Lecco, 28 settembre 2018   |  

"Riflessioni da Pieve Torina, paese terremotato, comunità unita"

"Dopo il terremoto bisogna trovare il coraggio di ripartire: da dove? un passo alla volta, una sfida alla volta".

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Durante lo scorso fine settimana le associazioni lecchesi Maratona del Calcio e Amici del Venerdì hanno consegnato assieme ai rappresentanti degli amministratori dei Comuni di Lecco e Mandello del Lario alla comunità di Pieve Torina un pulmino che faciliterà gli spostamenti dei ragazzi e degli allenatori dell’associazione Football 3. Queste le riflessioni dell’Assessore Gaia Bolognini che, insieme al Consigliere Roberto Nigriello, ha partecipato alla consegna del piccolo bus.

“Ho sempre pensato al terremoto come al rumore assordante di un boato, alla percezione visiva di un muro che trema, ma un amico mi ha fatto capire che sbagliavo: il terremoto ha il sapore della saliva mista alla polvere. Credo sia un sapore acre e persistente che non dimentichi, ma che non puoi immaginare fintanto che non lo provi.

Un viaggio lungo quello con il pullman verso Pieve Torina, uno di quelli durante i quali la mente ha modo di riflettere sulle priorità della vita.

Descrivere le emozioni, i colori di queste terre del nostro Centro Italia così vive e così poco conosciute non è facile.

Di Pieve Torina rimane un centro storico completamente transennato, tutto blindato dalla zona rossa, edifici da abbattere o già abbattuti. Tra i cumuli di macerie si intravedono macchie di colore: sono pantaloni, oggetti della vita quotidiana, ricordi che non sono stati salvati. Accanto a quel che rimane del nucleo storico sono stati installati dei containers: sei accolgono il municipio, uno la protezione civile, uno la farmacia, tre la caserma dei carabinieri, uno un bar, uno il ginecologo... Tutti gli abitanti sono sfollati e ora vivono in casette temporanee, simili ai bungalow dei campeggi, strutture tutte uguali e ammassate su una collina... nulla di più diverso rispetto alle ampie case di sassi in cui gli abitanti vivevano...

Il racconto che il Sindaco Alessandro Gentilucci e Francesco Pastorella (capitano della Nazionale terremotati) ci fanno è lucido e molto crudo: parlano di uno Stato che li ha abbandonati, parlano di soldi degli sms solidali ancora bloccati in Regione, parlano delle scosse di terremoto che hanno cambiato le loro vite per sempre, parlano delle difficoltà e del coraggio di fare scelte non facili perché "I numeri non ci danno ragione: siamo 1.500 abitanti, il paese è composta da oltre 30 frazioni... chi investirà mai per ricostruire le vecchie case?". Parliamo di bambini, donne e uomini che rimangono in quei luoghi perché legati alle proprie radici, perché a terra per strada si trovano le noci cadute dagli alberi e le colline verdi riempiono l'orizzonte. L'aumento spaventoso di somministrazione di psicofarmaci è un indicatore forte, soprattutto perché interessa minori e donne.

Dopo il terremoto sono stati tutti sfollati sulla costa e ogni giorno un pulmino andava a recuperare i bambini e li portava a Pieve Torina, nel campetto di calcio dove si sono sempre allenati, macinando chilometri pur di non perdere questo appuntamento... che di quotidianità e abitudini se ne sono perse tante, troppe, almeno questo momento va salvaguardato... e allora ecco che arriva la solidarietà del nostro territorio e porta un pulmino nuovo per sostituire quello consumato in questi due anni, per permettere ai bambini del campetto di andare ad allenarsi e vincere le partite in trasferta.

Le mie figlie sono ancora piccole e quando hanno saputo che non sarei stata presente il weekend perché avrei fatto parte della delegazione che consegnava il pulmino hanno brontolato, ho spiegato loro che se dovesse mai capitare una tragedia simile a noi, spero che ci sarà qualcuno che porterà un pulmino che si riempirà di bambine festanti appena verranno aperti i portelloni...

Dopo il terremoto bisogna trovare il coraggio di ripartire: da dove? un passo alla volta, una sfida alla volta, anche se la capacità di resilienza è difficile da rinnovare perché mancano le forze per reagire, manca la speranza e le facce con gli occhi vitrei di chi non vede futuro sono difficili da far ritornare vive. A Pieve Torina ci provano, ricostruendo una scuola, ripartendo dai più importanti al mondo: i nostri figli.

Raccontare a parole il disorientamento e riuscire a trasmettere le emozioni e i sentimenti non è cosa facile, ma vorrei che donne e uomini, figli, mamme e papà di questa città pensassero a cosa farebbero loro se questa sera alle 21, mentre cenano, un terremoto interrompesse la loro vita quotidiana, se venisse strappata loro la possibilità di andare a scuola, al campo ad allenarsi dopo la scuola, in palestra, al bar con gli amici, a fare la spesa... tutto ridotto a polvere in pochi minuti. La vita quotidiana che ci fagocita e di cui spesso ci lamentiamo potrebbe sparire in un attimo e noi... da dove ripartiremmo?

Naturalmente non ho risposte, solo una riflessione: a volte mi scontro con coloro che si dilettano a gettare fango, coloro che non riescono mai a vedere il bicchiere mezzo pieno e vorrei che ci fosse la capacità di ricreare luoghi di pensiero, luoghi in cui guardarsi in faccia e dirsi che siamo fortunati non perché le cose sono perfette, è ovvio che dobbiamo fare tutto quanto in nostro potere per farle andare meglio, ma perché abbiamo solo l'imbarazzo delle scelta per costruire il futuro di questa città”.

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