Lecco, 23 gennaio 2019   |  

Prodigus: sul palco il figliol prodigo di Sergio Scorzillo

di Marisa Gorza

A teatro la commedia che rilegge in chiave contemporanea la parabola biblica

PRODIGUS SERGIO SCORZILLO 1

Una scena della commedia "Prodigus" di Sergio Scorzillo

Nel corso della sua carriera, Sergio Scorzillo, quale poliedrico attore, ha recitato in una infinità di ruoli entrando nelle vesti e nella psiche di svariati personaggi. Oltre a quelli stilati dagli autori classici, da Shakespeare a Pirandello, da Ionesco a Beckett... ha interpretato pure i lavori di commediografi all'avanguardia, gruppo di cui egli stesso è un noto esponente. Però da qualche anno a questa parte ha deciso di limitare le sue performance sul palco a favore di una presenza sulla ribalta più sottile, diffusa e pregnante. In altre parole, è passato a produrre, sceneggiare e dirigere i suoi spettacoli, volendo entrare in scena non con la sua propria voce, mimica e gestualità, ma con il suo profondissimo “io”. Non sempre espresso in modo esplicito, ma vigente in una sorta di “sublimazione dell'anima” (parole sue). Innumerevoli i drammi e le commedie scritte e varate dall'eclettico Sergio, tutte opere che inducono lo spettatore a immedesimarsi nelle vicende dei protagonisti, a riflettere e non solo a guardare passivamente la rappresentazione. Così il suo spirito introspettivo, dopo aver fatto incursione nei due conflitti mondiali con “La guerra di Alvise” e “Fuori dal fango”, si è cimentato con una delle più note parabole bibliche. Quella del Figliol Prodigo, mettendone onstage la rielaborazione con il nome di “Prodigus”.

L'anteprima è stata varata lo scorso 25 novembre a Milano nella Chiesa della Beata Vergine Addolorata presso l'Istituto Geriatrico Redaelli. Lavoro commissionato dal parroco Don Emanuele in persona e che ne è stato pure un entusiasta spettatore, insieme ad una audience davvero partecipante.

E se committenza, debutto e ispirazione hanno carattere religioso, il messaggio intrinseco della pièce è comunque laico e guarda caso molto moderno, sia nello sciorinare le nevrosi legate ai nostri tempi, sia nel rileggere e sviscerare il vissuto. Non mancano tuttavia significativi rimandi alla tradizione biblica, come l'uso dei nomi degli evangelisti, per esempio.

Eccoli in scena i due figli del buon Giovanni: il maggiore Matteo, serio e lavoratore interpretato da un efficace Matteo Bevilacqua e il minore, ovvero il sognatore e funambolesco Luca che ha le sembianze e l'esuberanza di Luigi Vitale. Due caratteri e temperamenti distinti, due modi di relazionarsi e interagire. Entrambi molto amati dal padre, anche se in ciascuno dei due albergano dei sentimenti di invidia e gelosia nei confronti dell'altro. E mentre Matteo pensa di meritare maggiormente la benevolenza paterna, Luca cova dei risentimenti scaturiti da alcuni ossessivi ricordi dell'infanzia e lascia la casa di famiglia per rincorrere i suoi sogni d'arte e di gloria, sperperando il denaro della famiglia. Vuole diventare un acclamato attore, anche se in seguito a brucianti delusioni desidera ritornare a casa, dove lo attende il padre che lo perdona senza riserve.

Impossibile non scorgere in Luca/Prodigus buona parte della personalità e delle vicende biografiche di Sergio Scorzillo. Anzi, lui stesso ammette candidamente che si tratta del suo alter ego. Il padre non è presente sul palco, ma è solo evocato dai due fratelli che continuamente si rilanciano e si rinfacciano situazioni del passato. Ma a parte la prima e l'ultima scena dove in una piovosa giornata appaiono insieme alla esumazione del genitore, tutta la commedia è recitata in flash back e spesso Matteo e Luca comunicano attraverso il cellulare. Ma la loro distanza più che fisica è soprattutto ideologica. Il loro modo di visionare gli eventi trascorsi differisce totalmente, difatti più volte Luca, l'artista, ripete a Matteo “ti correggo i ricordi”. Frase chiave e fil rouge del lavoro.

Sarà vero che il fratello maggiore ha spesso dissacrato i sogni del minore a favore di un grigio realismo e qualche volta con punte di crudeltà? Per quanto riguarda il giovane Luca, perduto nelle sue chimere, si è davvero sempre dimostrato irresponsabile e inconcludente? Forse i ricordi vanno corretti da entrambe le parti per ricostruire l'armonia. Sentimento che infine è rappresentato dal profondo senso della famiglia, insito nel lavoro e nella poetica del nostro autore/regista.

E se nella parabola Gesù dice che bisogna abbandonare i paragoni, le rivalità e le competizioni, ecco che nella scena finale i due fratelli non discutono più.  Si abbracciano riconciliati emozionando la platea e suscitando generosi applausi.

PRODIGUS SERGIO SCORZILLO 2

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