Lecco, 20 maggio 2019   |  

Rapporto dei forfetari con i datori di lavoro

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

La circolare del 10 aprile 2019 specifica coloro che non possano avvalersi del regime forfettario.

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Procedendo con l'analisi della circolare 10.04.2019, n. 9/E sul regime forfetario, passiamo a trattare la lettera d-bis), ossia la causa ostativa dei rapporti con i datori di lavoro.

Si ricorda che la lettera d-bis) prevede che non possano avvalersi del regime forfettario le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti dei datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o sono intercorsi nei 2 anni precedenti o nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai datori. Fanno eccezione i soggetti che iniziano una nuova attività dopo aver svolto la pratica obbligatoria della professione.

Anche questa causa, così come quella del requisito della riconducibilità dell'attività economica, richiede un monitoraggio nel corso dell'anno in cui si applica il regime e non la verifica del dato stock nell'anno precedente. Per esempio, un contribuente che abbia concluso un rapporto di lavoro nel 2018 potrà accedere al regime dei forfettari nel 2019 (nel rispetto ovviamente degli altri requisiti) poi se nel 2019 (ossia al 31.12.2019) risulta che avrà fatturato prevalentemente nei confronti del precedente datore di lavoro, fuoriuscirà nel 2020.

Analizziamo il significato che è stato attribuito ai diversi termini:
- il requisito della prevalenza va inteso in senso assoluto: se i compensi percepiti/ricavi conseguiti verso il datore superano il 50%, dall'anno successivo si fuoriesce dal regime;

- 2 anni precedenti: il rapporto di lavoro cessato prima del 1.01.2017 non è soggetto a monitoraggio;

- rapporto di lavoro: si intende il lavoro dipendente o assimilato (artt. 49 e 50 del Tuir). Tuttavia, sono previste eccezioni:
     + i pensionati (pensionamento obbligatorio in termini di legge) non incorrono nella causa ostativi;
     + colui che si licenza/viene licenziato e prosegue il lavoro aprendo partita Iva nel regime dei forfettari integra la causa ostativa tipica, ossia proprio la fattispecie che si intende evitare;
     + per quanto riguarda i redditi da lavoro assimilato a quello dipendente (art. 50 Tuir) non rientrano nell'applicazione della causa ostativa le borse di studio, le remunerazioni dei sacerdoti, i gettoni presenza, le rendite vitalizie ecc.. Viceversa vi rientrano i compensi percepiti da soci lavoratori di alcune tipologie di cooperative, i compensi per l'attività intramuraria professionale dei dipendenti del SSN, ecc. Infine, le somme ai revisori e sindaci non sono inibenti, mentre quelle di amministratori e collaboratori, sì;
    + le situazioni che già prima dell'introduzione della lettera d-bis vedevano convivere sia rapporti di lavoro autonomo che rapporti di lavoro dipendente e non subiscono sostanziali modifiche nemmeno dopo, non sono inibenti, perché la ratio della norma è evitare fittizie trasformazioni. Si pensi per esempio all'attività di guardia medica (reddito da lavoro dipendente) e all'attività di medicina generale (reddito da lavoro autonomo) svolte contemporaneamente dallo stesso medico che quindi fattura all'ASL di competenza. Tale situazione, se già in passato era presente, non integra nel 2019 una causa ostativa con il passaggio al regime dei forfettari.

- soggetti direttamente o indirettamente riconducibili: si tratta dei soggetti controllati, collegati, controllanti ai sensi dell'art. 2359 C.C. e per interposta persona, ossia familiari: coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo.

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