Lecco, 22 marzo 2021   |  
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Enzo Gheza: io lo ricordo così

di Giulio Boscagli

Giulio Boscafgli traccia un ritratto dell'Avvocato leccese, morto a 82 anni, di cui è stato amico e ammiratore

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L'avv. Gheza (al centro nella foto) con i figli nello studio lecchese (credit Studio Legale Gheza & Figli & Partner)

La morte di Enzo Gheza, all'età di 82 anni, oltre che rappresentare una ferita profonda per la gentile signora Anna e i figli, priva la città di Lecco di un validissimo avvocato capace di attenzione anche per tutti gli aspetti della vita sociale.

Ho nei suoi confronti un grande debito di riconoscenza. Innanzitutto perché, da avvocato, si assunse la mia difesa quando, mandato a giudizio per atti amministrativi compiuti da sindaco (il cosiddetto processo Caleotto), mi assistette brillantemente in tutti i tre gradi di giudizio – dai quali venni sempre assolto con formula piena – e aspettò a ricevere il suo onorario fino a quando la sentenze definitiva costrinse il Comune a rimborsarmi le spese sostenute

È stata in quegli anni un’amicizia solida che era nata da un comune impegno politico che vale la pena ricordare.

A metà degli anni Settanta del secolo scorso la Democrazia Cristiana, il partito di riferimento della maggioranza dei cattolici italiani, è sfidata dal crescere delle forze di sinistra: il Partito Comunista minaccia di diventare il primo partito italiano.

Serve un ripensamento profondo e un recupero dell’identità del partito anche aprendosi ai mondi vitali di riferimento. Il percorso critico vedrà anche la celebrazione di un’Assemblea Nazionale degli “esterni” in cui saranno coinvolti esponenti dei mondi vicini al partito.

In quegli anni muove anche a Lecco i primi passi Il Movimento Popolare che vede aggregarsi attorno ai promotori, giovani di Comunione e Liberazione, anche esponenti di altri ambienti e movimenti cattolici tutti interessati a riportare nella DC i valori del popolarismo cristiano che sembravano essersi appannati.

È in questo contesto che io e altri amici incontriamo Enzo, impegnato nel movimento dei laureati cattolici e molto legato a don Emilio Ferrario, assistente del gruppo come lo era stato anche di Gioventù Studentesca.

L’autorità ecclesiastica di allora, il prevosto mons. Enrico Assi, aveva fortemente sollecitato i gruppi cattolici a un impegno politico esplicito per favorire il rinnovamento della DC. Enzo fu tra quelli che presero sul serio questo invito coinvolgendosi con noi più giovani e inesperti nelle battaglie interne alla DC.

Posso dire con certezza che io e gli amici con cui in quegli anni abbiano fatto politica nel partito e nelle amministrazioni pubbliche abbiamo imparato molto dalla esperienza di persone appena un po’ più grandi di noi come Enzo Gheza, Pietro Scola, Mauro Panzeri con cui abbiamo condiviso una medesima passione per un cristianesimo capace di assumere anche la responsabilità della presenza politica.

Ricordo un piccolo aneddoto che può aiutare a capire meglio cosa fosse e come funzionava un grande partito. Pieni di spirito di rinnovamento ci presentammo al congresso provinciale della DC con una lista alternativa a quella che da sempre guidava il partito, riferita alla cosiddetta sinistra di Base.

Il partito vantava a quel tempo una novantina di sezioni nel territorio lecchese e la sfida congressuale richiedeva che si partecipasse a tutte le assemblee per presentare le proposte alternative di cui ci si faceva carico.

La prima assemblea si teneva a Barzanò e ci andai accompagnando Enzo che era il relatore della nostra posizione. Al suo turno prese la parola e intervenne con grande abilità e intelligenza di contenuti, criticando e proponendo alternative, facendo perno sui valori cristiani da cui la Dc era potuta sorgere e crescere.

Io assistevo seduto in fondo alla sala e mi sembrava di notare segni di consenso tra i numerosi presenti. Poi si passò alle votazioni. Risultato: neanche un voto tra la trentina di votanti!

Abbiamo tutti imparato molto da quella esperienza, sia a stare nel partito sia a parlare con le persone per coinvolgerle nelle proposte, un’esperienza che avrebbe dato i suoi frutti più avanti anche grazie a quel rodaggio fatto con Enzo.

Ci trovavamo spesso a commentare i risultati delle assemblee congressuali facendo tardi in pizzeria. Un tempo di amicizia e compagnia che non dimentico ora che Enzo è nella grande compagnia dei santi.