Lecco, 11 novembre 2017   |  

Premio Manzoni alla Carriera a Valerio Massimo Manfredi

di Giancarlo Airoldi - Stefano Scaccabarozzi

Durante la serata conclusiva anche l'omaggio a Gianfranco Baldazzi.

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Il ricordo di Gianfranco Baldazzi (1943-2013), giornalista e scrittore, ma soprattutto paroliere di artisti come Mina, Gianni Morandi, Ornella Vanoni, Lucio Dalla ha aperto la cerimonia di consegna dell'edizione 2017 del Premio Manzoni alla carriera. Un riconoscimento, quello consegnato alla vedova di Baldazzi, conferito per il costante impegno dalla parte della cultura, una sensibilità per la storia sociale del costume e dei sentimenti del nostro Paese e la capacità di raccontare le sue idee con grande piglio narrativo.

premio manzoni carriera manfredi 2017 14Spazio poi al vincitore del Premio Manzoni alla carriera l'archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi. Modenese, classe 1942, ha scritto romanzi storici di grande successo, tradotti in tutto il mondo, con oltre 12 milioni di copie vendute a livello internazionale.

Sul palco dell'auditorium della Camera di Commercio, incalzato dagli spunti proposti dal presidente della giuria Ermanno Paccagnini e dal coordinatore del Premio Manzoni Vittorio Colombo, Manfredi ha parlato dei propri romanzi alternando la propria visione della Storia alle sfide del presente.

Inevitabile punto di partenza il suo punto di vista su Alessandro Manzoni: «Con Manzoni ho avuto un rapporto liceale e quindi in qualche modo forzoso. Non posso però non sottolineare che l'affresco della peste è spettacolare e che lui è stato un grande creatore di personaggi, anche quelli secondari. Come per esempio Don Abbondio, senza di lui non esisterebbero i Promessi Sposi. La storia dei due giovani invece è meno emozionante. Avrei fatto l'Innominato un po' più cattivo, così almeno Lucia aveva ragione a spaventarsi per qualcosa. Ho fatto leggere I Promessi Sposi a mia moglie che è americana ed è rimasta indifferente. Si tratta di gusti diversi, resta il fatto che Manzoni è il fondatore del romanzo italiano».

premio manzoni carriera manfredi 2017 19Forse il maggior successo letterario di Manfredi è stato “Alexandros”: «Lui è stato l'unico grande personaggio della Storia che ho raccontato. Solitamente i miei protagonisti sono sempre personaggi apparentemente minori. Nell'Idi di Marzo, per esempio, il protagonista non è Cesare ma un centurione in corsa contro il tempo per giungere a Roma e salvare proprio Cesare. Il mio Alessandro è un ragazzo di 15 anni, cresciuto da Aristotele, che insieme ai suoi amici progetta di conquistare il mondo intero e rivoltarlo come un calzino e riesce a farlo».

Un personaggio, quello di Alessandro, che fu al centro anche dell'incontro tra Manfredi e Fidel Castro: «mi chiese quanto c'era di vero o di inventato in quel libro e poi mi tenne a parlare fino alle 8 del mattino. Era un uomo pieno di contraddizioni, ma molto carismatico che ti affascina subito. Penso che credesse veramente in quello che diceva e aveva fatto. Era molto appassionato, molto preso dalla sua rivoluzione, dei suoi sogni e ovviamente di se stesso. Alessandro era il suo eroe preferito forse anche perché quando combatteva aveva il nome di battaglia di Alejandro».

I libri di Manfredi sono apprezzatissimi anche perché basati su una scrupolosa ricerca storica: «Il fatto che un'opera letteraria sia ambientata in un periodo storico non significa che sia un testo di divulgazione, il mio scopo è comunicare emozioni non informazioni. A chi mi legge voglio offrire delle vite alternative dove tutto è possibile, voglio far vivere esperienze che il nostro destino non ci avrebbe mai concesso. Abbiamo bisogno che ci vengano raccontate storie bellissime e abbiamo bisogno di sapere cos'è accaduto per sapere da dove veniamo e dove stiamo andando».

premio manzoni carriera manfredi 2017 13Una visione della Storia come maestra di vita ancora attualissima: «Mi chiedo spesso se anche il nostro mondo finirà come capitato all'impero romano. Saremo qui a vedere questa fine? Cosa rimarrà delle nostre libertà? Di quel lontano impero sopravvive ancora il codice di legge, il sistema di comunicazioni e le poderose tecniche costruttive. Non dobbiamo avere complessi di inferiorità, oppure perderci in litigi tra di noi. Basta guardare in che guai sono gli inglesi con la Brexit e il Veneto vorrebbe mettersi a competere da solo con la Cina che ha 750milioni di lavoratori? Tutte le regioni italiane sono meravigliose, ma volete mettere quanto lo è l'Italia? Abbiamo costruito un'enormità che oggi mettiamo in pericolo per i continui litigi, perché non sappiamo andare d'accordo».

Infine Manfredi ha dato un'anticipazione sul suo nuovo libro che ha appena concluso di scrivere: «si tratta della storia vera di un missionario saveriano che tra il 1960 e il 1966, alla testa di un commando di 50 mercenari in Congo, ha liberato 1500 ostaggi durante il periodo della resistenza contro Lumumba. Dopo le violenze mortali subite da 12 suore e il rapimento di un gruppo di ragazzine si è trovato a decidere se fare come i suoi superiori, stando fermo e confidando nella Divina provvidenza, oppure armarsi e intervenire. Per scrivere questo libro ho dovuto immergermi in un mare di orrore».

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