Lecco, 29 luglio 2019   |  

Niente esterometro se c’è l’autofattura

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

Si tratta di un’indicazione di rilievo pratico, contenuta nella circolare Agenzia delle Entrate 17 giugno 2019 n. 14 e ribadita nella FAQ 19 luglio 2019 n. 140.

calcolo iva fisco

In caso di acquisto da soggetti non residenti o non stabiliti nel territorio dello Stato (si pensi, a titolo esemplificativo, agli acquisti di servizi da soggetti extra-Ue) l’emissione di autofattura elettronica consentirebbe di evitare la trasmissione dell’esterometro.

Il soggetto passivo deve, a tal fine, compilare il campo della sezione “Dati del cedente/prestatore”, inserendo l’identificativo Paese e quello del soggetto non residente/stabilito; nei “Dati del cessionario/committente” devono, invece, essere fornite le informazioni concernenti il soggetto italiano che emette il documento e lo trasmette mediante Sistema di Interscambio, mentre la sezione “Soggetto Emittente” va valorizzata con il codice “CC”.

Si tratta di un’indicazione di rilievo pratico, contenuta nella circolare Agenzia delle Entrate 17 giugno 2019 n. 14 e ribadita nella FAQ 19 luglio 2019 n. 140, che può contribuire a rendere più agevole l’adempimento.

Nella precedente FAQ 27 novembre 2018 n. 36, l’Amministrazione finanziaria aveva sottolineato che “Per gli acquisti intracomunitari e gli acquisti di servizi extracomunitari, l’operatore IVA residente o stabilito in Italia è tenuto ad effettuare l’adempimento della comunicazione dei dati delle fatture d’acquisto ai sensi dell’art. 1 comma 3-bis del d.Lgs. 127/15”; tale norma prevede che l’esterometro possa non essere presentato “per tutte le operazioni per le quali è stata emessa una bolletta doganale e quelle per le quali siano state emesse o ricevute fatture elettroniche”.

Il provvedimento Agenzia delle Entrate 30 aprile 2018 n. 89757, in un’ottica di semplificazione, aveva inoltre previsto che, per le sole fatture emesse, le comunicazioni delle operazioni transfrontaliere potessero essere eseguite “trasmettendo al sistema dell’Agenzia delle entrate l’intera fattura emessa”, in un file nel formato XML e compilando il campo “CodiceDestinatario” con un codice convenzionale.

Un’interpretazione letterale delle recenti risposte dell’Agenzia porterebbe a concludere che, nell’ipotesi di acquisti da soggetti non residenti o non stabiliti, in ordine ai quali si emetta autofattura elettronica (soggetti extra-Ue), non sarebbe necessario l’invio dell’esterometro (FAQ n. 140/2019), mentre nell’ipotesi di acquisti da soggetti stabiliti in altri Paesi Ue, dovendosi procedere a integrazione del documento, i dati delle fatture d’acquisto intracomunitarie dovrebbero necessariamente essere trasmessi con la comunicazione dati fatture transfrontaliere (FAQ n. 122/2019).

Quanto al reverse charge interno, la medesima FAQ n. 36 è stata aggiornata e stabilisce, attualmente, che il documento tramite il quale si effettua l’integrazione, “non deve essere obbligatoriamente inviato al SdI.

Si tratta di alcuni dei chiarimenti resi noti dall’Agenzia, che, il 19 luglio, ha pubblicato sul proprio sito le risposte fornite in occasione del Videoforum organizzato dal CNDCEC il 15 gennaio scorso, aggiungendone ulteriori, sempre in tema di fatturazione elettronica. Fra le oltre 80 soluzioni ai problemi sulla e-fattura suggerite dall’Amministrazione finanziaria, trova conferma l’interpretazione contenuta nella risposta alla consulenza giuridica 30 aprile 2019 n. 15. In tale documento di prassi l’Agenzia delle Entrate aveva, infatti, sostenuto che al divieto di emissione della fattura elettronica per il 2019 “non sfuggono le prestazioni rese dai medici veterinari che, laddove costituiscano oggetto di invio al Sistema tessera sanitaria, non possono essere documentate con fattura elettronica tramite SdI”.

Benché nella prima stesura della FAQ n. 130, pubblicata il 19 luglio, l’Agenzia sembrasse aver mutato il proprio indirizzo, nell’aggiornamento reperibile da ieri sera sul portale dell’Amministrazione viene ribadito che “Per l’anno 2019 i veterinari non devono emettere le fatture elettroniche” con riferimento ai documenti i cui dati sono inviati al Sistema TS.

In tema di prestazioni sanitarie occorre poi evidenziare che le fatture emesse nei confronti di altri soggetti passivi IVA (B2B) devono essere emesse in formato elettronico mediante SdI. Il rispetto della normativa in tema di privacy porta, tuttavia, a ritenere che nella descrizione dell’operazione, pur nel rispetto di quanto previsto dall’art. 21 comma 2 lett. g) del DPR 633/72 (che stabilisce l’obbligo di indicare “natura, quantità e qualità dei beni e servizi”), non debbano essere fornite indicazioni sui nominativi dei pazienti o in ordine ad altri elementi che consentano di “associare la prestazione resa ad una determinata persona fisica identificabile” (cfr. FAQ 19 luglio 2019 n. 73).

Non compensabile l’imposta di bollo versata in eccesso

Va, infine, sottolineato come, fra i chiarimenti di recente pubblicazione, l’Agenzia abbia precisato che il versamento dell’imposta di bollo in eccesso non può essere utilizzato quale credito in compensazione per il pagamento di altri tributi o dell’importo dovuto ai sensi dell’art. 6 del DM 17 giugno 2014. Benché sul punto non siano fornite ulteriori indicazioni, potrebbe ritenersi, in tal caso, applicabile, la domanda di rimborso presentata ai sensi dell’art. 37 del DPR 642/72 (FAQ 19 luglio 2019 n. 132).

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