Milano, 07 novembre 2017   |  

Post-Referendum. Lombardia al lavoro in attesa di “fare la storia” (con qualche distinguo)

di Silvano Guidi

Dopo un’intensa attività di Commissione oggi è approdata in Aula al Pirellone la risoluzione con cui la Regione chiederà al Governo nuove attribuzioni e maggiore autonomia. Grande sforzo per raggiungere l’unanimità sul documento.

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L’idea più diffusa (soprattutto nella maggioranza) è stata quella di battere il ferro finché caldo e sfruttare il tempo residuo della legislatura per incassare una buona intesa con il Governo in scadenza.

IMG 2003Lo scorso 22 ottobre, il referendum consultivo sull’autonomia regionale con il quesito «Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse...ecc.ecc.ecc?», aveva portato alle urne 3 milioni 30 mila e 48 cittadini (il 38,34 per cento degli aventi diritto) che si erano espressi a favore con straboccante maggioranza (il 95,29 per cento), votando sì.

Metabolizzato in fretta l’esito, maggioranza e opposizione hanno accolto l’invito di Maroni a fare “blocco” per partorire una risoluzione condivisa e a designare la delegazione chiamata ad affiancare il Governatore nella negoziazione con il Governo.

Così in Aula sono prevalsi i toni sobri, la consapevolezza della posta, e gli angoli smussati di fronte a un testo di risoluzione in cui tutte le competenze da strappare a Roma sono state accorpate in macroaree (Istituzionale, Finanziaria, Ambiente Protezione civile Territorio e Infrastrutture, Economia e Lavoro, Cultura Istruzione e Ricerca Scientifica, Sanità e Welfare) per rendere il confronto romano più agile e ordinato.

IMG 2002Enrico Brambilla, capogruppo Pd, dopo aver ricordato che il regionalismo differenziato è stato inserito in Costituzione da una maggioranza governativa di centrosinistra, si è dichiarato convinto «delle opportunità offerte e di come la Lombardia mostri caratteristiche e offra condizioni per trarre dall’autonomia tutti i vantaggi possibili. Purché le risorse aggiuntive - ha chiosato - non si fermino nel Palazzo, ma fluiscano fino ai comuni, grandi e piccoli. In caso contrario si passerebbe da un centralismo statale alla sua versione regionale».

Stefano Bruno Galli, della Lista Maroni Presidente, convinto autonomista, ha sottolineato come quanto tutto ciò che farà la Lombardia costituirà una “manifesto del regionalismo differenziato”, cosicché in futuro «tutti dovranno imitarci». Ricordate le specificità della Regione (10 milioni di abitanti, 1.500 comuni, 1000 comuni con meno di 1.500 abitanti) il professore della Cattolica ha messo in guardia affinché nel tempo l’autonomia non venga strozzata dal venir meno dei fondi, così come non si perda la sfida con l’autonomismo più autentico, che passa per le regole regionali che governino le casse di risparmio, quelle rurali e le aziende di credito regionali. «È un tema fondamentale» ha ammonito. «Da esso dipende tutto il sistema imprenditoriale del territorio».

IMG 2001 338 x 450Con toni diversi, ma sostanzialmente soft, si sono dichiarati “convergenti” anche Roberto Bruni del Patto Civico, Alessandro Colucci di Lombardia Popolare, Silvana Santisi della Lega, Gian Antonio Girelli del Pd, Riccardo De Corato di Fratelli d’Italia, Sara Valmaggi del Pd, Lara Magoni della Lista Maroni Presidente.

Molto sobria anche la dichiarazione di Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega Nord. «Non abbiamo fatto la storia, ma solo concluso un atto formale e dovuto» ha puntualizzato. «La storia la faremo solo e quando porteremo a casa qualcosa di veramente concreto; per ora abbiamo solo resuscitato il federalismo e la questione settentrionale. L’economia del Meridione arretra, nonostante i trasferimenti dal Nord: non lo dico io, ma lo certifica Svimez, l’istituto sviluppo del Mezzogiorno. Ecco quindi che un vero federalismo farebbe bene a tutte le Regioni italiane. Per noi della Lega lo Stato nazionale dovrebbe cedere potere non all’Europa, ma alle Regioni, e questo è il senso del “sovranismo” autentico».

L’armonia del coro polifonico consiliare (tutti insieme appassionatamente) è stata “rotta” dalla stecca suonata da Corrado Tommasi del Pd, consigliere originario di Temù, provincia di Brescia. «Io ho creduto nel referendum, mi sono impegnato per esso, ho votato e fatto votare. E oggi mi trovo di fronte a che cosa?» ha tuonato in Aula.

esito votazione reg lomb autonomia«La risoluzione che vedo e che leggo è stata depurata di ogni riferimento politico. Il cavallo di battaglia del referendum è stato quello di trattenere soldi sul territorio; chi è andato a votare lo ha fatto con questa finalità. Tutto questo racconto “politico” è scomparso ed io allora non ci sto. Lei presidente Maroni ha preferito prendere l’autostrada per Bologna per unirsi a Bonaccini; penso che avrebbe dovuto prendere quella per Venezia e fare azione comune con Zaia. Forse esistono finalità che a me sfuggono, tipo indebolire il referendum del Veneto. In ogni caso a me appare chiaro che la Lombardia è passata dalla secessione alla sottomissione».

Sono seguiti altri interventi, di nuovo soft. E a fine dibattito ha preso la parola Maroni. «È molto importante per me che il documento passi all’unanimità o con la più ampia adesione possibile» ha ammonito il Governatore. «La trattativa con il Governo sarà seria e determinerà una svolta reale. Spero di poter raggiungere un’intesa con Roma entro la fine del prossimo gennaio, ma firmerò solo con l’avallo e il sostegno del consiglio regionale».

Alle 18.26 è arrivato il responso dell’Aula: 67 sì e 4 no.

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