Lecco, 14 giugno 2019   |  

Editoriale - Una politica cristianamente ispirata tutta da ricostruire

di Giulio Boscagli

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Dopo la conclusione dei ballottaggi nei comuni è ora possibile qualche considerazione più articolata sui risultati delle recenti consultazioni europee e amministrative.

Si dovrebbero confrontare dati elettorali omogenei, tuttavia è ormai invalso il vezzo di considerare i risultati elettorali alla stregua di sondaggi di opinione e di conseguenze trattarli come tale.

Ora è evidente che il principale vincitore delle recenti elezioni è Salvini con la Lega, il quale ha così fortemente incrementato la sua pattuglia di europarlamentari; e tuttavia il peso reale della sua presenza al Parlamento nazionale è esattamente quello uscito dalle urne dello scorso anno e solo lo shock subito dai suoi alleati a Cinque Stelle gli attribuisce un potere aumentato nella conduzione del governo. In questo modo di valutare i risultati sarà sempre più difficile per il nostro paese garantire stabilità ai governi qualunque siano i sistemi elettorali nel riformare i quali si è fatto negli anni un grande sfoggio di fantasia.

E’ utile qui aprire una parentesi per criticare quei commenti che, ancora oggi, stigmatizzano il numero, che considerano eccessivo, dei governi che si sono succeduti in Italia fino alla crisi degli anni 1992/93, rispetto ad altri paesi che ne hanno avuti molti di meno: dimenticano che quei governi si succedevano in un sostanziale clima di continuità rispetto ai contenuti essenziali delle politiche nazionali. Da quando abbiamo ottenuto l’alternanza dei governi tanto auspicata dalle grandi firme dell’informazione, abbiamo assistito a un periodico “fare e disfare” di politiche che hanno solo impedito al paese di crescere almeno al passo della media europea.

Salvini ha vinto alle europee perché ha saputo offrire una risposta – per ora in gran parte solo virtuale – a problemi che altri hanno consapevolmente trascurato o sottovalutato: esigenze di sicurezza, di critica a una immigrazione non controllata, di lavoro difficile da trovare, di eccessiva burocratizzazione nel mondo delle piccole imprese. E anche un bisogno d’identità che la globalizzazione e le relative politiche hanno fatto crescere in tutti i popoli, soprattutto nei ceti più fragili che ne pagano più di altri le conseguenze.

C’è anche un rovescio della medaglia che il leader leghista non dovrebbe trascurare, ed è la flessibilità del voto. Per anni si è pensato -sempre i soliti governatori dell’opinione pubblica – che gli italiani non fossero in grado di fare scelte elettorali diverse nella stessa giornata. Una volta di più questo principio astratto è stato smentito: gli elettori hanno scelto per le loro amministrazioni locali le persone e le liste indipendentemente dalla scelta fatta per le europee. In sede locale hanno prevalso persone credibili e programmi realistici più delle promesse e delle aspettative di grandi cambiamenti.

In quest’ottica non è impossibile che il consenso a Salvini possa evaporare come avvenne qualche anno fa con Renzi: nelle elezioni locali è stato avvantaggiato dalla scelta di coalizione nel centrodestra mentre dove la tracotanza (“hybris” chiamavano i greci la supponenza dell’uomo di fronte alla realtà) ha prevalso e la Lega si è misurata da sola, è risultata perdente anche in località in cui aveva ben governato.

Le europee (e ancor più le amministrative) hanno segnato un forte stop alle aspettative del Movimento Cinque Stelle e rianimato un Partito Democratico che appare sempre sull’orlo di una esplosione. E’ particolarmente drammatica (anche se non pare essere riconosciuta dal suo leader massimo) la situazione di Forza Italia ormai in competizione numerica con la destra di Fratelli d’Italia, anche se mantiene nei territori una presenza importante di amministratori competenti e stimati da cui potrebbe ripartire.

Colpisce che le oscillazioni del voto, e non da oggi, siano provocate più dalle emozioni che dalla condivisione di programmi condivisi. Basta un avvenimento che colpisca l’opinione pubblica che il Parlamento è chiamato ad approvare (o a cercare di approvare) un provvedimento ad hoc (l’ultimo caso è quello un aggravamento di pena nei reati verso gli anziani come se non avessimo già le norme necessarie) senza una visione complessiva e approfondita delle questioni.

In questo contesto una presenza significativa di cattolici non ha voce se non per testimonianze personali.
E’ una mancanza grave che impoverisce la società italiana e in modo particolare la politica.

Nell’occasione delle elezioni europee sono state ricordate più volte le azioni dei fondatori, uomini politici che hanno saputo coniugare gli interessi (senza dei quali non si dà proposta politica) con i valori (senza dei quali non si dà proposta politica pienamente umana).

Oggi gli interessi sono evidenti, i valori sfuggenti.
Qui credo ci sia lo spazio per una politica cristianamente ispirata, tutta da ricostruire.

 

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