Lecco, 11 maggio 2020   |  

Prova del trasporto nella cessione intra in base alle nuove regole

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

È quanto ribadito dall’Agenzia delle Entrate nell’ambito della risposta a interpello n. 117

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Ai fini del riconoscimento del regime di non imponibilità IVA previsto per le cessioni intracomunitarie, la prova del trasporto dei beni in altro Stato membro, in caso di cessioni con trasporto a cura del cessionario, può essere fornita mediante un insieme di documenti utilizzati a corredo del documento di trasporto, a condizione che:
dagli stessi siano individuabili i soggetti coinvolti (cedente, vettore e cessionario) e tutti i dati utili a definire l’operazione;
sia assicurata la conservazione delle relative fatture di vendita, della documentazione bancaria che attesti le somme riscosse, la documentazione relativa agli impegni contrattuali assunti, nonché gli elenchi riepilogativi.

È quanto ribadito dall’Agenzia delle Entrate nell’ambito della risposta a interpello n. 117 di ieri, a conferma dei chiarimenti forniti sul punto con la risposta n. 100 dell’8 aprile 2019.

Come specificato nella precedente risposta, tale interpretazione è conforme a quanto previsto dal Regolamento Ue n. 1912/2018, ossia alle disposizioni in vigore dal 1° gennaio 2020 che disciplinano le prove documentali utili a dimostrare la non imponibilità IVA delle cessioni intra-Ue.

In particolare, il nuovo art. 45-bis del Regolamento Ue n. 282/2011 (direttamente applicabile negli Stati membri) detta le condizioni in presenza delle quali si presume che i beni “siano stati spediti o trasportati dal territorio di uno Stato membro verso una destinazione esterna al proprio territorio ma nella Comunità”, ai fini del riconoscimento dell’“esenzione” IVA. Si ricorda, infatti, che la prova del trasporto dei beni all’estero costituisce uno dei presupposti fondamentali per l’applicazione del regime di non imponibilità ai sensi dell’art. 138 della direttiva 2006/112/Ce (ripreso dall’art. 41 comma 1 del DL 331/93).

Ai sensi dell’art. 45-bis citato, qualora l’onere del trasporto o della spedizione sia in capo al cessionario, come nel caso esaminato dalla risposta n. 117/2020, la presunzione opera a condizione che il cedente sia in possesso:
di almeno due degli elementi di prova non contraddittori, rilasciati da due diverse parti indipendenti, e purché diverse da quelle tra cui interviene la compravendita, tra i seguenti: documenti relativi al trasporto o spedizione (documento o lettera CMR firmata, polizza di carico, fattura di trasporto aereo, fattura emessa dallo spedizioniere);
ovvero di uno degli elementi di prova di cui sopra, unitamente a uno dei seguenti documenti, anche in tal caso rilasciati da due diverse parti indipendenti, e purché diverse da quelle tra cui interviene la compravendita: polizza assicurativa, documenti bancari attestanti il pagamento della spedizione o trasporto, documenti rilasciati da una pubblica autorità che confermi l’arrivo dei beni nello Stato di destinazione, ricevuta rilasciata da un depositario nel medesimo Stato che confermi il deposito dei beni.

Inoltre, occorre che il cedente disponga di una dichiarazione scritta del cessionario che certifichi l’avvenuto trasporto a suo carico e lo Stato membro di destinazione dei beni (e che contenga, tra l’altro, la data di rilascio, i dati del cessionario, la quantità e natura dei beni, la data e il luogo di arrivo degli stessi, identificazione della persona che accetta i beni per conto del cessionario). Tale dichiarazione dovrà pervenire al cedente entro il decimo giorno successivo a quello della cessione.

Peraltro, in base alle indicazioni fornite al riguardo dalle Note esplicative della Commissione Ue del 20 dicembre 2019 (recentemente rese disponibili anche nella versione italiana), gli Stati membri dovrebbero considerare valido, a tal fine, qualsiasi documento che contenga tutti gli elementi richiamati dall’art. 45-bis paragrafo 1, lett. b), punto i), del Reg. Ue 282/2012, senza vincoli in relazione al formato cartaceo o elettronico.

Nel caso oggetto della risposta di ieri, l’impresa cedente rappresenta di poter disporre della seguente documentazione:
la fattura di vendita emessa ex art. 41 del DL 331/93;
il CMR firmato dal trasportatore e dal cessionario per ricevuta o, in mancanza della firma del cessionario, integrato della dichiarazione prodotta da quest’ultimo di avvenuta ricezione della merce nello Stato membro di destinazione;
della documentazione bancaria attestante il pagamento della merce;
della dichiarazione del cessionario che la merce è giunta nel Paese di destinazione;
degli elenchi riepilogativi INTRASTAT.

L’Agenzia delle Entrate, dunque, conferma che tale documentazione risulta conforme alle indicazioni fornite con la risposta n. 100/2019 e alle novità introdotte dal 2020 con Reg. Ue 1912/2018 e, quindi, idonea a fornire la prova della cessione intracomunitaria.

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