Lecco, 14 gennaio 2019   |  

Nuova disciplina Iva per i voucher emessi dal 1° gennaio 2019

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

Le nuove disposizioni si applicano ai buoni emessi successivamente al 31 dicembre 2018.

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In attuazione della direttiva 1065/2016/Ue, sulla Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre è stato pubblicato il decreto legislativo n. 141/2018, il quale regola il trattamento IVA dei “buoni-corrispettivo” o “voucher”.

Le nuove disposizioni si applicano ai buoni emessi successivamente al 31 dicembre 2018.

In primo luogo, il decreto legislativo introduce la definizione di “buono-corrispettivo” (art. 6-bis del DPR 633/72) e l’ulteriore distinzione tra “buono monouso” (art. 6-ter del DPR 633/72) e “buono multiuso” (art. 6-quater del DPR 633/72).

Secondo la nuova disciplina, per “buono-corrispettivo”, comunemente denominato “voucher”, si intende uno strumento “che contiene l’obbligo di essere accettato come corrispettivo o parziale corrispettivo a fronte di una cessione di beni o di una prestazione di servizi e che indica, sullo strumento medesimo o nella relativa documentazione, i beni o i servizi da cedere o da prestare o le identità dei potenziali cedenti o prestatori, ivi incluse le condizioni generali di utilizzo ad esse relative”.

Dirimente è, però, la successiva ripartizione tra “buoni monouso” e “buoni multiuso”, poiché a seconda della tipologia di “buono” compravenduto corrisponde un diverso momento di effettuazione dell’operazione ai fini IVA, con effetti sull’esigibilità dell’imposta.

I nuovi artt. 6-bis e 6-ter del DPR 633/72, seppure in non perfetta aderenza con la direttiva 1065/2016/UE, stabiliscono che un “buono-corrispettivo”:
si considera “monouso” se, al momento della sua emissione, “è nota la disciplina applicabile ai fini dell’imposta sul valore aggiunto alla cessione dei beni o alla prestazione di servizi a cui il «buono-corrispettivo» dà diritto”;
si considera “multiuso” se, al momento della sua emissione, “non è nota la disciplina applicabile ai fini dell’imposta sul valore aggiunto alla cessione dei beni o alla prestazione di servizi a cui il «buono-corrispettivo» dà diritto”.

I criteri di tassazione differiscono per le due tipologie di “buoni-corrispettivo”.

Nel primo caso, poiché al momento di emissione del buono sono noti tutti gli elementi della disciplina applicabile (parti, oggetto, luogo di effettuazione), l’operazione si considera effettuata ai fini IVA al momento del trasferimento del buono, ancorché in un momento antecedente alla cessione di beni o prestazione di servizi cui il buono “monouso” dà diritto.

Al contrario, un buono “multiuso” è soggetto ad imposizione al momento del suo utilizzo, vale a dire quando viene accettato come corrispettivo (o parziale corrispettivo) da parte del cedente o del prestatore.

Di conseguenza ogni trasferimento del buono “multiuso” precedente all’accettazione del medesimo come corrispettivo (o parziale corrispettivo), per l’effettuazione di una cessione di beni o di una prestazione di servizi, non costituisce effettuazione ai fini IVA della suddetta cessione o prestazione.

Viceversa, il momento impositivo va individuato secondo i criteri generali di cui all’art. 6 del DPR 633/72 e, dunque, ad esempio, nella consegna fisica dei beni nel caso della compravendita di un bene mobile oppure all’atto della presentazione del buono “multiuso” quale mezzo di pagamento del corrispettivo pattuito, nel caso di una prestazioni di servizi.

Ulteriori prescrizioni riguardano la determinazione della base imponibile IVA per l’operazione appena descritta (nuovo comma 5-bis dell’art. 13 del DPR 633/72). In questa situazione, la base imponibile è costituita prioritariamente dal corrispettivo dovuto per il buono “multiuso”. In assenza di una tale informazione, si assume come base imponibile il valore monetario del buono “multiuso” al netto dell’IVA per i beni acquistati o per i servizi ricevuti.

Naturalmente, se il buono è utilizzato solo parzialmente, la base imponibile corrisponderà alla corrispondente parte di corrispettivo o di valore monetario usufruita per l’acquisto del bene o per la ricezione del servizio.

Vecchie regole per i buoni emessi sino al 31 dicembre

Ai sensi dell’art. 2 del DLgs. 141/2018, la nuova disciplina si rende applicabile ai buoni “emessi dopo il 31 dicembre 2018”, ritenendo valida sino a tale data l’attuale prassi amministrativa in materia che, in linea generale, ha considerato irrilevante ai fini IVA ogni passaggio del buono antecedente all’esecuzione materiale delle relative operazioni (circ. Agenzia delle Entrate 2 luglio 2018 n. 13).

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