Roma, 24 maggio 2019   |  

Papa Francesco disegna la Chiesa in cammino

Tre elementi essenziali: “l’umiltà dell’ascolto, il carisma dell’insieme, il coraggio della rinuncia”. 

papa francesco bergoglio seduto

Papa Francesco ha presieduto giovedì 23 maggio la Messa nella Basilica Vaticana in occasione dell’apertura della 21.ma Assemblea generale della Caritas Internationalis sul tema: “Una sola famiglia umana, una sola casa comune”.
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Nell’omelia Francesco, guardando ai primi cristiani, disegna “la Chiesa in cammino” che poggia – spiega – su tre elementi essenziali: “l’umiltà dell’ascolto, il carisma dell’insieme, il coraggio della rinuncia”. Una Chiesa dove non ci sia “la tentazione dell’efficientismo”, una cosa - sottolinea - che lo fa soffrire ma si proceda “senza temere gli scossoni della vita”.

“Gesù non vuole che la Chiesa sia un modellino perfetto, che si compiace della propria organizzazione ed è capace di difendere il proprio buon nome. Povere, quelle chiese particolari che si affannano tanto nell’organizzazione, nei piani, di avere tutto chiaro, tutto distribuito. A me fa soffrire. Gesù non ha vissuto così, ma in cammino, senza temere gli scossoni della vita. Il Vangelo è il nostro programma di vita, lì c’è tutto. Ci insegna che le questioni non si affrontano con la ricetta pronta e che la fede non è una tabella di marcia, la fede è ma una «Via», una “Via” da percorrere insieme, sempre insieme, con spirito di fiducia.

Per camminare insieme è necessario allora alleggerirsi dei pesi che si portano soprattutto se questi non fanno bene all’annuncio di Dio-amore. Papa Francesco sottolinea “la bellezza della rinuncia” soprattutto di noi stessi perché “la vera fede purifica dagli attaccamenti”.
“Come Chiesa, non siamo chiamati a compromessi aziendali, ma a slanci evangelici. E nel purificarci, nel riformarci dobbiamo evitare il gattopardismo, cioè il fingere di cambiare qualcosa perché in realtà non cambi nulla. Questo succede ad esempio quando, per cercare di stare al passo coi tempi, si trucca un po’ la superficie delle cose, ma è solo maquillage per sembrare giovani. Il Signore non vuole aggiustamenti cosmetici, vuole la conversione del cuore, che passa attraverso la rinuncia. Uscire da sé è la riforma fondamentale”.

La rinuncia di sé passa per l’interesse nei confronti degli altri. “Si diventa umili – dice il Papa – seguendo la via dell’ascolto, che trattiene dal volersi affermare, dal ricercare consensi con ogni mezzo”, dallo smettere di stare al centro, dalle umiliazioni perché è sulla “strada della carità che lo Spirito scende e orienta”. Una strada che è “orecchio teso ai piccoli”:
“È sempre importante ascoltare la voce di tutti, specialmente dei piccoli e degli ultimi. Nel mondo chi ha più mezzi parla di più, ma tra noi non può essere così, perché Dio ama rivelarsi attraverso i piccoli e gli ultimi. E a ciascuno chiede di non guardare nessuno dall’alto in basso. È lecito guardare una persona dall’alto in basso, soltanto per aiutarla a sollevarsi - l’unica volta -, altrimenti non si può”.

E’ la vita delle persone ad orientare quella della Chiesa perché negli ultimi c’è il riflesso di Dio:
“La Chiesa fa discernimento così; non davanti al computer, ma davanti alla realtà delle persone. Si discutono le idee, ma le situazioni si discernono. Persone prima dei programmi, con lo sguardo umile di chi sa cercare negli altri la presenza di Dio, che non abita nella grandezza di quello che facciamo, ma nella piccolezza dei poveri che incontriamo”.

Ma c’è una cornice che non bisogna dimenticare: il carisma dell’insieme, l’unità che prevale sulle differenze, “l’essere e sentirsi Chiesa di Gesù – spiega il Papa riferendosi ai primi cristiani – nella carità che non crea uniformità ma comunione”. “Mentre le voci del diavolo e del mondo portano alla divisione, la voce del Buon Pastore forma un solo gregge. E così la comunità si fonda sulla Parola di Dio e rimane nel suo amore”.

Francesco indica in quel “rimanere nell’amore” di Gesù, la strada per offrirsi completamente, assumendo il “come” di Dio, che è il dare tutto, per essere “Chiesa libera e liberante”.
“Ci aiuta stare davanti al tabernacolo e davanti ai tanti tabernacoli viventi che sono i poveri. L’Eucaristia e i poveri, tabernacolo fisso e tabernacoli mobili: lì si rimane nell’amore e si assorbe la mentalità del Pane spezzato. Lì si capisce il «come» di cui parla Gesù. Uscire dunque dalla pretesa di controllare e gestire ma fidarci l’uno dell’altro”.

Da qui l'invito finale del Papa: “Chiediamo al Signore che ci liberi dall’efficientismo, dalla mondanità, dalla sottile tentazione di rendere culto a noi stessi e alla nostra bravura, dall’ossessiva organizzazione. Chiediamo la grazia di accogliere la via indicata dalla Parola di Dio: umiltà, comunione, rinuncia”.

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