Lecco, 12 luglio 2018   |  

Riforma Rordorf: "necessari un cambio di approccio e un profondo rinnovamento culturale"

Questo il messaggio lanciato durante il convegno dei Giovani Commercialisti di Lecco

rordorf

di Eleonora Fumagalli

È una riforma, quella del diritto della crisi, che richiede un importante mutamento culturale di tutti operatori del settore - imprenditori, professionisti e magistrati. Questo uno dei temi trattati dal Dott. Renato Rordorf, ex Presidente aggiunto della Corte di Cassazione e Presidente della Commissione per la riforma delle Procedure Concorsuali, nel Suo intervento al convegno organizzato dall’Unione Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Lecco lo scorso martedì.

Una riforma attesa e stimolata da più parti: lasciar decadere la delega “significherebbe azzerare completamente tutto questo iter di riforma e necessariamente poi farlo ripartire sia pure da capo”. Una riforma che trova motivazione di base nella necessità di un approccio organico per il riordino di una materia caratterizzata dapprima da lunga stasi legislativa e solo recentemente dall’avvio di un’era di cambiamento. Una riforma che richiede - a parere del Dott. Rordorf, condiviso da più parti - un significativo periodo di vacatio legis volto a consentire, tra l’altro, la metabolizzazione dei contenuti ma soprattutto quel fondamentale mutamento culturale di tutti gli operatori che devono “assuefarsi a queste novità”.

Necessaria quindi un’operazione di crescita culturale da realizzarsi mediante la comprensione delle logiche sottostanti all’introduzione delle misure di allerta. Esse non sono da concepire come misure coercitive e depressive dell’autonomia imprenditoriale bensì come strumenti volti a facilitare la soluzione anticipata della crisi per la salvaguardia degli interessi del ceto creditorio e dei valori aziendali. Vi è quindi il riconoscimento di una maggiore responsabilizzazione (e non coercizione) per il debitore e dunque per gli organi della società tra i quali certamente gli organi di controllo: se vi sono difficoltà in grado di compromettere il going concern, gli amministratori devono farsene carico e lo devono fare tempestivamente (c.d. allerta interna).

Questo, sottolinea il Dott. Rordorf, è loro preciso dovere e non può che essere così: l’allerta deve venire prima dall’interno, con profonda consapevolezza e senso di responsabilità - anche civico -. L’allerta esterna dovrebbe infatti essere un’estrema ratio cui ricorrere solo nell’inerzia dell’imprenditore. Le misura di allerta non sono strumenti di intervento “per principio” ma devono essere attivati al rilevarsi di una situazione che lo rende effettivamente necessario, avendo sempre quale obiettivo primario la conclusione di un accordo tra debitore e creditori. Principi questi di fatto già esistenti nell’ordinamento vigente ma che vengono ora sistematizzati e formalizzati in un sistema di norme dedicate.

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

19 Luglio 1992 a Palermo, a pochi mesi dalla strage di Capaci, viene ucciso dalla mafia il procuratore della Repubblica Paolo Borsellino

Social

newTwitter newYouTube newFB