Bevera, 03 gennaio 2019   |  

Padre Giordano Rigamonti ha portato la missione nei cuori dei laici

di Italo Allegri

Una folla commossa ha partecipato mercoledì 2 gennaio al funerale di padre Giordano Rigamonti nel santuario di Bevera, missionario ottantenne della Consolata. Il ricordo nelle parole del confratello padre Antonio Rovelli. Ha valorizzato l’impegno dei laici nella Chiesa verso la missione. Testamento spirituale.

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Sono convenuti in molti nel primo pomeriggio di mercoledì 2 gennaio nel santuario di Santa Maria Nascente di Bevera, per dare l’estremo saluto a padre Giordano Rigamonti: religioso, sacerdote, missionario della Consolata, che è stato chiamato alla casa del Padre domenica 30 dicembre, mentre svolgeva il suo ministero presso la parrocchia Santa Maria della Stella a Rivoli torinese all’età di 80 anni. C’erano beveresi, brianzoli, torinesi e tanti altri figli di una Chiesa che dilata il suo sguardo sul mondo intero, che hanno occupato la navata centrale e i due transetti laterali dalla chiesa mariana.

La liturgia funebre è stata presieduta dal confratello padre Antonio Rovelli, barzaghese, membro del Consiglio generale dell’Istituto Missioni Consolata. Con lui hanno concelebrato una quindicina di missionari, parte della casa di Bevera, parte provenienti da altre sedi dell’istituto missionario, che hanno collaborato con padre Giordano.

Padre Antonio ha porto le condoglianze ai parenti di padre Giordano, a tutti gli amici di Bevera, a coloro che sono giunti da Torino, al gruppo Impegnarsi Serve e a tutti i missionari della Consolata, a nome del parroco della comunità pastorale Maria Regina degli Apostoli don Marco, impossibilitato a partecipare alla liturgia; ma anche a nome di padre Stefano Camerlengo, superiore generale dell’Istituto Missioni Consolata.

Nell’omelia padre Antonio ha focalizzato tre aspetti caratterizzanti la personalità di padre Giordano Rigamonti come uomo e missionario della Consolata.
Padre Giordano è figlio della Brianza, terra che per tanti anni ha dato missionari e missionarie della Consolata: ma non solo; religiosi e religiose alla Chiesa per il regno di Dio e la missione. Il fratello don Giulio riposa nel cimitero di Maresso, dove è stato parroco. Nel cimitero di Barzago riposa la sorella suor Giovanna.

La Brianza è una terra che è stata caratterizzata da alcuni lavori tipici della cultura contadina: «gente che vuole lavorare nella campagna e nelle fabbriche, gente che ha sempre avuto il campanile come punto di riferimento; quando suonava la campana il venerdì ci si fermava e si faceva il segno della croce». Padre Giordano «ha imparato dalla nostra gente, dalla sua famiglia i valori del sacrificio, dell’impegno, della dedizione, dell’onestà, della caparbietà, a non arrendersi davanti alle difficoltà e sono valori che ha portato con sé durante tutta la sua vita; anche l’imprenditoria, la creatività di fronte alle difficoltà per superare gli ostacoli».

Il secondo aspetto sottolineato da padre Antonio è che padre Giordano è figlio del beato Allamano, sacerdote torinese che ha fondato l’Istituto Missioni Consolata e «sempre come figlio dell’Allamano ha tracciato la missione». Ma la Brianza non bastava, Bevera era troppo piccola, «gli orizzonti sono quelli del mondo e quindi padre Giordano inizia a studiare, diventa sacerdote, poi prende il volo e trascorre alcuni anni in Kenya: questa esperienza gli rimarrà sempre nel cuore».

Terzo memento della sua vita e del ministero di padre Giordano è il rientro in Italie e in Europa, ma la sua azione sarà sempre caratterizzata «dall’amore per la missione, per la Chiesa universale, per dire a tutti che Dio è buono», e condivide questa sua esperienza con altre persone. Padre Giordano «è stato capace di contaminare con lo stesso entusiasmo le persone che il Signore ha messo sul suo cammino». Ha lavorato in diverse case dell’Italia, soprattutto del Nord con responsabilità anche importanti, ma «ciò che ha contraddistinto la sua azione è stato il coinvolgimento di altre persone valorizzandole, facendo amare loro la missione come l’aveva amata lui; animare la Chiesa, le parrocchie che frequentava affinché non si chiudessero».

«Non so se avete mai sentito parlare di Mani tese – continua padre Antonio –, una organizzazione storica, una delle prime che negli anni Settanta ha iniziato a fare del volontariato, a mandare gente in Africa e America latina. Padre Giordano ha avuto a che fare anche con questo. Il gruppo Impegnarsi Serve con tutte le campagne che hanno organizzato: alcuni sono qui presenti, altri risiedono qui a Bevera. Padre Giordano ha valorizzato il contributo delle persone che gli stavano accanto».

Questa è la testimonianza che padre Giordano ha lasciato: «essere figlio di una terra, di una cultura, assumere dei valori che sono importanti, di cui oggi abbiamo così tanto bisogno in un mondo carico di indifferenza, dove i toni della voce sono sempre alti, dove si ha paura dell’altro, soprattutto di quelli che vengono da fuori, dall’Africa, dall’America latina; padre Giordano ci dice No: se vogliamo costruire un mondo migliore dobbiamo aprirci agli altri accoglierli, valorizzarli, non lasciarci abbattere dalle difficoltà; padre Giordano ci dice che dobbiamo avere un cuore grande, un cuore universale; quindi grazie padre Giordano per questo tuo insegnamento».

A conclusione della liturgia funebre è stata data lettura del testamento spirituale di padre Giordano scritto nel corso degli esercizi del 1989, che riportiamo da registrazione.

«Al termine di questa esperienza di fraternità e di Dio, dopo i vari eventi successimi negli ultimi mesi ed alla luce di essi, io Giordano Rigamonti, figlio di Giovanni e Teresa, figlio di Dio, sacerdote e missionario della Consolata dico.
Grazie a Dio, ai miei genitori, alla mia famiglia per tutto il bene che mi ha voluto. A chi è in Paradiso: papà, mamma e don Giulio, un arrivederci; a suor Giovanna, Annamaria, Agostino e Gianluigi, buon cammino nella fede e nell’amore, non si sbaglia mai a seminare amore. Grazie al mio Istituto, a questa mia famiglia a cui ho dato tutto quanto potevo, anche se tante volte forse in forma errata, ma non intenzionalmente così. A chi ho fatto del male chiedo perdono.

A tutti un arrivederci nella casa del Padre per contemplare per sempre la sua Gloria con la Consolata e il Fondatore.
Dico grazie ai tanti laici che ho incontrato nella mia vita sacerdotale in Italia e in Kenya, da essi ho imparato moltissimo con essi ho percorso strade di santità, di profondità spirituale di profezia per i più deboli. Mi sono sempre sentito debitore nei loro confronti e chiedo a Dio e alla Consolata di benedirli, mentre a loro chiedo preghiere per la piena purificazione della mia anima e tutto il perdono di cui ho bisogno.

Quale messaggio sono venuto a portare nel mondo? Dio mi ha creato e chiamato perché lo facessi conoscere, così come io avrei dovuto averlo conosciuto. Non ci sono riuscito, ma tanto, tanto e tanto ho desiderato che ci fosse amore e misericordia. Un amore semplice umile e nel contempo rischioso, dai gesti anche grandi, eroici, una misericordia da rendere capaci di perdono e mai di condanna. Quante volte per cercare questa misericordia ho atteso troppo a lungo, ho errato non decidendo, ma non volevo dominarmi. Guardo con speranza al mio futuro, se Dio mi chiamerà a sé presto gli dico fin d’ora Eccomi, ho voglia desidero stare con Te per sempre. Quando mi chiamerà chiedo se è possibile niente fiori, solo carità una bara semplice e tante opere di carità e amore.

Se devo restare ancora in esilio su questa terra, mi impegno a donare il meglio che ho per la gioia degli altri e per la mia santificazione. Voglio essere più missionario, perciò più santo, più figlio di Dio. La Consolata e Dio Padre mi aiutino. In fede padre Giordano Rigamonti».

La salma di padre Giordano Rigamonti, missionario della Consolata, è stata tumulate nel cimitero di Barzago.

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