Lecco, 09 ottobre 2019   |  

Quel sofista sottile che tormenta Mauro Piazza

di Silvano Guidi

In un interessante e intenso convegno, tenutosi oggi al Belvedere di Palazzo Pirelli, esperti della comunicazione e del pensiero hanno analizzato la degenerazione della politica

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Le ultime vicende politiche nazionali, con giri di valzer, convinzioni rinnegate, partiti fino a ieri pronti a scannarsi divenuti poi di colpo alleati, hanno non solo disorientato gli elettori più passionali e avveduti, ma hanno dato la stura ad una vogliosa ansia di capire. È per questo che il consigliere regionale lecchese Mauro Piazza di Forza Italia si è fatto animatore, insieme all'associazione culturale Machrì, di un interessantissimo convegno, tenutosi oggi in cima al grattacielo Pirelli, dal tema denso di riflessioni a tutto tondo «L’agire politico e i suoi saperi».

Un’antropologa, un filosofo, un giurista, un docente di architettura e studi urbani ed un politico hanno svolto relazioni e poi dibattuto in una tavola rotonda per mettere a fuoco un presente viscido e sfuggevole, dove comunicazione e consapevolezza della prossimità e del bene comune sembrano essere sfuggiti a quel senso di responsabilità che Socrate, Platone e Kant fissavano come i marinai di un tempo facevano con la Stella polare.

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«Qual è lo stato della politica?» si è chiesto Mauro Piazza. «Diciamocelo con onestà: oggi tra fare politica e fare il delinquente non c’è differenza. Il politico è visto come un delinquente che ruba, disattende gli impegni, rinnega le assicurazioni date. Come siamo potuti arrivare a un punto così basso della politica? La risposta non è semplice, ma di certo alcuni deficit si sono inoculati nel tessuto dei rappresentanti del popolo fino a renderlo malato. Quindi ora la politica deve ripensare le sue prassi e i suoi saperi. Necessitano nuove contaminazioni. La politica deve lavorare per un destino migliore della propria comunità».

Il filosofo Carlo Sini è intervenuto stimolando: «Di che pasta devono essere fatti i governanti? Chi governa non deve possedere nulla. Non deve avere né famiglia né figli. Che i governanti siano uomini e donne, assolutamente alla pari. Questo veniva detto 2.500 anni fa. Denaro, sesso, discendenza. Un politico non può venir condizionato da questi 3 fattori. Necessita un tipo di formazione che renda idonei a governare gli altri. Basta essere competenti per governare? Certamente no. Bisogna essere mossi dall’amore verso i cittadini. “Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta” diceva Platone».

IMG 8821«Kant aveva invece una visione amara e pessimista» ha proseguito Sini. «L’uomo è un legno storto. Chi controlla il controllore? Chi controlla l’uomo politico, se non un altro politico, che a sua volta dovrebbe essere controllato? Come si possono educare persone disinteressate? Forse sostituendo la forza con il diritto. Quello che è impossibile nell’individuo diventa possibile nella specie. E si può riconoscere che si va dal peggio al meglio.

Kant ne ricava questo principio: l’essere umano è un essere di ragione e anche se faticosamente prima o poi raggiungerà la dimensione razionale. Ma c’è da tenere a bada il conflitto interiore: finché non siamo in pace con noi stessi, come possiamo dare pace agli altri? Pure sapere tante cose è importante, ma sai chi sei tu? Comunque, fin dai tempi di Socrate, il come sostituire la violenza con la pace e la prevaricazione con la giustizia erano le prime istanze dell’uomo e del politico».

Il professor Gabriele Pasqui, che insegna politiche urbane al Politecnico di Milano, ha sostenuto che «politica e filosofia sono tematiche urbane in quanto vivono lo spazio della città. Socrate non amava uscire dalle mura della città, perché, secondo lui, gli alberi non rispondono e l’unico luogo in cui si impara è la polis. L’incontro fra uomini è sempre un incontro agonistico e ancora oggi le città permangono luoghi di conflitto (piazza Tienanmen, piazza Taksim, le mille piazze di Hong Kong). La forza delle città è assai visibile anche se l’epoca degli Stati non è finita di certo.

IMG 8820Qual è il senso di questo vivere urbano? Il politico è delocalizzato e indebolito. I confini, un tempo fondamentali, perdono la loro connotazione, in un miscuglio confuso di spazio, potere e autorità: i rapporti si fanno sempre più complicati. Il quartiere di Porta Nuova a Milano è interamente di proprietà di un fondo sovrano (del Qatar): tutti processi che generano corpi che non rispondono più a nessuno. Nelle città si mescolano pendolari, users, residenti e migranti....più di quanti vi abitano entrano al mattino in Milano e votano per altri sindaci, non per il sindaco di Milano. Come conciliare queste differenze? Queste prossimità senza comunità?».

Di nuovo Mauro Piazza: «Nell’antichità la figura del sofista incarnava un’idea negativa, quella del retore spregiudicato, capace di dire tutto e il contrario di tutto. Oggi sta cambiando la lingua del dibattito pubblico. Dove è finito il luogo dell’approfondimento? Platone combatteva contro il sofista. Ad Atene. Lì emerge per la prima volta il limite della democrazia. Anche sullo stesso piano del giudizio, pur senza il sussidio dei potenti mezzi tecnologici come internet e Facebook che oggi possediamo. Non c’è una verità assoluta. Nell’agorà c’è il confronto, l’abilità dialettica, la propria conoscenza. Viene posta, come centrale, la questione del linguaggio della democrazia. È il dio del linguaggio e della parola che può rimettere pace nella città.

Viene rimesso al linguaggio della politica il compito di aiutare la comunità. Ma chi decide qual è il discorso giusto e quello sbagliato? Il retore con maggiore capacità? Il sofista con interessi di parte? Oggi esistono strumenti più efficaci per comunicare e convincere. Oggi, nel dibattito, il discorso politico sembra aver perso di valore e l’opinione pubblica è diventata molto manipolabile. Quindi mi sento di poter affermare che forse il sofista ha vinto. Di certo ci manca un politico che abbia la capacità retorica di un Winston Churchill».

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