Milano, 27 giugno 2017   |  

Ritornano i figli, pardon… i nipoti dei fiori

di Marisa Gorza

Petali e foglie colorati sbocciano su abiti e accessori ed è subito voglia d’estate e di musica sotto le stelle

ERMANNO SCERVINO fiori

Il fiore di qualcosa, per definizione, ne è  la parte migliore, la più completa, la più vitale. Così come la giovinezza è il fior-fiore, ovvero, la primavera della vita. Sarà per questo che con l'arrivo della bella stagione  e della fioritura si rinnovano le emozioni, la curiosità e l'entusiasmo  degli anni verdi. Nuove lusinghe e sogni, nuovi boccioli-speranze per abbellire il solito tram-tram. Ma a proposito di sogni, vagheggiavano un mondo migliore, senza guerre, senza barriere gli Hippies che si identificavano, appunto, come “I figli dei fiori”. Erano gli anni tra i '60 e i '70 e gruppi di giovani partecipavano ai mega concerti di Woodstock e altrove, ascoltando i testi delle canzoni che esortavano  “make love not war” e “all you need is love”, mentre  dalle nostre parti si rispondeva  con un “mettete dei fiori nei vostri cannoni”.  Quella generazione dava vita ad una forte controcultura che rifiutava i valori costituiti e promuoveva il libero pensiero  e la forza degli ideali. Anche se quegli stessi  ideali finirono a volte per essere traditi, il loro messaggio segnava  un profondo cambiamento negli usi e nei costumi della società occidentale.

MOTIVI FIORIPetalo dopo petalo

Le speranze e le utopie però non si percepivano solo nei  dibattiti, nei raduni e negli scritti, anche il modo di vestire rispecchiava l'amore per la natura e la spontaneità. I fiori sbocciavano ovunque: tra i capelli, sui lunghi vestiti delle fanciulle, sulle camicie dei giovanotti ribelli e romantici, o ricamati sui jeans scampanati all'orlo. Fiori come tanti piccoli  messaggeri di positività. Non voleva certo essere uno stile codificato, ma lo diventava malgrado l'avversione degli Hippies per le regole. Oggi riproposto attraverso un'ottica più disincantata. Senza dimenticare che petalo dopo petalo il fiore si è pur sempre rivelato complice della moda, anche (e soprattutto) quella con la M maiuscola...

7 proposte in fiore

Non c'è stilista o grande nome del fashion che anche per questa stagione, appena sbocciata, non abbia sparso manciate “profumate” sulle sue proposte. Una sorta di “flower therapy” dagli immediati effetti benefici.

1 Spirito bohémien. Sulla lunga scia e sugli umori di Woodstock nasce, negli anni '90, il Coachella Festival, evento famoso per ospitare artisti alternativi. Diventato via via l'appuntamento più cool di ogni primavera,  catalizza l'attenzione dei media che seguono i global  influencer e ne immortalano gli outfit dal più ricercato stile Seventies. Sull'onda della tendenza Motivi suggerisce alcuni pezzi per un total look dallo spirito bohémien tra i quali il maxi dress flower print, in un delicato tessuto georgette, dalle maniche a campanula e ampia scollatura sulle spalle.   

2 Suggestioni streetwear. Come possiamo definire  la giacca monopetto di Ermanno Scervino Uomo in tessuto gobelin che riproduce ortensie  e ramages a ghirigori: couture o hippie chic? Certamente il taglio slim-fit e l'aplomb sono perfettamente sartoriali, ma l'accostamento dei toni variati dal celeste al rosa antico e l'abbinamento   con  pantaloni in felpa leggera, la rende disinvolta e richiamata a suggestioni streetwear. L'ulteriore tocco da dandy anticonformista è dato dalle scarpe a pantofola in pendant con il capospalla. Una vera chicca di eleganza bucolica.

3 Scia onirica. Sono in gobelin a motivo floreale anche gli accessori della collezione donna di Ermanno Scervino, sia la classica decolletée dal tacco svettante in cuoio, sia la pochette con tanto di catena dai bagliori platinati. Una ricerca della bellezza che per le ore della sera si sublima in sogno. Organze di seta DG2160B 1300 8Gcreano abiti dalla impalpabile leggerezza e colpisce particolarmente quello in un nero grintoso,  addolcito da corolle similvere che richiamano la magia delle rose black baccara. Al suo passaggio la toilette lascia una scia onirica, un po' gotica, un po' da  dark lady.

4 Corolle naif. Il corpino minuto dell'esemplare abito di Alberta Ferretti è dipinto e ricamato a fiorellini naif che ricordano quelli lavorati all'uncinetto che componevano, come frammenti di un  puzzle, gli scialli delle hippie più convinte. Ma la gonna, importante e teatrale, è costruita in un'area nuvola di chiffon a balze e strati sovrapposti.  Ne scaturisce una silhouette languida e passionale che parla di una femminilità  consapevolmente dichiarata...L'andatura è rilassata e cammina sulle mules in variazioni ricamate a fiori, naturalmente.

5 Seventies rockers. Allude  alle mitiche rock star degli anni '70  il  guardaroba maschile della primavera firmata Roberto Cavalli.  A cominciare dalla palette che sposa sfumature di blue con i toni della terra e intensi pastelli, mentre cotoni, sete e pellami formano un insolito  mix di trame. Fusione di sartoriale e giocoso nelle giacche da sera ed echi orientali nei kimono ricamati. Però a raccontare  la storia dei figli dei fiori sono le camicie stampate come  omaggi floreali e i jeans tutto un patchwork di denim ricamato a rose stilizzate, contornate di perline  navajo.

6 Mood nomade. Un melange di ispirazioni e influence: la donna di Roberto Cavalli, stilata da Peter Dundas, si veste combinando culture differenti in un mood nomade. Il patchwork, proprio quello inventato dai pionieri americani, è la chiave di un guardaroba giocato sugli armoniosi contrasti. Difatti file di perle colorate  assemblano i maxi abiti composti da frammenti di denim, velluti e trame ragnatela, mentre jeans grondanti decori sposano corsetti di fragile pizzo. Indispensabili gli zoccoli con la zeppa di matrice hippie, come la caterva di collane tribali.

7 Promesse d'amore. Gioiosi floral prints non sono certo una novità  nelle collezioni di Dolce&Gabbana che spesso traducono pensieri bucolici ed eco sostenibili sugli outfit. Questa volta fanno fiorire perfino lo sguardo con occhiali da sole(by Luxottica) dalla cornice ispirata al merletto della tradizione siciliana. Sull'ampio frontale a farfalla, tra preziosi cristalli Swarovski e intorno alle lenti di un nero misterioso, sbocciano rigogliose rose rosse. Come promesse d'amore e per sguardi da non dimenticare.

 Il festival che “rapì”Bob Dylan

Erano gli anni Sessanta, periodo di conquiste sociali che segnarono la storia. Alla fine del fatidico decennio, precisamente dal 15 al 17 agosto 1969, si tenne il famoso Festival di Woodstock. Il popolo del raduno cercava nella musica la liberazione dai dettami imposti dalla società. Un evento sconvolgente, irriverente, anticonformista che rese tutti, uomini, donne, giovani di ogni età, liberi di amare, di cantare, di esprimersi e soprattutto di...trasgredire. Gli artisti che si alternarono sul palco, diventati mitici, sono noti al mondo intero. Da Jimi Hendrix agli Who, dalla regina del folk  Joan Baez a  David Crosby, da Stills & Nash ai  Santana, passando per i Jefferson Airplane, Janis Joplin e molti altri.

Però ancora oggi, a distanza di quasi cinquant'anni, non sono stati perdonati i  grandi assenti, cioè i Beatles e Bob Dylan che, per quanto rappresentavano, avrebbero dovuto esserci. In particolare Dylan, il menestrello  che cantava “young are forever young”, rifiutò di partecipare. Tuttavia aderì ad un altro straordinario evento: il Festival dell'Isola di Wight, tenuto a sud dell'Inghilterra il 31 agosto. Quindi solo quindici giorni dopo il travolgente raduno americano, organizzato proprio nella sua cittadina natale e da lui snobbato.  Forse perché lontano da casa sentiva meno il peso delle aspettative? Forse perché era meno trasgressivo di quanto volesse far credere? Anche l'happening inglese diventò leggendario e in quell'occasione Bob Dylan finalmente conobbe i Beatles a lui già ideologicamente legati.

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