questa santa del passato, che vuole parlare all’umanità di oggi. Siamo forse di fronte alla richiesta di un nuovo dogma da proclamare: dopo l’Immacolata Concezione, e dopo l’Assunzione, la verità di Maria “Mediatrice di tutte le grazie”, perché così la volle e la vuole Suo Figlio, che è Dio.

Al mondo d’oggi, perso dietro il tecnicismo dell’elettronica, e credente alla sola scienza, queste rivelazioni che mostrano una “via religiosa” per l’esistenza umana sono un richiamo forte e provvidenziale: c’è qualcosa (o Qualcuno) sopra le dottrine umane, sopra la tecnologia tuttofare, sopra l’uomo semplicemente ed evidentemente.

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23 Settembre 1943 Salvo d'Acquisto si offre in cambio della vita di 22 civili rastrellati dai tedeschi per rappresaglia contro un attentato compiuto il giorno prima, viene fucilato a Roma, in località Torrimpietra. Riceverà la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

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