Lecco, 03 settembre 2018   |  

Regole sul blocco delle compensazioni efficaci dal 29 ottobre

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

L’Agenzia delle Entrate ha approvato criteri e modalità per la sospensione delle deleghe contenenti compensazioni che presentano profili di rischio

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L’art. 37 comma 49-ter del DL 223/2006, introdotto dalla L. 205/2017, prevede che l’Agenzia delle Entrate possa sospendere, per 30 giorni, l’esecuzione del modello F24 per verificare se sussistono profili di rischio in relazione alle compensazioni.

Qualora, all’esito del controllo, il credito risulti correttamente utilizzato, il pagamento è eseguito, fatto che, in ogni caso, si verifica, in assenza di blocco, con lo spirare dei 30 giorni dalla presentazione della delega di pagamento con il modello F24.

In caso contrario, “la delega di pagamento non è eseguita e i versamenti e le compensazioni si considerano non effettuati”.

Nel corso di Telefisco 2018, era stato specificato che “la ripetizione del pagamento, se successiva alla scadenza prevista, debba essere sanzionata, se non accompagnata dal ravvedimento”.

Dunque, se può apparire ovvio che, se la compensazione viene bloccata, alcuna sanzione da indebita compensazione (art. 13 commi 4 e 5 del DLgs. 471/97) può essere irrogata, del pari si può sostenere che, fermo restando l’elemento soggettivo, quantomeno sotto il profilo della colpa, possono essere integrati gli estremi del tardivo/omesso versamento.

In data 28 agosto è stato pubblicato, sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, il provvedimento n. 195385/2018, con cui sono state diramate le disposizioni attuative della norma.

In primo luogo, i criteri che saranno utilizzati in vista del potenziale blocco riguardano:
la tipologia del debito pagato;
la tipologia del credito compensato;
la coerenza dei dati indicati nel modello F24;
i dati presenti in Anagrafe tributaria o resi disponibili da altri enti pubblici, inerenti ai soggetti indicati nel modello F24;
analoghe compensazioni effettuate in precedenza dai soggetti indicati nel modello F24;
il pagamento di debiti iscritti a ruolo ai sensi dell’art. 31 comma 1 del DL 78/2010.

Relativamente a quest’ultimo punto, si fa presente che vige il divieto di compensazione in presenza di ruoli scaduti di ammontare almeno pari a 1.500 euro, che, se violato, dà luogo ad una sanzione pari al 50% dell’importo del debito iscritto a ruolo sino all’ammontare del credito compensato.

Per l’utilizzo in compensazione di crediti per pagamenti di debiti iscritti a ruolo, i modelli F24 dovranno essere presentati esclusivamente tramite i servizi telematici messi a disposizione dalle Entrate.

Su potenziali situazioni di rischio, la Relazione tecnica al disegno di legge di bilancio 2018 riportava esempi quali il credito da compensare riferito ad anni risalenti e il soggetto titolare del credito non coincidente con quello che deve effettuare il versamento, ipotesi che riecheggia il caso dell’accollo fiscale, balzato agli onori della cronaca diverse volte.

Dalla casistica indicata nel provvedimento si può ipotizzare che la compensazione possa essere bloccata quando risultano precedenti, fiscali o, a maggior ragione, penali, su illeciti tributari specie se riguardanti l’indebita compensazione.

La sospensione della delega di pagamento, che non si può protrarre per più di 30 giorni, avviene comunque per il suo intero contenuto. Viene comunicata al soggetto che ha presentato il modello F24, il quale può inviare elementi informativi utili ritenuti necessari per la finalizzazione della delega sospesa. Inoltre, questi può anche decidere di annullare il modello F24 mediante l’apposita procedura telematica presente sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

A rischio anche le compensazioni con ruoli
Ove la compensazione non sia stata correttamente utilizzata, lo scarto viene comunicato indicandone la motivazione e il pagamento si dà per non eseguito (potranno, ma di ciò il provvedimento non parla, esserci come detto le sanzioni per tardivo versamento).

Per la ragione esposta, sembra potersi affermare che, a titolo prudenziale, è bene evitare di effettuare pagamenti con compensazione a ridosso del termine di scadenza, specie quando potrebbero esserci profili di rischio.

Se, di contro, il credito risulta correttamente utilizzato, la sospensione viene meno e l’operazione si considera effettuata nella data indicata nel file telematico inviato.

Nel provvedimento si specifica che il positivo esito della procedura (quindi il “via libera” alla compensazione) lascia intatto il successivo potere di controllo sul credito compensato.

Ai sensi di quanto previsto dall’art. 3, comma 2 dello Statuto del Contribuente, le disposizioni hanno effetto dal 29 ottobre 2018.

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