Lecco, 22 agosto 2018   |  

Santa Rosa da Viterbo. Tra storia e tradizione

di Gabriella Stucchi

La devozione verso santa Rosa è descritta con particolari interessanti che mettono in luce la vita semplice e umile di questa ragazza di soli diciotto anni, animata da una fede profonda.

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L’autrice, Beatrice Immediata, religiosa nella Congregazione delle Figlie di san Paolo, inizia con la descrizione dei luoghi in cui la Santa ha vissuto.

Viterbo è una città importante per molti aspetti religiosi, politici, soprattutto storici, in quanto le origini risalgono agli Etruschi, che regnarono dall’VIII al III secolo a. Ch. circa, raggiungendo un alto livello culturale, di cui rimangono le tracce, come le tombe scavate nel tufo e i loro affreschi.

Un’altra particolarità della regione sono le sorgenti termali, di cui la più famosa è quella del Bulicame, un antico cratere naturale da cui sgorga un’acqua sulfurea a 58° di temperatura.

Viterbo fu pure sede del Papato dal 1257 al 1281. Papa Alessandro IV si trasferì per sfuggire a problemi con la borghesia romana. È celebre la Loggia delle benedizioni. Qui si tenne il primo e più lungo conclave della storia della Chiesa, che durò dal 1268 al 1271, con l’elezione di Gregorio X. Nel 1281 fu eletto Martino IV, ma da allora Viterbo non fu più sede papale

Un altro aspetto importante è il fatto che il territorio è attraversato dalla Via Francigena, percorsa dai pellegrini diretti a Roma o a San Giacomo di Compostela.

“Rosa, una figlia del popolo” è il titolo del II capitolo e l’autrice espone le poche notizie che riguardano la santa, nata intorno al 1233 e morta nel 1251. Secondo una fonte che risale al 1400-1450 circa, Rosa, diciassettenne, malata, ebbe una visione dalla Vergine Maria che le ordinava di indossare una tunica da penitente e di annunciare il Vangelo per le strade. Rosa si recò presso i Frati Minori Francescani a Viterbo, dove fu rivestita del saio, con il voto di verginità. Così appartenne al Terz’Ordine di San Francesco, che le permetteva di restare in famiglia, ma comportava doveri di apostolato. Iniziò così il suo apostolato itinerante, che seguiva lo spirito di san Francesco, che parlava di povertà, solidarietà con chi è nel bisogno, amore verso Dio e verso il prossimo. Fu seguita da molti, ma anche perseguitata, al punto che fu allontanata da Viterbo, probabilmente da alcuni eretici, e destinata, con la famiglia, a Soriano nel Cimino. Si racconta che qui si verificarono alcuni miracoli, grazie alla sua preghiera. L’autrice cita i più noti, avvertendo però che bisogna distinguere tra racconto e realtà.

Rosa ritornò a Viterbo dopo la morte di Federico II e chiese di entrare nel Monastero delle monache Clarisse, ma non fu accolta, col pretesto che il numero delle monache era al completo. Su questo l’autrice esprime alcune riserve. Rosa visse quindi nella sua casa, con gravi disturbi dovuti alla malformazione dello sterno. Morì il 6 marzo 1251e “cominciò subito a risplendere per i miracoli”, così che fu richiesta in brevissimo tempo la sua canonizzazione.

La breve vita di Rosa (diciotto anni) aveva lasciato una traccia indelebile nei concittadini, che le dedicarono festeggiamenti ogni anno. Famosa quella del 4 settembre 1258 che ricorda la traslazione del corpo di santa Rosa dalla chiesa di Santa Maria in Poggio al Monastero delle Clarisse, dove non era stata accolta da viva. Questo alla presenza di autorità, tra cui il papa Alessandro IV.

Il Santuario, l’antico monastero e la vicina casa dove è nata e vissuta santa Rosa oggi sono un unico grande complesso, centro di spiritualità per tutta la città di Viterbo.

La santità di Rosa, già affermata dal popolo, è stata riconosciuta dalla Chiesa, anche nella liturgia. Nel 1922 Benedetto XV proclamò Rosa patrona della gioventù femminile di Azione Cattolica.
Anche l’arte si è interessata alla figura di santa Rosa, specialmente nel territorio viterbese, attraverso affreschi, dipinti, sculture, monumenti. Nota è l’immagine tratteggiata da un ignoto autore contenuta nel Codice membranaceo risalente all’epoca vicina a quella in cui visse Rosa. Il culto per santa Rosa ha trovato espressione anche nella musica, con due oratori, uno del 1693 e l’altro del 1726.

Anche nel folklore troviamo riscontro dell’affetto per santa Rosa: con la “processione” si iniziò a portare per le vie l’immagine o una statua della Santa su un baldacchino illuminato. Oggi è rimasta la Macchina di santa Rosa, con forme artistiche rilevanti, al punto da interessare anche l’UNESCO. Dal 1978 si è formato un sodalizio dei Cavalieri o Facchini di santa Rosa e nel 2013 la festa della Santa è stata inserita dall’UNESCO nel “Patrimonio orale e immateriale dell’umanità”.
Un evento interessante del folklore viterbese è “San Pellegrino in fiore”, manifestazione che avviene gli ultimi tre giorni di aprile di ogni anno con migliaia di fiori colorati e piante che adornano piazze, vicoli, palazzi, fontane della città.

La devozione verso santa Rosa è descritta con tanti particolari interessanti e curiosi che mettono in luce come la vita semplice e umile di questa ragazza di soli diciotto anni, animata da una fede profonda, abbia toccato il cuore della gente di Viterbo (e non solo) con i suoi interventi miracolosi, suscitando una venerazione ininterrotta nei secoli.

Beatrice Immediata “Santa Rosa da Viterbo” – Tra storia e tradizione – Paoline – euro 11.00

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