Lecco, 03 gennaio 2018   |  

Ragazzi in panchina. Storie di giovani che non studiano e non lavorano

di Gabriella Stucchi

Papa Francesco scrisse il 24 marzo 2013: «Non lasciatevi rubare la speranza!»

Ragazzi in panchina

Il libro, come spiega Francesco Soddu nell’Introduzione, raccoglie le storie di alcuni giovani che, per scelte sbagliate o per eventi dovuti anche ad errori di persone adulte, si trovano incapaci di progettare il futuro e di vivere il presente in modo pieno.

Gli autori sono a vari livelli operatori di Caritas italiana e quindi ben consapevoli di queste realtà, a cui bisogna restituire una speranza anche per favorire lo sviluppo integrale della loro personalità.

Romeo abita in una roulotte in un piccolo spazio accanto alla città, guardato con commiserazione e pietà da chi ferma l’automobile per recarsi al cimitero. Una mattina era uscito presto, in bicicletta, per recarsi al Centro per la ricerca di un impiego. Era stato bocciato alle scuole medie tante volte, aveva giocato alla Play e aveva lasciato gli studi. Un giorno, dopo un colloquio in un’agenzia interinale, la signora gli aveva dato il lavoro, ma il proprietario dell’agenzia, sentito il nome, l’aveva rifiutato. Accompagnato dall’amico Nicola, un educatore, il giorno dopo si danno appuntamento di nuovo: si ricomincia...

Andrea ha vent’anni; abita in un paesino del Sud Italia. Vive con la mamma e i nonni. Ha frequentato il doposcuola della parrocchia e ha stretto un’amicizia con don Sandro. Alla scuola professionale viene bocciato, decide di non andare più. Gli propongono un corso per imparare a parlare con i turisti... ma dopo una piccola esperienza rinuncia. Lo zio lo invita a lavorare con lui nella sua piccola azienda di giardinaggio. Andrea è contento, si diverte ad apprendere le piccole operazioni per far crescere bene le piante... ma è costretto a lasciare, perché il lavoro in nero è rischioso. Ora Andrea si è rifugiato in parrocchia dove svolge i più vari lavori e si sente utile.

Carlo, 24 anni, è sardo, diplomato geometra nel 2011, ma ora questo è un mestiere poco redditizio, a causa della crisi. Ha lavorato per un paio di mesi in un Caf. Poi decide di fondare con un amico un’associazione fotografica; attende di fare fotografie pubblicitarie presso alcuni villaggi turistici della zona. Spera di trovare un lavoro serio, ma ci vuole pazienza....

Angelo, 24 anni, vive in una grande città della Sicilia, con la mamma e un fratello maggiore. Si occupa della mamma che ha problemi cardiaci e il diabete. Ripete diverse volte il primo anno di agraria, ma poi rinuncia. Fa qualche lavoretto, dà alla mamma quel poco che guadagna. Spera di fare la stagione estiva in un ristorante al mare....

Eddy, 28 anni, albanese, ancora senza cittadinanza italiana, ha svolto diversi lavori, poi a diciotto anni torna in Italia insieme ai genitori. Attualmente alterna momenti di lavoro a momenti in cui non fa nulla; anche i corsi di formazione professionale sono per ragazzi più giovani. Risolve i problemi giorno per giorno, perché non può fare progetti.

Maria Clara, 22 anni, ha smesso due anni fa di frequentare una scuola da estetista e adesso... ”solo amici e tempo libero!”. Dopo molto tergiversare, si scopre qualcosa che Maria Clara non voleva dire: il suo ragazzo è andato a finire in carcere ormai da diversi mesi. C’è imbarazzo, Maria Clara vuole chiudere l’argomento....

Sandra, 25 anni, è mamma di un bambino di un anno. La mamma si ammalò quando lei aveva solo nove anni, riuscirono a salvarla, ma ne uscì invalida. Si trasferirono in una casa famiglia... Poi si innamora di Nico, un ragazzo di colore, vanno a vivere insieme, nasce Giorgio, Nico lavora in un’altra città e Sandra va in un’altra struttura facente capo alla Caritas diocesana. Il sogno è quello di trovare un lavoro e poter ricongiungere la famiglia.

Nella Postfazione Walter Nanni analizza il fenomeno dei Neet, per cui l’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di presenze, costituito per la maggioranza da donne, che si rivolgono per lo più ai Centri di Ascolto Caritas. I Neet presi in considerazione appaiono per lo più privi di ambizioni professionali, pur aspirando al posto fisso. Ci sono anche giovani Neet di origine straniera, in difficoltà economica e disagio sociale.

L’autore si chiede se è possibile sperare in una realtà diversa. Pur ammettendo che non sia facile dare segni concreti di speranza ai giovani Neet, non si esclude che in molte realtà si provano a realizzare nuovi stili di vita, nuovi e più etici tipi di economia, nuovi modelli di consumo, nuovi e più sani equilibri tra uomo e ambiente, nuove forme di partecipazione alla società e nei luoghi di lavoro, nuove modalità di welfare a garanzia dei soggetti più deboli, nuove modalità di elaborazione e di verifica delle politiche. Ma occorre avere una volontà di intraprendere strade nuove, precise scelte di impegno, cambiamenti nel modo di guardare la vita...

Papa Francesco scrisse il 24 marzo 2013: «Non lasciatevi rubare la speranza!»

È l’esortazione rivolta a questi giovani, da cui dipende il loro futuro e quello dell’intera società.

Paolo Beccegato - Renato Marinaro “Ragazzi in panchina” Storie di giovani che non studiano e non lavorano EDB euro 10.00

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