Osnago, 16 gennaio 2019   |  

Plastiape di Osnago: presidio e 4 ore di sciopero

"Non siamo d'accordo sul modo con cui l'azienda ha intenzione di utilizzare le recenti modifiche normative che riguardano i contratti a termine e il personale in somministrazione".

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Nella giornata di oggi i lavoratori della Plastiape di Osnago hanno organizzato un picchetto fuori dai cancelli dall'azienda con 4 ore di sciopero. Questa la posizione dei lavoratori e dei sindacati

“Non siamo d'accordo sul modo in cui viene gestita la ''nostra'' azienda, perché si scaricano inefficienze, sprechi e scelte sbagliate su lavoratrici e lavoratori – recita il comunicato unitario firmato da Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e dalle rsu aziendali –. Non siamo d'accordo sul modo con cui l'azienda ha intenzione di utilizzare le recenti modifiche normative che riguardano i contratti a termine e il personale in somministrazione, perché non si rispettano le persone, le loro prospettive di vita e, in definitiva, la dignità del lavoro. Non siamo d'accordo con il pretestuoso e inconsistente licenziamento disciplinare di una nostra collega, una decisione che cancella i diritti e rappresenta un modo di intendere il rapporto di lavoro che non ci appartiene e non appartiene alla nostra storia”.

I lavoratori hanno allestito un picchetto fuori dalla fabbrica di Osnago, coinvolgendo quasi la totalità dei dipendenti, provenienti anche dal sito di Sirone. “Stiamo dando una dimostrazione importante – afferma Nicola Cesana, segretario generale Filctem Cgil Lecco –. Si contestano scelte aziendali, ma c’è anche tanta solidarietà, sia nei confronti di una collega licenziata ingiustamente sia verso i lavoratori interinali”.

Al presidio ha partecipato anche Marina Fumagalli referente di Nidil Cgil Lecco, che tutela proprio questi lavoratori: “Il Decreto dignità risolve solo in maniera parziale la questione dei lavoratori somministrati. L’azienda ha affermato che la sua modalità è quella di ricorrere al turnover, ovvero la sostituzione ogni dodici mesi dei lavoratori. Siamo contro queste modalità di politiche aziendali”.

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