Lecco, 19 maggio 2018   |  

Pazienti psichiatrici e mondo del lavoro: risultati sorprendenti per l'equipe lecchese

Grazie alla metodologia IPS, adottata dall’Equipe del Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze di Asst

OSPEDALE MANZONI 008

E’ possibile per una persona con patologia psichiatrica trovare un’ occupazione competitiva nell’attuale mercato del lavoro? E’ questa la domanda che ha spinto l’Equipe Funzionale Area Lavoro (E.F.A.L.) del Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze dell’Asst di Lecco - specializzata nel settore della riabilitazione socio-lavorativa - ad introdurre nel 2012, a fianco dei tradizionali percorsi di tirocinio a supporto dei pazienti con patologia psichiatrica, la metodologia IPS (Individual Placement Support), per l’appunto un supporto individualizzato nella ricerca di un impiego. Destinatari del programma IPS, i pazienti presi in carico o assunti in cura presso il Cps territoriale (Lecco, Merate, Bellano), di età inferiore ai 40 anni e in situazioni di incertezza rispetto al proprio futuro formativo e/o professionale, con o senza esperienze lavorative precedenti.

La metodologia IPS trae le sue origini dalla convinzione che la persona con patologia psichiatrica debba essere protagonista del suo percorso di cura, volto a recuperare un ruolo attivo nella società, a partire non dai deficit bensì dalle risorse, dagli interessi, dalle motivazioni personali del singolo. Queste rappresentano un criterio fondamentale per essere ammessi al percorso, durante il quale l’equipe del Servizio accompagna il paziente pur rimanendo “dietro le quinte”, punto di riferimento importante con il quale confrontarsi, prepararsi in vista di un colloquio, valutarsi (ad esempio rivedendo insieme un’esperienza lavorativa che si è conclusa) e prevenire eventuali problematiche affiancando il soggetto anche una volta che questi ha trovato lavoro, affinché il supporto sia finalizzato al mantenimento della posizione ottenuta.

“Il percorso non ha un costo per le persone che ne usufruiscono e non prevede costi aggiuntivi per il Servizio Sanitario, dal momento che gli utenti non ottengono alcun compenso economico, al di là del loro stipendio, una volta trovato l’impiego”, spiega Sara Butti, educatrice dell’equipe Efal. “I risultati parlano chiaro: la metodologia IPS consente anche a persone con patologie psichiatriche importanti, di cercare, ottenere e mantenere un lavoro competitivo. Il metodo, nato negli Stati Uniti e diffusosi in molti Paesi, si è rivelato decisamente efficace sul fronte dei risultati lavorativi: la percentuale di utenti che ottiene un impiego competitivo è pari al 55% contro il 23% degli interventi con cui è stato comparato e questo indipendentemente dalla gravità della diagnosi, dal livello di istruzione, dal retroterra socio-culturale etnico e razziale e dalla storia lavorativa, come dimostrano studi scientifici sul tema. Sono stati inoltre registrati benefici al di là della sfera lavorativa, quali il miglioramento dei sintomi, della qualità della vita, la riduzione del tasso di ospedalizzazione e del numero dei ricoveri”.

In linea con lo scenario emerso a livello internazionale, anche l’esperienza lecchese: dal 2013 al 2017 sono state seguite con la metodologia IPS 160 persone e il 42% di queste ha trovato un lavoro competitivo. Diversificati sono i contesti lavorativi nei quali le persone hanno trovato occupazione: ristorazione, assistenza, industria e settore impiegatizio i principali ambiti. Variegate anche le tipologie di contratto ottenute, in linea con le offerte dell’attuale mercato del lavoro

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