Lecco, 17 marzo 2020   |  
Cronaca   |  Salute

Mancano mascherine? Da Varese parte la produzione (2.000 al giorno)

Il quotidiano "La Prealpina" dà notizia che un'azienda di Besozzo ha convertito la propria produzione di abiti sportivi in mascherine sanitarie

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produzione di mascherine (credit euronews)

Ennesimo esempio di intraprendenza lombarda viene da un paese della provincia di Varese, Besozzo (8.900 abitanti). Ne dà notizia il quotidiano "La Prealpina" che racconta come nella locale casa di riposo nessuno aveva mascherine sanitarie e la stessa Amministrazione comunale non sapeva come procurarsele.

Senza indugio, davanti ad un'emergenza locale, ma soprattutto nazionale e, di fatto, mondiale, Joas Binda, titolare della Di-Bi Snc, azienda che ha sede in via Armando Diaz e che da 45 anni produce abbigliamento sportivo, è passato all'azione: «Se il paese ha bisogno di mascherine tento di realizzarle io», s'è detto Binda.

Realizzato un prototipo è stato fatto vedere al presidente della casa di riposo e ai medici, che lo hanno approvato. Da quel momento Binda ha sospeso la produzione di abbigliamento e sta producendo solo mascherine.

Nessuna certificazione medica perché non c'è stato tempo. Le mascherine Made in Besozzo – spiega bene "La Prealpina" –garantiscono comunque un’ottima protezione: «Sono realizzate sovrapponendo tre strati di tessuto sintetico – specifica Binda –. Quello centrale è una membrana traspirante ma completamente impermeabile: noi la usiamo per i gilet dei canottieri, ma in questa situazione di emergenza è l’ideale perché non lascia passare neanche una particella di saliva».

Venerdì 13 Marzo, alla sera, è iniziata la produzione e domenica 15 l’azienda aveva già consegnato 500 pezzi. «Da quando si è sparsa la voce continuiamo a riceve ordini – informa l’imprenditore –. Le ultime due richieste sono arrivate da Bergamo e da Monza; di protezioni contro il virus c’è un bisogno disperato».

L’obiettivo è quello di produrre fino a duemila mascherine al giorno. I 17 dipendenti della Di-Bi si sono detti tutti disponibili a fare la loro parte. «Noi ci siamo solo messi a disposizione – dice Binda -. Prima di Besozzo e poi del Paese».

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